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Il forum - Ragionevolezza ed equilibrio come vie d’uscita dall’impasse previdenziale che sta tenendo sotto scacco il settore professionale. Proprio su questo tema si sono soffermati ieri i dottori commercialisti e gli esperti contabili che hanno preso parte al forum promosso dalla Cnpr dal titolo "Il futuro delle libere professioni e il ruolo delle Casse di previdenza". Un evento particolarmente importante per la categoria che sulla previdenza sta riflettendo già da diverso tempo. L’occasione si è arricchita anche dell’intervento, tra gli altri, del sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia, Cosimo Maria Ferri.
I diritti e le norme - Per venire a capo dei problemi inerenti all’attuale sistema previdenziale delle professioni, risulta quanto mai opportuno che il Legislatore agisca con attenzione rispetto alle esigenze delle categorie professionali. Sul punto, è stato proprio il sottosegretario Ferri a prendere la parola, chiarendo che in merito ai “diritti acquisiti in materia previdenziale la Corte Costituzionale ha indicato una via d'uscita nella ragionevolezza: bisogna dunque capire come legiferare in maniera equilibrata seguendo i principi di equità e di solidarietà fissati anche nella nostra Costituzione”. Il parere di Ferri è che sia emerso un problema legato alla sostenibilità economica, “ma occorre anche immaginare un cambiamento del ruolo delle Casse di previdenza”.
Focus sui privilegi – Un altro punto focale sul quale è intervenuto l’esponente del governo riguarda i cosiddetti privilegi e le pensioni d’oro. In merito a ciò, Ferri ha infine sottolineato che “il problema esiste, in particolare in un momento di forte crisi come quello che stiamo attraversando: spiegare l'erogazione di certe cifre a chi oggi ottiene pensioni minime appare certamente difficile”.
Flessibilità e gap generazionale - All’evento ha preso parte anche Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera. A suo parere, il sistema pensionistico necessita di un’iniezione di flessibilità. "Ogni lavoro è diverso dall’altro, e quando ci sarà il passaggio dal contributivo pro rata al contributivo puro, le persone dovranno avere la possibilità di andare in pensione quando lo riterranno opportuno. Il sistema è troppo rigido”. Damiano si è poi soffermato sul conflitto generazionale, sostenendo che esiste in maniera relativa, nel senso che “la parte prevalente delle pensioni versate dall’Inps è sotto i 1000 euro al mese. Io guardo soprattutto a questo mondo, anche se ovviamente non riesco a negare l’esistenza di privilegi”. Sulla questione dei giovani è altresì intervenuto Cristian Licheri, segretario dell'Unione commercialisti Milano, mettendo in evidenza che “l'attuale sistema pensionistico, non può garantire i diritti acquisiti: in un periodo di crisi questa situazione non è più sostenibile. I giovani devono avere una degna prospettiva di lavoro e di pensione, e dunque bisogna trovare presto una soluzione su questi diritti acquisiti. Non è possibile che si continuino a pagare delle pensioni enormi, con i giovani che invece entrano adesso nel sistema e che, purtroppo, non hanno uno sbocco futuro. La politica deve dare risposte perché questa crisi ci sta davvero strozzando”.
Il focus della Cassa - A tirare le somme di questo interessante incontro ci ha pensato il numero uno della Cassa dei ragionieri, Luigi Pagliuca, il quale si è soffermato soprattutto sulla mancanza di sostenibilità del sistema delle professioni. “I cambiamenti demografici hanno portato profonde modifiche, quindi o si riducono le pensioni o si aumentano i contributi. Entrambe le misure non sarebbero opportune in momenti di crisi come quello attuale. Bisogna quindi trovare un modo per riequilibrare la situazione e tagliare le pensioni un po’ troppo generose: il nostro sistema non può reggere casi di privilegio”. E il presidente dell’ente previdenziale dei ragionieri ha concluso puntando l’indice contro l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie: “Lo scopo delle Casse di previdenza è quello di mantenere il patrimonio che serve a pagare le pensioni. Non siamo certo degli speculatori. Probabilmente sarebbe stata più opportuna l’individuazione di una franchigia, in quanto sugli Istituti previdenziali grava già una doppia tassazione che ha pochi eguali in Europa”.