8 novembre 2013

POS ai commercialisti. Unagraco ha dei dubbi

Secondo la sigla sindacale, la norma penalizza gli studi.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il no dell’Unagraco - Dal prossimo primo gennaio tutti gli studi professionali dovranno munirsi in maniera obbligatoria di un POS (Point of Sale) per garantire ai rispettivi clienti il pagamento della parcella anche in maniera elettronica attraverso le carte di debito. Secondo l’Unagraco - Unione nazionale commercialisti ed esperti contabili, si tratta di un ennesimo punto che porta svantaggio alla categoria dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Il presidente della sigla sindacale, Raffaele Marcello, lo considera infatti “un provvedimento penalizzante, che porterà ad un aumento dei costi negli studi, che ricadrebbero di conseguenza sul cliente, senza avere vantaggi effettivi". Il leader dell’associazione di categoria sottolinea che si è ancora una volta al cospetto di una norma emanata senza tener conto delle esigenze reali del settore professionale. “Basti pensare che nei prossimi quattro mesi, da novembre a febbraio, è previsto un maxi-ingorgo fiscale, con 48 scadenze alle quali adempiere, dall'Iva allo spesometro. In quest'ultimo caso, il termine è previsto per il 12 novembre per i contribuenti mensili e per il 21 novembre per tutti gli altri soggetti IVA, ma la procedura per la versione software relativa al modulo di controllo per la trasmissione telematica delle comunicazioni è stata pubblicata solo a fine ottobre", conclude Marcello.

La normativa –
Il suddetto obbligo di munirsi di un POS anche per i professionisti si pone in linea con la politica che intende limitare l’uso del contante. Si tratta, a ben vedere, di un ulteriore tassello della lotta all’evasione fiscale che renderà quindi tracciabili, tra gli altri, anche i compensi erogati dai clienti ai professionisti che li hanno assistiti, nel caso dei commerciasti l’assistenza riguarda quindi in pratiche fiscali e tributarie. Già il D.Lgs. n. 231/07 aveva vietato il trasferimento di contante o titoli per somme superiori o pari a 1000 euro, introducendo ulteriori misure volte a limitare la circolazione di alti pagamenti effettuati in maniera cash. Ora, con l’obbligo di POS la faccenda si intensifica e pone in prima linea i professionisti.

I professionisti e il POS – L’ennesimo obbligo in carico ai professionisti, in generale, e ai commercialisti, nello specifico, è stato introdotto dal D.L. n. 179/12 convertito a dicembre dello scorso anno nella L. 221/12, che contiene ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese. In pratica, come già accennato, il governo tecnico guidato da Monti aveva fatto rientrare il pagamento via POS del compenso al professionista tra le disposizioni introdotte per dare forza alla crescita economica del Paese. A ben vedere, tramite il POS i professionisti potranno convogliare il compenso direttamente nel proprio conto corrente e non dovranno maneggiare ingenti somme in contanti come accade tuttora. A tal proposito bisogna comunque ricordare che il pagamento tracciabile era già stato inserito senza la necessità del POS, grazie all’utilizzo di assegni o bonifici.

Il no dell’Unagraco - Dal prossimo primo gennaio tutti gli studi professionali dovranno munirsi in maniera obbligatoria di un POS (Point of Sale) per garantire ai rispettivi clienti il pagamento della parcella anche in maniera elettronica attraverso le carte di debito. Secondo l’Unagraco - Unione nazionale commercialisti ed esperti contabili, si tratta di un ennesimo punto che porta svantaggio alla categoria dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Il presidente della sigla sindacale, Raffaele Marcello, lo considera infatti “un provvedimento penalizzante, che porterà ad un aumento dei costi negli studi, che ricadrebbero di conseguenza sul cliente, senza avere vantaggi effettivi". Il leader dell’associazione di categoria sottolinea che si è ancora una volta al cospetto di una norma emanata senza tener conto delle esigenze reali del settore professionale. “Basti pensare che nei prossimi quattro mesi, da novembre a febbraio, è previsto un maxi-ingorgo fiscale, con 48 scadenze alle quali adempiere, dall'Iva allo spesometro. In quest'ultimo caso, il termine è previsto per il 12 novembre per i contribuenti mensili e per il 21 novembre per tutti gli altri soggetti IVA, ma la procedura per la versione software relativa al modulo di controllo per la trasmissione telematica delle comunicazioni è stata pubblicata solo a fine ottobre", conclude Marcello.

La normativa –
Il suddetto obbligo di munirsi di un POS anche per i professionisti si pone in linea con la politica che intende limitare l’uso del contante. Si tratta, a ben vedere, di un ulteriore tassello della lotta all’evasione fiscale che renderà quindi tracciabili, tra gli altri, anche i compensi erogati dai clienti ai professionisti che li hanno assistiti, nel caso dei commerciasti l’assistenza riguarda quindi in pratiche fiscali e tributarie. Già il D.Lgs. n. 231/07 aveva vietato il trasferimento di contante o titoli per somme superiori o pari a 1000 euro, introducendo ulteriori misure volte a limitare la circolazione di alti pagamenti effettuati in maniera cash. Ora, con l’obbligo di POS la faccenda si intensifica e pone in prima linea i professionisti.

I professionisti e il POS – L’ennesimo obbligo in carico ai professionisti, in generale, e ai commercialisti, nello specifico, è stato introdotto dal D.L. n. 179/12 convertito a dicembre dello scorso anno nella L. 221/12, che contiene ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese. In pratica, come già accennato, il governo tecnico guidato da Monti aveva fatto rientrare il pagamento via POS del compenso al professionista tra le disposizioni introdotte per dare forza alla crescita economica del Paese. A ben vedere, tramite il POS i professionisti potranno convogliare il compenso direttamente nel proprio conto corrente e non dovranno maneggiare ingenti somme in contanti come accade tuttora. A tal proposito bisogna comunque ricordare che il pagamento tracciabile era già stato inserito senza la necessità del POS, grazie all’utilizzo di assegni o bonifici.

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