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L’istanza alla Giustizia - Ancora maretta in seno al Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Ad aggiungersi alla trafila di ricorsi, controricorsi, istanze e richieste sono ora gli Ordini di Caltagirone, Nola, Nicosia, Patti e Ragusa. Questo gremito gruppo di presidi siciliani della categoria si è rivolto direttamente al ministro Annamaria Cancellieri, al vertice del dicastero della Giustizia, attraverso una missiva nella quale si fa espressione di due istanze: la prima, inerente la revisione dei decreti che hanno sancito lo scioglimento del Consiglio nazionale; la seconda è la richiesta di audizione in conferenza personale.
La revoca del decreto - Con la lettera al ministro, debitamente girata ai presidenti, ai vicepresidenti e ai consiglieri di ciascun Ordine della Penisola, il presidente dell’Ordine di Nola Giovanni Prisco, unico firmatario, chiede la revoca del decreto che aveva sancito lo scioglimento del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Alla suddetta revoca, che implica non solo l’annullamento delle disposizioni del decreto dello scorso undici di dicembre, quanto anche quelle delle azioni che ne sono succedute, l’istanza chiede aggiunge altresì la richiesta che il Ministero della Giustizia eserciti i poteri attribuiti ad esso dalla legge affinché si proceda a un conteggio dei voti raccolti durante le consultazioni del 15 ottobre 2012, nonché a una contestuale proclamazione del nuovo gruppo direttivo che dovesse emergere poi dal risultato di un simile conteggio.
La situazione attuale – L’iniziativa degli Ordini di Nola, Caltagirone, Nicosia, Patti e Ragusa, è stata soprattutto influenzata dalla presa di coscienza della situazione nella quale attualmente si trova il Consiglio nazionale e l’intera categoria. Commissariato da quasi un anno, il Consiglio nazionale ha già cambiato due commissari straordinari ai quali sono stati affidati compiti di mera natura amministrativa, tant’è che l’intera professione giace inerme senza alcuna possibilità di crescita né di rappresentanza attiva. Una simile situazione, scrivono gli Ordini citati, rende ancora più indifferibile la necessità di prendere una decisione forte, che ponga la parola fine sull’intera vicenda. Una volta per tutte. A ciò vanno aggiungersi i “lunghissimi tempi della Giustizia adita [a causa degli errori ministeriali], tali, comunque, da arrecare intollerabile disagio all’intera comunità dei Commercialisti impedendo che la stessa svolga, in modo sereno e significativo, il ruolo che il Paese Le ha attribuito, ancora reso con eroico puntiglio”.
Le ‘cause’ dell’impasse – La lunga missiva indirizzata alla volta del ministro Cancellieri riprende le vicende che hanno condotto all’impasse che ancora oggi la categoria sta vivendo. A partire dalle elezioni dello scorso 15 ottobre 2012, con le connesse vicende giudiziarie che hanno coinvolto alcuni dei candidati con ricorsi e controricorsi, per finire poi alla questione che ha riguardato le condizioni nelle quali versavano all’epoca gli Ordini di Enna e di Bari. Un excursus cronologico dei diversi eventi giudiziari e amministrativi che poi hanno portato alla decisione di porre una nuova data per le elezioni, al 20 febbraio 2013, data che a pochi giorni è stata anch’essa sospesa lasciando ancora di più i commercialisti nello sconforto.
Il carteggio Saragnano/Selvaggi – A rendere oggi necessario un intervento ministeriale è infine la scoperta, messa in luce dallo stesso dicastero della Giustizia, di un carteggio intercorso in data 10 dicembre del 2012 tra il direttore generale della giustizia civile, Maria Teresa Saragnano, e il capo dipartimento per gli affari di giustizia, Eugenio Selvaggi, che ha portato a galla retroscena a dir poco imbarazzanti. In sostanza, dal canto suo, la Saragnano scriveva che non avrebbe avuto senso incaricare un commissario straordinario alla luce del fatto che le elezioni per il rinnovo si erano comunque tenute, tanto più che emergeva l’impossibilità di procedere “all’annullamento dell’intera procedura elettorale, nemmeno in via di autotutela amministrativa”. Tale impossibilità da parte della Giustizia veniva fatta risalire dalla Saragnano all’inesistenza di norme che attribuissero al ministero il “potere di annullamento di cui si discute” e perché “in secondo luogo non si ravvisa nel procedimento elettorale svolto alcun vizio tale da inficiare globalmente la validità”. In sostanza, secondo il direttore generale della giustizia civile, “né la pretesa inammissibilità della lista nella quale era candidato lo Sganga […] né la ritenuta invalidità dei voti espressi dai consigli dell’ordine di Bari ed Enna” potevano essere considerati alla stregua dei citati ipotetici vizi. In risposta, nella medesima data, Selvaggi recriminava alla determina dirigenziale del 25 settembre del 2012, firmata proprio dalla Saragnano, di aver ammesso la lista Longobardi, pur essendo emerso il vizio relativo alla presenza del candidato Sganga, “iscritto all’Ordine di Paola, anomalia questa che la tardiva precisazione (fatta il 15 settembre, cioè il giorno stesso della chiusura della procedura per la presentazione delle liste, pervenuta il successivo 17 settembre e protocollata il giorno 20) non vale a sanare”. Queste le missive intercorse tra i due funzionari che rivelano come, il giorno prima della decisione ministeriale dii commissariare il Cndcec, i due manifestassero pareri non perfettamente concordi su una vicenda di cotanta importanza. La decisione del commissariamento, presumono gli Ordini che aderiscono all’istanza, è probabilmente avvenuta prima che una simile corrispondenza venisse valutata dal ministro incaricato.
L’audizione – Preso atto degli eventi esposti, gli Ordini di Nola, Caltagirone, Nicosia, Patti e Ragusa hanno manifestato la propria disponibilità a essere ascoltati di persona dal ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri.