15 luglio 2011

La manovra della discordia

Chi la vuole cotta e chi la vuole cruda: l’art. 39-bis sembra esser nato per dividere

L’approvazione della manovra al Senato quieta gli animi degli avvocati e dei commercialisti
Autore: Redazione Fiscal Focus

Venti discordi - La manovra approvata al Senato e in discussione alla Camera può esser definita manovra della discordia, non fosse altro che per i pareri contrastanti che il fatidico art. 39-bis ha suscitato. Se da un lato vi è la premura di far passare il provvedimento correttivo anche tra i deputati in quanto contiene regolamentazioni atte a rendere stabile l’economia del Paese, dall’altro i tagli che esso prevede vengono da taluni ritenuti sconsiderati, da altri invece accolti con plauso. Così, mentre avvocati e commercialisti di Senato e Camera nei giorni scorsi hanno protestato vivamente innalzando l’arma del voto contrario, fuori dagli organi di Governo le fasce giovani delle loro categorie hanno discusso circa gli eventuali spunti positivi della manovra. In ogni caso, va segnalato che l’approvazione di ieri ha prodotto una sorta di quiete nell’ambiente dei professionisti parlamentari, in quanto si è conclusa con determinate modifiche quali la distinzione tra coloro che sosterranno l’esame di Stato e coloro che invece eluderanno tale gradino formativo, allo stesso si è posta come data di avvio delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni il 2013.

I giovani commercialisti – Per l’Unione nazionale dei giovani commercialisti ed esperti contabili, la questione cruciale della riforma è stata la proposta di soppressione dell’esame di Stato. Su questo punto si sono espressi nelle scorse settimane sia Raffaele Marcello, presidente dell’Unagraco, che Luigi Carunchio, presidente dell’Ungdcec; i due leaders avevano diretto il loro appello alle Casse previdenziali di categoria affinché queste si muovessero in accordo alla protesta delle altre associazioni sindacali. Alla luce delle presenti discussioni e al dato di fatto della modifica apposta ieri, considerando nuovi elementi di non trascurabile rilievo, quali la creazione di modelli societari in previsione di una più facile costituzione di lavoro autonomo, Luigi Carunchio si è espresso in maniera chiara e univoca. Secondo il massimo rappresentante dell’Ungdcec, il confronto su tali modelli è una priorità per i giovani commercialisti in quanto permetterebbe di definire la loro stabilità professionale. “Proprio la nostra associazione ha promosso un disegno di legge per la creazione di società di lavoro autonomo professionale che è stato poi ripreso dal nostro Consiglio nazionale e offerto chiavi n mano alla politica – ha dichiarato Carunchio – In verità, l’unica cosa della bozza di ddl su cui non concordiamo è quella relativa all’abolizione dell’esame di Stato”. Essendo superata parzialmente l’unica contrarietà, Carunchio sottolinea che in fatto di liberalizzazioni, la categoria dei commercialisti e dei contabili non ha necessità di ottenere una qualche regolamentazione poiché non riguarda il loro settore la questione sulle tariffe minime, né il cambio generazionale in quanto su 112 mila professionisti circa il 40% è sotto i quarant’anni e anche in materia di comunicazione degli studi non esistono restrizioni.

I giovani avvocati – Dal canto dell’Avvocatura tuonano più netti contrasti. Infatti, negli stessi giorni in cui avvocati e notai hanno messo a ferro e fuoco le Camere parlamentari portando a casa il risultato dell’avvenuta modifica, le giovani leve dell’Ugai segnalavano le condizioni di positività della manovra. Tramite le uscite del presidente Ugai, Ivano Lusso, l’Unione dei giovani avvocati manifesta il proprio favore nell’accogliere le disposizioni dell’art. 39 - bis. “L’arrivo dei capitali privati – sostiene
Lusso – permetterebbe di aumentare le dimensioni degli studi, che è la dimensione della modernità”. In base alla riforma approvata e in attesa del vaglio della Camera, non solo scompare l’obbligatorietà dell’esame di Stato ma viene soppressa definitivamente l’incompatibilità tra la professione e l’imprenditorialità, ciò permetterebbe la disposizione di più strade di sostegno finanziario agli studi legali e maggiore autonomia nel singolo professionista che decide di intraprendere attività imprenditoriale pur non rinunciando alla propria professione. Premesso che l’Ugai è favorevole alle suddette novità, il parere di Lusso è che non bisogna però farsi accecare dagli elementi d’accordo, a tal fine sottolinea un’incongruità di singolare levatura per quanto concerne le tariffe minime. La riforma fiscale prevede l’eliminazione definitiva delle tariffe minime, ma il presidente dell’Ugai segnala che “sta per essere calendarizzata la riforma forense, che prevede il ripristino delle tariffe minime” convogliando, quindi, verso una direzione evidentemente opposta a quella della manovra. E di opposizione si parla anche in merito all’atteggiamento assunto dall’altra associazione di categoria dei giovani avvocati, l’Aiga; come si è visto, l’Ugai tende ad accogliere con favore la soppressione dell’esame di Stato, ma si tratta di una voce fuori dal coro, in quanto l’Aiga al pari dell’Ungdcec non vede di buon occhio tale provvedimento. L’eliminazione di uno dei momenti selettivi più importanti per il bagaglio del professionista non ha convinto Giuseppe Selci, presidente dell’Aiga, pertanto egli ritiene che la normativa non possa essere considerata come incentivo ai giovani. “Li condanna a una definitiva precarietà” - è il lapidario commento di Sileci – Il cittadino dovrebbe poter confidare in un minimo di competenza. La soluzione non è negare la selezione”. A questo punto, risulta chiaro che una distinzione tra chi sostiene l’esame e chi aggira l’ostacolo potrebbe fornire una garanzia agli utenti, sebbene in materia ancora nessuna delle associazioni si sia espressa.

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