20 novembre 2013

POS e professioni, utili alle banche

Il sistema creditizio otterrà un utile di oltre due miliardi di euro all'anno.
Autore: Redazione Fiscal Focus

L’utile del sistema creditizio - A porre un nuovo focus sulla questione del POS negli studi professionali è stato l’Osservatorio della Fondazione Studi dei consulenti del lavoro che ha condotto un’analisi sui dati macroeconomici dei movimenti bancari medi verificatisi negli ultimi anni. In base a una tale indagine è emerso che con l’introduzione, anche per i professionisti, del sistema di pagamento con carte di debito il sistema creditizio otterrà un utile di oltre due miliardi di euro all'anno. Secondo i consulenti del lavoro, considerando che si fa un gran parlare della riduzione della spesa, il dato emerso è a dir poco sconfortante.

L’obbligo e la norma – A tal proposito, si ricorda infatti che dal prossimo primo gennaio 2014 vige l’obbligo per i professionisti iscritti ad Albi e collegi di “accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito” per riscuotere il giusto compenso alla prestazione o consulenza svolta. Munirsi di un Pos sarà quindi un onere per tutti gli studi professionali al fine di garantire ai rispettivi clienti il pagamento della parcella in maniera elettronica, limitando dunque l’utilizzo del cash. La misura si inserisce infatti nel contesto degli interventi di lotta all’evasione fiscale, intendendo rendere tracciabili le transazioni economiche anche di basso importo. Nel dettaglio, l’ennesimo obbligo a carico dei professionisti è stato introdotto dal D.L. n. 179/12 convertito a dicembre nella L. 221/12 contenente ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese. attraverso il pagamento della parcella a mezzo POS, il compenso confluirà in maniera diretta nel conto corrente del professionista che non sarà quindi costretto a maneggiare denaro contante. È pur vero che finora i pagamenti tracciabili dei compensi professionali venivano effettuati anche tramite assegni e/o bonifici, senza la necessità che lo studio si munisse di POS.

Il ‘regalo’ alle banche - Ritornando poi all’analisi dei cdl, la Fondazione sottolinea che “le imprese in Italia si attestano sui 5 milioni di soggetti circa che in un anno spendono mediamente 7 mila euro per servizi professionali con un volume di transazioni pari a circa 35 miliardi di euro. Applicando il 3% medio di commissione bancaria sui pagamenti si arriva a oltre 1 milione di euro in più di incassi per le Banche. I professionisti ordinistici sono 2.300.000 che dovrebbero dunque installare un Pos con due costi ulteriori: 150 euro circa per il rilascio del bancomat (pari a circa 350 milioni) e altrettanti per canone”. Dunque il menzionato utile annuo rappresenta in realtà una sorta di ‘regalo’ per il sistema creditizio del Belpaese.

Solo i bancomat? –
Altro punto oscuro, secondo i consulenti del lavoro, riguarda le carte di pagamento che potranno essere accettate. In sostanza, dalla struttura della Legge n. 221/12 la Fondazione ha dedotto che potranno essere accettate solo le carte di debito, vale a dire i comuni bancomat. In questo caso verrebbero escluse le carte di credito, la cui utilità sarebbe potuta essere più adeguata ai pagamenti delle fatture, in quanto non hanno delle soglie di utilizzo giornaliere. “Peraltro, al momento non si conosce se e come questa norma entrerà in vigore, visto che ad oggi mancano i previsti decreti attuativi del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Ecco dunque mancare limiti, sanzioni, modalità e procedure. Sicuramente non è questa la misura idonea a combattere l’evasione; ma servirà esclusivamente a creare maggiori difficoltà e costi diretti e indiretti per professionisti, imprese e cittadini, in un momento in cui semplificare e ridurre i costi è fondamentale. Ma principalmente creerà un grande business per gli Istituti di Credito”, conclude la Fondazione.

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