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Il caso - Non sono disposti ad accettare comportamenti volti ad influenzare le scelte dei parlamentari. Questa è, in definitiva, la posizione espressa in maniera congiunta dai leader dei sindacati dei commercialisti che hanno recentemente palesato il proprio malessere conseguente alle affermazioni del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Zoppini, durante l'iter di conversione in legge del decreto n. 212/2011. L’intervento proferito, in maniera avventata e priva di qualsiasi calcolo in merito alle possibili conseguenze, da Zoppini indicava che essendo “il decreto semplificazioni approvato venerdì scorso e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il Governo è reintervenuto sulla materia, chiarendo la portata della disciplina precedentemente introdotta con la legge di stabilità”. Affermazioni non veritiere, in quanto era chiaro a tutti i senatori che nessun decreto sulle semplificazioni era ancora giunto in Gazzetta ufficiale. Pertanto, l’unica plausibile spiegazioni a tale dire è stata riscontrata nel palese intento di influenzare in maniera scorretta l’esito delle votazioni alterando, quindi, il parere del Senato. Questa è la conclusione alla quale sono giunte le associazioni di categoria. “Forte, anzi fortissima, perplessità per alcune affermazioni in aula del Sottosegretario alla Giustizia, Andrea Zoppini, quale rappresentante del Governo durante la discussione svoltasi ieri in Senato sugli emendamenti in materia di collegio sindacale”, è questo il sentimento condiviso da Vilma Iaria (ADC), Marco Rigamonti (AIDC), Giuseppe Pozzato (ANC), Raffaele Marcello (UNAGRACO), Eleonora Di Vona (UNGDCEC) e Domenico Posca (UNICO). I sindacati, a poca distanza dal precedente documento di indignazione firmato di comune accordo, fanno sentire il proprio coro di insoddisfazione e malcontento verso una classe dirigente che, invece del Paese, vuol dirigere le menti. “Inoltre – continuano i leader sindacali - resta da verificare cosa intenda il Sottosegretario Zoppini quando parla di intervento finalizzato a chiarire la portata della disciplina precedentemente introdotta con la legge di stabilità”.
Sui senatori - Se da un lato a manifestarsi è la perplessità nei confronti del Governo, dall’altro non stenta a venir fuori il plauso a quei senatori che hanno posto un veto all’iter di conversione del dl. 212/2011, rinviando al Cdm la discussione e il compito di meglio redigere la norma. L’apprezzamento espresso investe in via trasversale il Senato e i diversi rappresentanti dei gruppi politici presenti, i quali hanno dimostrato vicinanza e interesse alle problematiche avanzate da mesi dalla categoria. “I sindacati dei commercialisti – continua il documento congiunto - apprezzano e condividono gli interventi, succedutisi durante il dibattito in aula, dei numerosi senatori appartenenti a tutti i principali gruppi presenti in Senato che hanno sottolineato come sia assolutamente pernicioso questo stillicidio di interventi, a colpi di decreti legge da parte del Governo, su una materia di rilevante complessità tecnica come quella dei controlli societari”.
Sulle semplificazioni – Un riferimento è stato doveroso, da parte delle sigle sindacali di riferimento della categoria, alle indiscrezioni in merito al dl. sulle semplificazioni, che parrebbe voler modificare gli articoli 2397 e 2477 del Codice civile che regolano la questione dei collegi sindacali per spa e srl. La richiesta che ADC, AIDC, ANC, UNAGRACO, UNGDCEC e UNICO hanno inoltrato all’Esecutivo è che, fin dalla stesura del dl. sulle semplificazioni, si tenda a non apportare modifiche radicali al Codice civile lasciando al Parlamento la funzione che gli è costituzionalmente consona, ossia quella legislativa. Ciò detto, le sigle ribadiscono che l’attività decisionale posta nelle mani dei parlamentari dovrà comunque andare di pari passo con la volontà sia del mondo accademico che di quello professionale. “I sindacati dei commercialisti auspicano altresì – concludono le associazioni di categoria - che, quando ad essere in discussione sono materie così delicate per il sistema giuridico ed economico del Paese, il governo se ne occupi direttamente nelle persone dei titolari dei dicasteri della Giustizia e dell'Economia”.