Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
Il rapporto -Da uno studio portato avanti dall’Istituto per la competitività (I-Com) e commissionato dal Cndcec si è potuto riscontrare un possibile vantaggio per le imprese italiane in virtù della contrazione dei tempi di pagamento da parte della Pubblica amministrazione. Tali benefici potrebbero ammontare a 5 milioni di euro.
Italia ed Europa – I dati prodotti dallo studio dell’I-com evidenziano le modalità di recepimento della direttiva Ue “Late Payments” da parte dell’Italia. Questo impegno, concretizzato nell’emanazione dei quattro decreti concernenti i crediti della Pa, potrebbe produrre la diminuzione dei tempi concessi per la conclusione del saldo che per il 2012 è in media di 90 giorni. Se questo totale di tempo d’attesa a spese delle imprese potesse finalmente ridursi, il nostro Paese si metterebbe in pari con gli altri Stati europei. Per fare degli esempi, infatti, i tempi di pagamento in Francia sono pari a 21 giorni, 18 nel Regno Unito e addirittura 11 in Germania. Le cose devono necessariamente cambiare, altrimenti le imprese nel 2012 perderanno all’incirca 2,5 miliardi di euro.
Le prospettive -La settimana scorsa, come abbiamo visto, il governo ha prestato fede al proprio impegno di allinearsi all’andamento europeo, approvando ben quattro decreti che propongono disposizioni riguardanti la gestione dei crediti in carico all’Amministrazione pubblica. “Finalmente, grazie ai decreti della scorsa settimana, il Governo italiano sta intervenendo per alleviare la terribile ferita inferta negli anni al tessuto economico e produttivo del Paese dal ritardo dei pagamenti alle imprese - afferma Stefano da Empoli, Presidente di I-Com - In assenza di interventi, i costi totali per le imprese raggiungerebbero la cifra monstre di 3 miliardi di euro. Diviene a questo punto fondamentale che il rispetti l’impegno assunto con l’Europa di recepire entro l’anno la Direttiva europea “Late Payments”. I 5 miliardi di possibili benefici per le imprese che secondo noi potrebbero derivarne sono infatti una cifra estremamente significativa”. La decisione del governo di iniziare un percorso di risanamento dei rapporti finanziari tra mondo imprenditoriale e Pa risulta benefica non solo per questi due settori, ma soprattutto per la collettività sulla quale poi si ripercuote il riflesso della cattiva gestione finora adottata. Le imprese non possono attendere a lungo che la Pubblica amministrazione saldi i conti, in quanto hanno altre spese di produzione da sostenere. “I quattro decreti appena firmati dal Governo Monti, che intervengono sull’emergenza, e l’impegno a recepire la Direttiva, che dovrebbe sistemare il tema in maniera strutturale, in anticipo rispetto alla scadenza del 2013 sono passi assolutamente apprezzabili – spiega il presidente del Cndcec, Claudio Siciliotti – tuttavia il processo andrà costantemente monitorato perché, come emerge dallo studio I-Com – commercialisti, le prime esperienze di alcuni Paesi, ad esempio la Spagna, che hanno già adottato la Direttiva, appaiono finora tutt’altro che positive. Ma più di ogni altra considerazione sarà decisivo il cambiamento culturale e organizzativo della Pubblica Amministrazione italiana. In assenza di questo salto non basteranno certo direttive o decreti a cambiare davvero il corso degli eventi ma ci si dovrà continuare a muovere affannosamente per spegnere focolai che rischiano di tramutarsi (e in parte lo hanno già fatto) in un incendio sistemico”.
I dati - Ciò detto, dal rapporto presentato da I-com emerge che le ditte fornitrici e sub-fornitrici che sono in rapporti con Pa che non pagano i beni e i servizi ottenuti, sono costrette a rivolgersi alle banche per fronteggiare i costi di produzione. Tale situazione produce un extracosto per queste imprese vittime di pagamenti ritardati da parte dell’Amministrazione pubblica. Il costo extra individuato da I-com coincide, come abbiamo visto, con un ammontare pari a 2,35 miliardi di euro (che ha evidentemente superato i 1,97 miliardi del 2011).