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Un nuovo documento - frutto della collaborazione editoriale instauratasi tra il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti, finalizzata ad esaminare ed approfondire argomenti rilevanti per gli operatori del settore, sì da fornire loro utili strumenti a supporto della professione - è stato pubblicato lo sorso 7 luglio.
Lo studio, elaborato dal Comitato Tecnico-Scientifico “Linee guida per la redazione e l’attestazione dei modelli organizzativi ex D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231”, rientrante nell’area della Delega alla consulenza direzionale ed all’organizzazione aziendale, affidata al Consigliere Nazionale Ugo Marco Pollice, traccia i “Principi di redazione dei Modelli di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D.Lgs. 231/2001”, e si propone, anzitutto, di analizzare le conseguenze (sanzioni amministrative pecuniarie o interdittive) che si riversano sugli Enti (e non solo, poiché le numerose pronunce giurisprudenziali intervenute nel corso dei quindici anni trascorsi dall’attuazione del decreto ne hanno esteso l’applicazione anche agli enti pubblici economici, alle società miste a partecipazione pubblica, agli operatori del terzo settore ed agli studi professionali) in dipendenza di una serie di reati - indicati tassativamente dal decreto - di cui si siano resi responsabili soggetti dipendenti o con posizioni di vertice al loro interno; e, altresì, di considerare le relative ipotesi esimenti, il cui presupposto si fonda sull’adozione e sull’attuazione – da parte dell’Ente – di una serie di meccanismi preventivi rispetto alla commissione dei detti reati, racchiusi in un apposito Modello organizzativo.
Pur non essendo prescritto un vero e proprio obbligo normativo, lo sviluppo di modelli organizzativi sta divenendo sempre più marcatamente una scelta indispensabile per offrire garanzie di trasparenza e affidabilità alla platea degli utenti, ed i commercialisti – spesso impegnati con funzioni di consulenti, componenti di collegi sindacali e di organismi di vigilanza, o consulenti tecnici – necessitano di utili parametri di riferimento per poterne valutare l’idoneità.
Ecco, dunque, che il documento presentato, fornendo precise indicazioni, codificate in “principi base”, sugli elementi concorrenti a determinare l’adeguatezza dei Modelli 231 - soprattutto quando ciò rilevi in sede giudiziaria nel corso della definizione di eventuali illeciti contestati - offre ai professionisti un utile prospetto cui far riferimento nella consulenza fornita a supporto dei soggetti che li adottano.
L’osservanza del Modello s’impone non solo a coloro che sono legati all’Ente da un rapporto di lavoro dipendente, ma anche ai soggetti che agiscono sotto la direzione o vigilanza dei suoi vertici aziendali. Ne sono infatti destinatari:
Nella sua struttura, il documento si compone di una prima parte dedicata all’analisi dei principi generali di redazione del Modello; e di una seconda parte in cui l’attenzione è focalizzata su: la costruzione del Modello: elementi operativi e metodologia; le procedure ed i meccanismi di prevenzione: principi specifici di redazione e componenti; l’efficace attuazione del Modello; l’Organismo di Vigilanza.
L’auspicio formulato con la sua redazione è che il documento possa impiegarsi per consentire di modulare il Modello organizzativo in relazione alle specifiche esigenze del singolo Ente, abbattendo il pregiudizio - oggi ancora troppo diffuso, soprattutto fra le piccole e medie imprese - che la sua adozione comporti costi e fatiche burocratiche eccessivi rispetto ai benefici realmente perseguibili.