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Lo scenario politico e sociale - Les jeux sont faits. I giochi sono fatti. Le competizioni elettorali si sono concluse rivelando un Paese davvero diviso sia dal punto di vista ideologico (se ancora si può usare questo termine) sia dal versante della protesta. Quasi il 26% degli italiani hanno deciso di ritirare la propria fiducia ai partiti di sempre, convogliandola alla volta di un movimento che pare incarnare l’indignazione, la voglia di novità e di comportamenti onesti. Un’altra buona parte ha però confermato il mandato a quella che, da un ventennio a questa parte, risulta essere la tradizione politica e governativa dell’Italia. Il timore dell’ingovernabilità ha albergato per qualche ora, nel pomeriggio di lunedì, nei presidi giornalistici. Ancora oggi il futuro è incerto, tuttavia si è iniziato a intravedere un barlume di chiarezza. Non possono sentirsi esclusi da un simile scenario i professionisti, cuore pulsante dell’economia italiana. A commentare a caldo gli esiti elettorali, confrontandoli con gli auspici del comparto professionale, sono il presidente del Cup, Marina Calderone, e il presidente della Confprofessioni, Gaetano Stella.
Il parere di Confprofessioni – Dal canto suo, Gaetano Stella, che lunedì ha seguito da vicino gli esiti elettorali, ha sottolineato l’importanza di inserire le richieste dei professionisti nelle agende dei partiti che sono entrati in Parlamento. “Abbiamo fatto molti incontri – ha sottolineato il numero uno della Conferenza dei liberi professionisti – alla fine sci siamo confrontati con una settantina di candidati. Crediamo che senza la crescita del Paese non ci sia sviluppo per le professioni, per questo abbiamo scritto un manifesto per la lotta agli sprechi, per la cura dai beni culturali, per la tutela del territorio”. I politici non hanno subito accettato di entrare in dialogo con i professionisti, probabilmente perché accecati dal pregiudizio di porsi al cospetto di un’altra casta. Ben presto però si è potuto intavolare il confronto. Il parere di Stella è che al primo posto dei programmi del futuro governo, di qualsiasi gradazione politica alla fine dovesse essere costituito, debba senz’altro concentrarsi sulla crescita del sistema economico e imprenditoriale italiano. Tant’è che il manifesto può sintetizzarsi con queste parole: “Senza lo sviluppo del Paese, non c’è sviluppo per l professioni”. In secondo luogo, la politica deve cambiare prendendo atto dalla stragrande vittoria del nuovo che avanza. Bisogna porre l’attenzione sui giovani, svecchiando programmi e atteggiamenti ormai superati.
La posizione del Cup – Non totalmente distante dalla posizione della Conferenza è quella del Comitato unitario delle professioni, guidato da Marina Calderone, già leader dei consulenti del lavoro. In primis, secondo il presidente del Cup, il nuovo governo, di concerto con le altre forze parlamentari, dovrà decidersi a cambiare la legge elettorale, unica vera causa della situazione di instabilità politica venutasi a creare immediatamente dopo le ultime consultazioni elettorali. Sono i cittadini che devono designare i propri rappresentanti, solo così le elezioni possono porsi come vera espressione democratica della loro volontà. “Gli italiani chiedono nuove regole – sottolinea la Calderone – a nessuno piace mettere una croce su un simbolo, senza esprimere la preferenza per la persona che ci dovrebbe rappresentare”. Inoltre, come più volte ribadito anche in occasione del recente Professional Day, l’intento del Cup è quello di far riemergere la centralità del professionista, inteso alla stregua di un mediatore tra il cittadino (singolo individuo o azienda) e le istituzioni.