12 maggio 2011

La vera “mediazione” è tra ministero e avvocati

Eterna isoddisfazione per L’Organizzazione unitaria degli avvocati. Per De Tilla non si può discutere se prima non si elimina obbligatorietà della mediazione

Il tavolo programmatico ha vagliato la proposta dei legali: assistenza legale obbligatoria per cause oltre 7/10mila euro
Autore: Susanna Lemma

Pace fatta tra il ministero della Giustizia e i rappresentanti dell’avvocatura. dopo mesi di discussioni, scioperi e accuse reciproche l’accordo è stato raggiunto.
L’amministrazione della giustizia e il ruolo dell’avvocatura è stato il tema centrale del tavolo programmatico organizzato dal ministro Alfano con i rappresentanti del Consiglio nazionale forense, i presidenti degli Ordini e delle Unioni regionali che hanno accolto l'invito a partecipare all'incontro.

Primo punto di convergenza è l’assistenza legale obbligatoria per le cause superiori al valore siglia di 7/10mila euro. Chiaramente un compromesso se si pensa alle iniziali posizioni delle controparti, ma si sa la soluzione è inevitabilmente frutto di mediazione. Bisogna fare attenzione solamente a non tradire lo spirito della riforma a forza di modifiche.
D’altra parte, la possibilità di prevedere uno sbarramento per i tentativi di mediazione “non togata” tradisce di fatto gli slogan finora ostentati dagli avvocati (lesione del diritto di difesa, presunta incostituzionalità della norma). Difficile non catalogare come “corporativa” questa proposta.

Seconda soluzione avanzata dai legali riguarda poi la tabella delle materie con obbligo di mediazione: sfoltire quell’elenco per larga parte già in vigore dallo scorso 20 marzo dovrebbe essere un altro passo da fare.
Guido Alpa, presidente del consiglio nazionale forense, esprime: “apprezzamento per l’iniziativa del ministro di riaprire il confronto con l'avvocatura, riprendendo un dialogo interrotto L’Obiettivo condiviso, infatti, - aggiunge Alpa - è quello di dare risposte ragionate al problema dell'efficienza del servizio giustizia”.
Ma se una parte dei legali ha accettato il confronto con il ministero della Giustizia, presentandosi addirittura con una proposta precisa per superare l’impasse, c’è chi resiste sul fronte del no: Maurizio De Tilla, presidente dell’Organizzazione unitaria degli avvocati continua a rifiutare ogni mediazione. La proposta, per De Tilla, mortifica i diritti ei cittadini e favorisce solo i grandi studi mentre affossa la quasi totalità degli avvocati.

“Sì ad una trattativa, ma – avverte il presidente dell’Oua – inclusiva e rappresentativa degli altre 200mila avvocati che in questi mesi hanno protestato. Non può essere un gioco al ribasso”. “La base di partenza – prosegue De Tilla – è il rispetto della Costituzione e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Primo passo inevitabile – conclude – è l’eliminazione dell’obbligatorietà”.

D’accordo o no, tutti o in parte, la Categoria degli avvocati continua ad agitarsi intorno al tema della mediazione. Dimenticandosi, quasi, che la riforma è in vigore da oltre un mese. In questo periodo ci sono state più di 2mila richieste, mostrando di fatto le sue grandi potenzialità. Tutte le altre professioni, commercialisti in testa, si sono organizzati per raccogliere la domanda dei cittadini. Per affiancarli verso una giustizia più celere ed efficace. A volte le difficoltà pratiche devono essere risolte in concreto, superando le questioni di principio. Il cittadino non le comprende, mentre subisce i tempi lenti della giustizia ordinaria.

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