13 novembre 2012

Previdenza: i professionisti bocciano le dismissioni

Unagraco, Anc e Adepp giudicano negativamente il cosiddetto “piano Riccardi”.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il “piano Riccardi” - Gli enti previdenziali privati, ai quali fanno riferimento gli iscritti alle categorie professionali, hanno manifestato il proprio dissenso nei confronti del cosiddetto “piano Riccardi”. In sostanza, secondo quanto disposto dal capo del dicastero per la cooperazione internazionale e l'integrazione, Andrea Riccardi, gli immobili in possesso delle Casse dei professionisti andrebbero dismessi in virtù delle famose politiche di spending review, che stabiliscono un rientro di risorse con il minor dispendio possibile da parte degli enti. Dunque, secondo siffatta misura, gli inquilini dell’immobile di proprietà della Cassa potrebbero decidere di acquistarlo avvalendosi di un prezzo “concordato”, definibile a una quota corrispondente a 150 volte l’ammontare della rata d’affitto. Gli istituti di previdenza appartenenti all’asse Adepp hanno detto no. Senza mezzi termini.

La voce dell’Unagraco e dell'Anc - Non è di avviso discorde l’Unagraco, che come sigla di categoria raccoglie le opinioni di buona parte dei giovani iscritti al Cndcec. A fare il punto sulla situazione è lo stesso presidente dell’Unione, Raffaele Marcello, che tira le somme del “piano Riccardi”. “La proposta sulle nuove modalità di cessione del patrimonio immobiliare delle casse di previdenza private, elaborata dal ministro della Cooperazione ed Integrazione Andrea Riccardi, lascia pensare che alla fine i tecnici non siano tanto migliori dei politici – ha spiegato il leader dell’Unagraco - Sostenere che gli immobili appartenenti alle Casse debbano essere svenduti a prezzi irrisori ai propri inquilini non fa altro che dimostrare la non conoscenza delle tematiche previdenziali né del rispetto delle categorie professionali che versano i contributi previdenziali in detti enti”. Raffaele Marcello paventa la possibilità che una siffatta disposizione ministeriale possa porsi alla stregua di un ultimatum da parte del governo, nel senso che questi voglia “far capire ai professionisti che le loro casse di previdenza debbano essere ‘statalizzate’: riteniamo che idee del genere non possano essere minimamente accettate, e che in un Paese sano non sarebbero neanche formulate. Se poi, ancora, l’idea è quella di formulare una proposta, in cui la differenza tra il prezzo di mercato e il prezzo di favore che il ministro Riccardi vorrebbe riservare agli inquilini sarebbe accollata dal bilancio dello Stato, allora viene davvero da pensare che il Paese sia sull’orlo del baratro, in quanto anche i cosiddetti tecnici si sarebbero tramutati in politici della peggiore specie, pronti a scaricare sugli altri le proprie scelte sbagliate”. Così ha concluso il presidente dell’Unagraco, Raffaele Marcello. Sulla medesima scia è l’Anc, guidata da Marco Cuchel, che commenta in maniera forte e decisa le disposizioni proposte da Riccardi. “Nel caso in cui le Casse decidano di porre in essere politiche di dismissione (come peraltro già sta avvenendo per diversi enti), esse sono tenute a farlo, sotto la vigilanza del Governo e il controllo dell’apposita Commissione Parlamentare, garantendo introiti proporzionati al valore di mercato, che possano incrementare fondi patrimoniali attraverso i quali assicurare le prestazioni previdenziali – spiega l’Associazione nazionale commercialisti in una nota - L’Associazione Nazionale Commercialisti ritiene l’housing sociale un tema degno di attenzione e rispetto, per il quale occorre progettare politiche strutturali, e non uscite improvvisate del tutto contrastanti con le richieste stesse del Governo nei confronti di importanti segmenti della collettività, identificabili nelle libere professioni e nelle forme di previdenza che alle stesse afferiscono”.

Il parere Adepp – In aggiunta a ciò, sul fronte dell’Associazione degli enti previdenziali privati, come abbiamo visto, si ritiene che la misura proposta dal ministro Riccardi si presenti come una scelta “sconcertante, irricevibile e al di fuori dell'impianto legislativo del sistema della previdenza privata italiana”, tanto che la stessa associazione ha annunciato un sicuro ricorso alla Consulta qualora il governo non dovesse optare per un cambiamento di rotta. Quel che lamenta l’Adepp è una sempre più evidente ingerenza da parte del governo in faccende che riguardano gli enti di previdenza. Su questo punto, l’Associazione è pronta a difendersi giungendo a interpellare persino la Corte Costituzionale. La questione, spiegata dall’Adepp in una nota, è che gli “Enti di previdenza dei professionisti italiani sono soggetti di diritto privato ai quali la legge di privatizzazione ha affidato piena autonomia gestionale e amministrativa”, ciò detto è opportuno considerare che essi “rispondono della propria gestione, attraverso organi elettivi, ai propri iscritti senza gravare in nessun modo sullo Stato”. Pertanto, se non v’è aggravio sulle casse statali, lo Stato non avrebbe alcun diritto di decidere sui beni degli Enti. Inoltre, l’Associazione chiarisce che se si applicasse il “piano Riccardi”, in città quali Roma o Milano il valore medio degli immobili da dismettere si contrarrebbe almeno del 50%.

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