17 gennaio 2012

Governo e professioni: una riforma possibile

Autore: Daniela Lucia

L’incontro col Governo - E’ stato atteso con trepidazione l’incontro di ieri tra il ministro Paola Severino e gli Ordini professionali, dal quale sono venute fuori non poche novità. Il meeting si è tenuto all’inizio della settimana conclusiva degli accordi pre-liberalizzazioni. Il confronto voluto dal ministro Severino si è risolto con una rivendicazione da parte del titolare dei Dicastero della Giustizia circa le proprie competenze in merito all’attuazione della riforma. A ben vedere, al Guardasigilli è stata affidata la delega dalla legge n. 148/2011, tant’è che lo stesso ministro si è detto ieri intenzionato a portare a termine il proprio compito che prevede l’approvazione della riforma delle professioni con un decreto da emanare entro il 13 agosto 2012. All’incontro sono stati presenti i venti leader degli Ordini professionali che si trovano sotto la vigilanza del ministro Severino. Pertanto, le tesi dell’Esecutivo esposte dal Guardasigilli in merito alle liberalizzazioni e al riordino degli Ordini hanno interessato i presidenti degli avvocati, dei commercialisti e ragionieri, dei notai, giornalisti, biologi, geologi, ingegneri, nonché di tutte le altre categoria professionali che hanno come diretto interlocutore il Ministero della Giustizia. Nella rosa degli argomenti trattati spiccano le tariffe minime, i tirocini da svolgersi nel corso degli studi universitari, nonché l'ampliamento della platea dei notai. Inoltre, il provvedimento dell’Esecutivo riguardante le liberalizzazioni potrebbe essere varato entro giovedì 19 gennaio.

Il parere del CNDCEC – Proprio ieri, il leader dei commercialisti italiani, Claudio Siciliotti, ha reso note le proprie posizioni in merito alla questione del riordino delle categorie professionali, ribadendo un concetto che esprime da più tempo in base al quale la riforma esiste già, quel che necessita un più approfondito vaglio è il metodo applicativo. “Sulle professioni la riforma c’è già stata nell’agosto dello scorso anno, con il contributo attivo degli stessi Ordini. Ora questa riforma va attuata, non discussa”, ha dichiarato Siciliotti. Il parere del presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, che è stato accolto insieme agli altri leader professionali dal ministro Severino, ha sottolineato più volte nel corso degli ultimi mesi l’importanza degli accordi ai quali le categorie sono giunte nello scorso agosto, ai tempi della seconda manovra correttiva. La riforma delle professioni, ha spiegato Claudio Siciliotti, consta di sette principi approvati dal Cup. Questi sette punti sviluppati si identificano nella categoria a numero chiuso solo in caso di comprovata necessità, nessun vincolo tariffario, libera campagna pubblicitaria, tirocinio da svolgere nel periodo universitario, obbligo di assicurazione e di formazione costante, infine funzioni disciplinari separate da quelle di rappresentanza. L’attenzione della guida dei commercialisti italiani si è focalizzata sulla questione avanzata in merito a una possibile soppressione delle tariffe minime, alla luce della quale Siciliotti sottolinea accoratamente la propria contrarietà. “Non è questo ciò di cui abbiamo bisogno – dichiara il numero uno del CNDCEC - Se la riforma di agosto afferma che le tariffe sono solo un punto di riferimento, vuol dire che già oggi non sono obbligatorie. Per i commercialisti è così addirittura da undici anni”. E di avviso parallelo è il suo parere per quel che concerne l’obbligo, prospettato per i professionisti, di fornire ai clienti una sorta di preventivo in forma scritta. Il punto in questione non è la possibilità di redigere il preventivo, quanto la sua obbligatorietà. “Si tratterebbe di una misura estremamente discutibile – continua Claudio Siciliotti - Il preventivo è una scelta utile se lo chiede il cliente. Renderlo obbligatorio appesantirebbe inutilmente i rapporti tra quest’ultimo e il professionista”. La guida del CNDCEC ha sostenuto la necessità di mettere in cantiere la riforma professionale, pur rimarcando il concetto che questa esiste già e quel che c’è da fare è applicarla con criteri equi e adeguati. Sul versante delle liberalizzazioni, Siciliotti si è fatto carico delle occasioni conseguenti a un processo che vada verso tale direzione, ma ha contestualmente indicato settori molto più sensibili a un bisogno reale di slancio e sviluppo nell’energia, nei trasporti e nei servizi pubblici.

I consulenti del Lavoro – Smettendo per qualche istante il suo doppio ruolo che la vede anche presidente del Comitato unico permanente delle professioni, la Calderone ieri ha fatto il punto sul ruolo della categoria che presiede e alla quale appartiene, quella dei Consulenti del Lavoro. Facendosi spazio nel discorso relativo alle liberalizzazione e alle riforme del mercato del lavoro, Marina Calderone ha sottolineato la necessità di snellire gli adempimenti per poter portare avanti un lavoro specifico “sulle attività di supporto ai datori di lavoro”. "La nostra attività - spiega il presidente dei Consulenti - non si esaurisce con l'amministrazione del personale. Ci occupiamo del capitale umano d'impresa: affianchiamo l'imprenditore nella selezione dei dipendenti, ne curiamo la valorizzazione e la formazione".

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