Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
Lo studio Lef - In questi giorni l’Anc, presieduta da Marco Cuchel, ha preso in mano il rapporto annuale realizzato dal Centro Studi Lef – Associazione per la legalità e l’equità fiscale e lo ha analizzato per quel che concerne i dati unitari relativi ai redditi imponibili e all’Irpef versata. Stando a quanto riportato nel documento, come chiarisce la stessa sigla sindacale, nel nostro Paese a essere maggiormente gravati dall’Irpef sarebbero i redditi da lavoro dipendente e da pensione. Questo è quanto hanno dedotto i ricercatori Lef analizzando il periodo 2003/2012 e prendendo a riferimento le statistiche sulle dichiarazioni Irpef pubblicate dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia. Tuttavia, Marco Cuchel spiega che “dalla lettura dei dati unitari relativi ai redditi imponibili e all’Irpef versata, che sono contenuti nello studio Lef, emerge una situazione che non corrisponde affatto a quella che i mezzi di informazione si sono affrettatati a diffondere, probabilmente senza troppo approfondire il documento nella sua complessità”.
La spiegazione Anc – Dunque, secondo il presidente dell’associazione di categoria dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, “affermare che lavoratori dipendenti e pensionati sono gravati dall’Irpef in una misura maggiore rispetto ai lavoratori autonomi è clamorosamente falso, come dimostrano gli stessi dati unitari del rapporto Lef per l’intero periodo temporale preso in esame”. In sostanza, il dato certo è che la base imponibile dei redditi da lavoro autonomo rappresenta percentualmente una porzione molto più esigua del totale complessivo dei redditi e concorre sul gettito Irpef in una percentuale minore rispetto ai redditi da lavoro dipendente e da pensione, che insieme costituiscono più dell’80% della base imponibile. Tuttavia l’imposta unitaria “risulta essere più elevata per i lavoratori autonomi, il cui reddito singolo, così come accade anche per il reddito unitario d’impresa, è pienamente in linea con quello derivante da lavoro dipendente. Ciò a dimostrazione che i lavoratori autonomi, seppur numericamente inferiori rispetto al totale dei contribuenti, versano di più in termini percentuali, una conclusione questa alla quale anche la CGIA di Mestre, qualche tempo fa, era giunta attraverso una sua elaborazione”.
Notizie chiare – Un tale evidente errore nella diffusione di una notizia non può che generare fraintendimenti di natura sociale di non poca rilevanza, evidenziando la difficoltà di superare un luogo comune in merito alle differenze di reddito e di posizione contributiva e spingendo la società verso delle inevitabili quanto ingiuste strumentalizzazioni. L’Anc e il suo presidente ritengono infatti che non porti alcun beneficio la tendenza ad alimentare la contrapposizione sociale, anzi questo fenomeno potrebbe ben presto acuire le divisioni tra categorie di lavoratori che invece dovrebbero essere eliminate. “Non serve creare dei ‘cattivi’ da contrapporre ai ‘buoni’ in un clima sociale che, complice una crisi che non accenna ad allentare la sua presa, è già difficile di per sé. Da questo punto di vista, anche l’informazione ha sicuramente un ruolo di responsabilità. Faremmo bene a ricordarci che i veri ‘cattivi’ da combattere sono tutti coloro che nel nostro Paese le tasse non le pagano”, conclude con enfasi il numero uno dell’Anc.