Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
Le lettere - Scendono ancora una volta in campo le associazioni di categoria dei dottori commercialisti e degli esperti contabili che, riunite nel fronte unitario, intendono porre l’accento sulle questioni inerenti il Garante del Contribuente inserite nella legge di stabilità per il 2014. Pertanto sono state redatte due lettere inoltrate rispettivamente al presidente del Consiglio, Enrico Letta, e al ministro dell’Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni, con le quali i firmatari hanno chiesto maggiore attenzione sulla materia indicata, pretendendo altresì il coraggio di andare a fondo con misure davvero esaustive dei bisogni e delle necessità del Paese, in generale, e dei contribuenti, in particolare. Sottoscritte da Vilma Iaria - Presidente ADC, Roberta Dell’Apa - Presidente AIDC, Marco Cuchel - Presidente ANC, Raffaele Marcello - Presidente UNAGRACO, Eleonora Di Vona - Presidente UNGDCEC, e Domenico Posca - Presidente UNICO, le lettere sono state rese pubbliche lo scorso venerdì.
L’appello e la sintesi - “Le organizzazioni sindacali dei dottori commercialisti sono unite in un accorato appello che induca ad usare buon senso su una disposizione presente nella Legge di Stabilità, appena varata dal Suo autorevole Governo, in base alla quale a partire dal prossimo gennaio, sparirà definitivamente la figura del Garante del Contribuente, in quanto le sue funzioni saranno attribuite ai presidenti delle commissioni tributarie regionali”, hanno esordito le suddette sigle sindacali rivolgendosi sia al capo del dicastero economico sia al numero uno dell’attuale governo. Il fronte unitario delle associazioni alle quali fanno riferimento i dottori commercialisti e gli esperti contabili hanno infatti intravisto il sentore dell’incompatibilità per quel che concerne il ‘rimescolamento di funzioni’ del Garante del Contribuente. Una figura sulla quale, tra l’altro, non poche sono state le bufere interpretative che si sono succedute nel corso dei mesi. “Premesso che l’ufficio del Garante del Contribuente, previsto dall’art.13 dello Statuto del Contribuente, è nato con il precipuo intento di assicurare l’attuazione sostanziale dei principi generali immanenti l’ordinamento tributario, fin dal suo concepimento questa struttura ha mostrato evidenti debolezze derivanti dalla mancanza di autonomia e dalla sua stretta dipendenza funzionale e strutturale dall’Agenzia delle Entrate, nonché dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Già con la legge di stabilità 2012 il Governo antecedente ha pensato bene, derogando al suddetto art.13, di ridurre l’ufficio del Garante del Contribuente da organo collegiale a monocratico oggi il Suo Governo ne decreta il de profundis, c’è solo da sperare nel buon senso del Parlamento… ma si sa chi di speranza vive di speranza muore!”, è l’amara sintesi delle sigle firmatarie delle missive.
Ma quale spending review? – Le disposizioni inserite nel disegno di legge sulla stabilità sono state giustificate dalla necessità di ridurre la spesa, tagliando e ridistribuendo le funzioni a carico di una figura tanto delicata quanto importante quale è, per l’appunto, il Garante del Contribuente. Tuttavia le associazioni di categoria non hanno intenzione di far passare in sordina delle scelte che non condividono, tra l’altro motivate in maniera per nulla accettabile. “Trattasi sostanzialmente di una ‘dolce’ eutanasia che viene rivenduta all’esterno come terapia da utilizzare per ridurre la spesa pubblica, proclamo al quale può, eventualmente, credere il comune cittadino, non ancora del tutto consapevole che trattasi di un ulteriore passo in avanti verso la sua trasformazione da cittadino a suddito. Sicuramente non ci credono e non rimangono passivi i dottori commercialisti che si fanno parte attiva nel denunciare tale abuso e nel sensibilizzare l’attenzione sul tema anche degli altri comparti professionali e non”.
La protesta e il coraggio – È quindi chiaro che, incapaci di veder calpestato e distrutto un diritto fondamentale dei contribuenti, le associazioni dei dottori commercialisti e degli esperti contabili hanno deciso di avviare una protesta finalizzata soprattutto al ripristino di quella certezza del diritto e della garanzia di equa dignità che gli italiani stanno gradualmente perdendo. Il senso civico e fiscale, preteso dall’Europa e usato a mo’ di paravento dal governo italiano per coprire scelte sbagliate, deve essere sì radicato nel contesto sociale ed economico del Paese, ma non a spese dei contribuenti onesti che devono essere quindi protetti e tutelati. È pertanto certo che il fronte unitario delle sigle sindacali non lascerà che si distrugga la già fragile figura del Garante del Contribuente. “Occorre, invece, il coraggio di innalzare lo Statuto del Contribuente a norma di rango costituzionale, come più volte richiesto, affidando al Garante poteri effettivi all'interno di un sistema fiscale equo e sostenibile”, chiedono le sigle, appellandosi infine a scelte audaci sia da parte del presidente Letta che da parte del ministro Saccomanni.