9 dicembre 2011

Manovra e Casse previdenziali: vincoli oscuri

Il presidente Cnpadc s’interroga in merito all’assenza di chiarezza per quel che concerne gli obblighi di gestione del valore positivo del saldo previdenziale per le Casse private.
Autore: Redazione Fiscal Focus

La manovra e gli enti previdenziali - Dal 6 dicembre scorso la cosiddetta manovra “salva-Italia” è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 284 tramite il supplemento ordinario n. 251. Il decreto legge, redatto solo domenica scorsa dall’Esecutivo guidato da Monti e firmato lunedì dal Capo dello Stato, risulta essere il n. 201 recante “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici”. Tra i vari punti che il provvedimento vaglia, quello più vicino alle esigenze e agli interessi previdenziali delle categorie professionali è trattato nell’articolo 24, comma 24, che, rifacendosi ai dettami dei d.lgs. n. 509/94 e n. 103/96, dispone in merito alla necessità di garantire un equilibrio finanziario nelle gestioni avanzate dai diversi enti previdenziali. “[…] gli enti e le forme gestorie di cui ai predetti decreti adottano, nell'esercizio della loro autonomia gestionale, entro e non oltre il 31 marzo 2012, misure volte ad assicurare l'equilibrio tra entrate contributive e spesa per prestazioni pensionistiche secondo bilanci tecnici riferiti ad un arco temporale di cinquanta anni”, questo è quanto definisce, in prima battuta, il decreto salva-Italia. “Decorso il termine del 31 marzo 2012 senza l'adozione dei previsti provvedimenti, ovvero nel caso di parere negativo dei Ministeri vigilanti – continua il testo della manovra dl. n. 201/2011 - si applicano, con decorrenza dal 1° gennaio 2012: a) le disposizioni di cui al comma 2 del presente articolo sull'applicazione del pro-rata agli iscritti alle relative gestioni; b) un contributo di solidarietà, per gli anni 2012 e 2013, a carico dei pensionati nella misura dell'1 per cento”.

L’obiettivo degli enti di previdenza privati - Proprio su questo articolo, il 24 del decreto legge 201 del 6 dicembre 2011, ha soffermato la propria attenzione la Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti, in particolare perché, essendo una cassa privatizzata, dovrà adeguarsi a quanto disposto dalla manovra Monti. Le riforme che sono chiamati ad adottare gli istituti previdenziali, quindi anche le Casse inerenti alla gestione della previdenza della categoria professionali, saranno destinati a tutelare il valore positivo del saldo previdenziale da oggi a cinquant’anni. “Ma questo saldo sarebbe solo la differenza tra le pensioni versate e i contributi incassati e non terrebbe conto, invece, dei patrimoni che la cassa accumula nei momenti in cui ci sono molti lavoratori iscritti – spiega il presidente del Cnpadc, Walter Anedda - E' un criterio illogico, così come è illogico che si passi di colpo dal prevedere una sostenibilità a 30 anni a una a 50 anni o si minacci il passaggio al contributivo, sistema che molte casse hanno già adottato”.

Pubblico vs privato – Ora, l’interrogativo che pone il presidente Anedda e che potrebbe essere esteso ai dubbi provenienti dalle diverse Casse previdenziali private, s’inserisce in merito all’obbligatorietà dell’adozione di tali riforme e sul fatto che un tale vincolo sia richiesto solo ed esclusivamente agli istituti privati. A ben vedere, infatti, la disposizione del decreto salva-Italia esonera l’Inps dal prendere provvedimenti di riordino della propria gestione al fine di rimanere in positivo per i prossimi cinque decenni. Dunque, appare evidente che l’adeguamento alla norma fissata risiede nella natura pubblica dell’ente sul quale il provvedimento non si estende. “Se il criterio da adottare è quello del saldo previdenziale positivo allora perché non lo si fa adottare anche dall'Inps, il cui bilancio complessivo annuale è sempre negativo? – chiede il presidente Anedda - Ma questo non si nota tanto perché ci pensa la fiscalità collettiva”. La questione, sottolinea il capo della Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti, è che quanto disposto dal Governo appare non rispondere a pieno alle esigenze reali, in quanto “le casse di previdenza professionali non pesano sul pubblico e sono del tutto autosufficienti”, conclude Walter Anedda.

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