Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
La delega fiscale (legge 23/2014), che già ha visto i primi due decreti attuativi ora all'esame del Parlamento, punta a semplificare la normativa e gli adempimenti ma non ha come obiettivo primario quello di creare norme certe, chiare e stabili nel tempo, in quanto non si occupa delle modifiche delle norme sostanziali su cui è costruito il nostro sistema fiscale. Eppure «una vera semplificazione non può che partire dalle norme sostanziali, dalle regole che governano le singole imposte e la determinazione dell'imponibile» sottolineava Il Sole 24 Ore il 5 luglio scorso.
Adam Smith, agli inizi del Settecento, osservava che i cittadini scozzesi del suo tempo dichiaravano fedelmente i propri redditi e patrimoni pagando le imposte senza evasione e con serenità. Il motivo di tale comportamento derivava dalla fiducia verso un sistema fiscale le cui norme erano certe e semplici e verso uno Stato che spendeva i tributi nell'interesse della collettività.
Ciò insegna che per combattere l'evasione e contrastarla efficacemente è necessario creare fiducia nei cittadini che pagano le imposte. Invece il nostro attuale sistema fiscale non ha queste caratteristiche e, oltre a essere complesso e incerto, risulta ancora fermo alla riforma Visentini le cui regole, pur valide, non soltanto sono state spesso stravolte per mere esigenze di cassa, ma in generale non risultano in linea col mutato contesto economico.
La politica tributaria, basata su un buon sistema fiscale, deve essere condotta in modo da favorire (o almeno non svantaggiare) la competitività delle imprese nazionali, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese che rappresentano, soprattutto in Italia, l'ossatura del sistema produttivo.
Pertanto, se il governo si propone di stimolare lo sviluppo e favorire la crescita, deve mettere in conto di operare una completa riforma fiscale, rendendo il sistema competitivo, efficiente, semplice e basato sulla certezza della norma, e quindi quanto previsto dalla delega fiscale non è sufficiente.
Ciò è urgente, soprattutto in questo momento difficile che sta attraversando la nostra economia che è caratterizzata:
– da una inesistente crescita economica del Paese, tra le più basse fra tutte le economie Ocse;
– da un sistema produttivo prevalentemente composto da piccole e medie imprese;
– dall'accresciuta competizione internazionale dovuta all'allargamento dell'Unione europea a numerosi altri Paesi;
– da una partecipazione alla competizione dei grandi paesi emergenti, soprattutto Asia e India, e all'apertura di nuovi enormi mercati.
In questo scenario, la politica fiscale del governo deve essere condotta in modo da favorire la competitività delle imprese nazionali, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese. L'auspicata riforma fiscale non deve essere però attuata in maniera casistica, ma è necessario creare un vero e proprio Codice tributario omnicomprensivo, formato da una parte generale e da parti speciali relative alle singole imposte (codificazione su due livelli) in modo da garantire, anche rispetto all'ordinamento comunitario, la coerenza e stabilità del sistema fiscale.
L'adozione di una codificazione a due livelli garantirebbe che i principi (aggiornati) dello Statuto dei diritti del contribuente (legge 212/2000) possano assurgere al rango di disposizioni preliminari, acquisendo in tal modo una forza giuridica tale da incidere direttamente sull'attività legislativa.
Per fare ciò è necessario riscrivere completamente tutti i Testi unici delle imposte per rendere stabile e affidabile il sistema fiscale italiano.
L'attuale efficacia dei principi contenuti nello Statuto dei diritti del contribuente non solo è fortemente limitata dal fatto che essa è una legge ordinaria, ma è anche indebolita dalla previsione, recata dallo stesso statuto, di poter essere derogata da una successiva norma.
In uno Stato di diritto, inoltre, non è ammissibile che norme modificate in corso d'anno abbiano effetti sostanzialmente retroattivi al fine di favorire l'amministrazione finanziaria. La retroattività delle norme può essere giustificata solo attraverso un'interpretazione autentica e necessaria per risolvere incertezze od oscurità delle disposizioni.
In conclusione, per far ripartire l'economia italiana e renderla competitiva, l'adattamento del sistema fiscale all'evoluzione del quadro economico con la riscrittura dei Testi unici costituisce un cardine fondamentale nell'ambito della politica economica che il governo dovrà attuare al più presto.