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Ingorgo di adempimenti, norme retroattive, software disponibili solo a pochi giorni dalla scadenza, attività di consulenza resa estremamente difficile.
Questa volta però non si tratta di discorsi tra colleghi stanchi, ma a lanciare l’allarme è il Consiglio nazionale dei commercialisti, che in una nota denuncia la difficile situazione che sta vivendo la categoria.
Dalla comunicazione annuale dati IVA alla predisposizione d’invio delle certificazione unica “Cu. 2015”, dal nuovo modello Isee ai bilanci in Xbrl, dal 730 precompilato allo split payment, dalle compensazioni di ritenute in F24 alle comunicazioni black list e alle dichiarazioni d’intento, sono tante le scadenze che si accavalleranno nelle prossime settimane e che mettono in allarme il Consiglio nazionale dei commercialisti: il quadro è preoccupante, tanto da spingere la categoria a chiedere “la creazione delle condizioni minime per uno svolgimento ordinato della propria attività professionale”.
Le criticità
Gli adempimenti che attendono i Professionisti sono moltissimi, e nel comunicato del Consiglio nazionale dei commercialisti, emerge chiaramente il clima di incertezza con i quali gli stessi dovranno essere affrontati.
Uno dei primi aspetti sui quali viene soffermata l’attenzione è il nuovo ISEE, completamente stravolto rispetto agli anni passati.
Un vero e proprio “Grande Fratello” dei contribuenti, con le sue 70 pagine e le 6 tipologie (Dsu Mini; Isee Università; Isee socio-sanitario; Isee socio sanitario-residente; Isee minorenni con genitori non coniugati tra loro e non conviventi; Isee corrente).
Senza considerare, inoltre, il fatto che da quest’anno sarà necessario tener conto di grandezze prima ignorate, come ad esempio i redditi esenti da Irpef e la giacenza media dei conti correnti bancari.
Al nuovo Isee si affianca inoltre la Certificazione Unica “CU 2015”. Da quest’anno, infatti, con il nuovo modello denominato Certificazione Unica aumenterà il numero dei campi da compilare, arrivando a 297, e dovranno essere indicate non solo le somme corrisposte a titolo di redditi da lavoro assimilati, ma anche quelli relativi ad autonomi e professionisti che finora erano certificati in forma libera.
L’entrata in vigore del nuovo modello, la cui versione definitiva è stata pubblicata il 15 gennaio scorso, rischia di generare tra gli intermediari notevoli problemi applicativi visti i tempi strettissimi e le pesanti sanzioni previste in caso di errore (pari a cento euro per ogni certificazione).
La Certificazione Unica sarà utilizzata per il nuovo modello 730 precompilato, il quale tuttavia non sostituisce, ma affianca, il precedente modello 730.
Il contribuente può infatti presentare la dichiarazione dei redditi con le modalità ordinarie utilizzando il modello 730 non precompilato. I termini e le modalità di presentazione sono le stesse per entrambi i modelli, ma le complessità gestionali che ne derivano vengono a raddoppiare. Infatti, il contribuente che intende presentare il modello 730 precompilato tramite sostituto d’imposta, Caf o professionista abilitato dovrà consegnare all’incaricato un’apposita delega per l’accesso al proprio modello 730 precompilato che dovrà essere presentata telematicamente.
Nuove difficoltà inoltre si genereranno nello scarico vero e proprio del file XML della dichiarazione, nell’acquisizione dei dati nelle procedure gestionali di elaborazione del modello, nel confronto dei dati presenti a sistema con quelli proposti dall’Agenzia delle entrate, nell’accettazione o nella modifica del modello, in quanto ancora nessuna nota operativa in merito è stata predisposta.
Nessun chiarimento è inoltre giunto in merito ai dati forniti dall’Agenzia delle entrate nel prospetto separato in quanto incongruenti, e, soprattutto, se la loro accettazione comporti comunque modifica del modello 730 precompilato.
A tutto ciò si aggiungono le disposizioni in tema di sanzioni in capo agli intermediari.
Bilanci d’esercizio. Sempre più difficili.
È chiamato all’appello, tra gli “adempimenti impossibili”, anche il Bilancio d’esercizio e la Nota Integrativa.
Quest’anno, infatti, i redattori del bilancio dovranno confrontarsi con ben due novità. Non solo i nuovi principi OIC, emanati nell’agosto 2014, ma anche la nuova tassonomia Xbrl per la Nota integrativa.
Con il comunicato del 2 dicembre 2014, l’Associazione XBRL Italia ha infatti chiarito che i bilanci relativi all'esercizio chiuso il 31 dicembre 2014, o successivamente, e depositati nel registro delle imprese a partire dal giorno 3 marzo 2015 dovranno essere conformi alla nuova tassonomia XBRL ver. 2014-11-11.
Tale novità è di non poco conto, soprattutto ove si consideri che, per rendere coerenti lo Stato patrimoniale e il Conto economico con la parte tabellare della Nota integrativa, sono state introdotte anche diverse modifiche nei prospetti contabili. Si pensi, per tutte, all’assenza, nella nuova tassonomia, del cosiddetto “Bilancio abbreviato semplificato”, redatto ai sensi dell’art. 2435-bis c.c., da imputarsi alle problematiche di coerenza tecnico-informatica con la parte tabellare della nota integrativa.