18 febbraio 2026

Lettera aperta ai commercialisti italiani per una guida autorevole e responsabile del CNDCEC

Autore: Antonio Tamborrino, già presidente del Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti

Care Colleghe, Cari Colleghi, 
mi rivolgo a Voi con il rispetto che si deve alla nostra storia professionale e con la franchezza che ho sempre ritenuto necessaria quando sono in gioco il prestigio, la credibilità e il futuro della nostra Categoria. 

Ho dedicato gran parte della mia vita al servizio dell'Ordine. Non ho mai esitato, quando le circostanze lo richiedevano, ad assumere posizioni chiare, talvolta anche scomode, pur di difendere la dignità del Dottore Commercialista. 

Oggi, alla mia veneranda età, avverto lo stesso senso di responsabilità. Per questo sento il dovere di esprimere pubblicamente il mio convinto sostegno a Elbano de Nuccio, Presidente uscente del CNDCEC e di manifestare, con altrettanta chiarezza, le mie profonde riserve rispetto alla candidatura del collega Claudio Siciliotti, già mio vice­presidente nella ormai lontana consiliatura degli anni dal 12.06.2002 al 31.12.2007. 

Non si tratta di una scelta personale. La mia è una scelta di visione, di metodo e di cultura istituzionale. 

La nostra Categoria non ha bisogno di personalismi, né di nostalgie di modelli che hanno già mostrato limiti evidenti. Ha bisogno, piuttosto, di una guida autorevole, capace di dialogare con le Istituzioni con competenza tecnica, fermezza e senso di equilibrio, senza indulgere in logiche divisive o autoreferenziali. 
In questi anni, con la Presidenza di Elbano de Nuccio, il Consiglio Nazionale ha recuperato centralità istituzionale e credibilità nei tavoli ministeriali. 

In una fase storica segnata da profonde trasformazioni -digitalizzazione, crisi d'impresa, nuove responsabilità professionali, crescente pressione normativa -la Categoria è tornata ad essere interlocutrice ascoltata e riconosciuta. 

Basti richiamare, tra i risultati significativi, la modifica dell'art. 2407 e.e. approvata all'unanimità dal Parlamento, che ha finalmente perimetrato in modo più equo e sostenibile la responsabilità dei sindaci nelle società, introducendo un principio di proporzionalità atteso da anni dalla Categoria; nonché l'avvio del processo di riforma del D.Lgs. 139/2005, dopo ben ventuno anni dalla sua entrata in vigore e concepito durante la mia consiliatura, con l'opportuno obiettivo di aggiornare l'assetto ordinistico alle nuove esigenze professionali e di rafforzare il ruolo istituzionale del Consiglio Nazionale. 

E tutto ciò al solo fine di citare solo alcuni dei tanti obiettivi concreti conseguiti. 

Questo non è un elemento retorico, ma un dato politico-istituzionale concreto. 

Ho sempre ritenuto che il compito primario del Consiglio Nazionale debba essere uno: tutelare la Categoria a partire dai Colleghi più giovani. In passato, purtroppo non sono mancate scelte che hanno inciso negativamente sulle competenze esclusive, dalla perdita della gestione del Registro dei Revisori Legali, all'abolizione delle tariffe professionali, sull'equilibrio tra funzioni ordinistiche e la proliferazione di nuove figure professionali. 
Errori di sottovalutazione, talvolta di ingiustificata presunzione, talvolta di eccessiva fiducia nella propria autosufficienza politica. 

La nostra è una professione prevalentemente tecnica, fondata sul rigore, sull'indipendenza e sulla responsabilità. Le stesse qualità, a mio avviso, devono caratterizzare chi la rappresenta. 

La candidatura di Claudio Siciliotti, a mio giudizio, costituisce di fatto un ritorno a un'impostazione che in passato, sotto la sua presidenza, ha prodotto divisioni e tensioni, e che conseguentemente non sempre ha potuto garantire la piena tutela degli interessi della Categoria. Ciò é dimostrato altresì dall'intervento di rigore, promosso dal Ministero della Giustizia, che emise il provvedimento con il quale, per la prima volta nella storia del nostro Ordine, il primo neonato Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili venne commissariato per la durata di quasi due anni. 

Non vi è nulla di personale in questa mia valutazione. E' soltanto una normale riflessione politica e istituzionale sulle vicende che nel corso degli ultimi anni hanno interessato la nostra Categoria. 

Oggi abbiamo bisogno di continuità nell'autorevolezza, non di ritorni polemici; di coesione, non di contrapposizioni; di una rappresentanza unitaria, non di leadership polarizzanti. Elbano de Nuccio incarna, a mio avviso, questa esigenza di equilibrio, responsabilità e visione. 

Vi ringrazio per la pazienza che avete avuto, se avete letto queste mie brevi note, e auguro a tutti voi ogni bene, con tanta cordialità. 

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