10 maggio 2013

I commercialisti devono agire uniti

Il SiC, presente all’Assemblea del 7.05, chiede un’azione tempestiva e unitaria per uscire dell’impasse.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il SiC era presente - A Roma lo scorso sette maggio il SiC c’era. L’unico sindacato interno alla categoria dei dottori commercialisti e degli esperti contabili che ha deciso di osservare, ascoltare e tirare le proprie conclusioni da un incontro denso di aspettative, ricco di confronti eppure fortemente boicottato, era presente nella persona del suo vicepresidente, Ernesta Cambiotti. “Ero presente in qualità di Vice Presidente del Sindacato, oltre che come iscritta e posso dire di aver provato una profonda sensazione di disagio, emergente sempre di più ad ogni intervento”, ha dichiarato la rappresentante sindacale.

Il disagio e le assenze – Una sensazione di disagio, quella provata dalla vicepresidente Cambiotti, dovuta essenzialmente alla presa di coscienza che forse c’è chi, dall’interno della categoria, non intende intavolare alcun dialogo, preferendo rimanere arroccato sulle proprie posizioni. “Si è subito capito che la manifestazione era stata boicottata – ha sottolineato con amarezza la Cambiotti - che i grandi assenti Claudio Siciliotti e Gerardo Longobardi non hanno nessuna intenzione di confrontarsi per trovare soluzioni condivise, dimenticandosi loro, per primi, che hanno tradito il mandato di rappresentanza conferito”.

I segnali positivi – Malgrado tali premesse, dall’incontro sono comunque emersi dei segnali positivi, come la stessa vicepresidente del SiC ha ammesso. Il riferimento va senza dubbio allo scambio dialettico, ma anche al documento di sintesi che, prendendo le mosse dalla proposta avanzata dagli Ordini del Triveneto, si è completato con una modifica ampiamente discussa dai convenuti. Segnali, questi, che la categoria vuole crescere e liberarsi di coloro che invece le tarpano le ali. Le timide proposte, come le definisce Ernesta Cambiotti, rappresentano i primi segnali del cambiamento che la categoria, priva di governance, pretende per se stessa. Ciò alla luce di una situazione ‘tragica’, come indicata dalla vicepresidente del SiC.

Alzare la testa e agire uniti – La categoria deve quindi alzare la testa, mettere da parte gli errori e andare avanti senza le inutili zavorre che si è trascinata fin qui. “La nostra categoria ha visto tempi migliori, ora non siamo considerati, non siamo stimati, non esistiamo quasi più – ha continuato la Cambiotti - Da sempre chi sta alla guida di un’organizzazione, oltre a rappresentarla ne tutela gli interessi, invece abbiamo assistito ad una vergognosa lotta tra colleghi, che ha portato ad un inevitabile commissariamento, per di più affidato ad una persona che non appartiene alla nostra area professionale, che non conosce le nostre problematiche, che, oserei dire ci è geneticamente ostile”. E proprio partendo da un simile scenario il SiC avanza la sua richiesta, che poi va a coincidere con quella pretesa dalla categoria. La sigla sindacale chiede “un’assunzione di responsabilità da parte di chi ha generato questa situazione di orribile stallo. È necessario ricostituire il Consiglio Nazionale, composto da persone che hanno a cuore il bene della nostra categoria, che riescano a rappresentarla e a portare avanti istanze e proposte in tutte le sedi opportune, che riescano a far capire che siamo una categoria di professionisti preparati, con competenze specifiche e indispensabili”. Richieste semplici quanto vere. “Basta piangersi addosso, basta battibecchi, è ora di agire, tutti uniti”, conclude Ernesta Cambiotti.

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