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Il parere positivo - Le delibere che hanno portato gli enti privati di previdenza, tra i quali ovviamente spiccano quelli di riferimento delle categorie previdenziali, hanno ottenuto una valutazione positiva a seguito dell’attività di verifica di carattere straordinario avviata da parte dei Ministeri vigilanti, vale a dire quello del Lavoro, quello dell’Economia e quello della Giustizia. Il conseguente parere del ministro Elsa Fornero, diretto interlocutore in questi mesi di discussioni e confronto, è che si sia trattato di una “risposta corretta e responsabile”. Il voto positivo è stato aggiudicato in virtù dell’analisi dei bilanci tecnici e degli interventi di riequilibrio presentati entro i termini di legge. Rimangono però in via di analisi gli interventi successivi a siffatti termini.
Gli obiettivi della riforma - L’intento della riforma delle pensioni, firmata proprio dal capo del M.L.P.S., è essenzialmente quello di “imprimere anche sul panorama, complesso e peculiare, degli enti privati di previdenza obbligatoria delle libere professioni, la svolta decisiva verso modelli auto sostenibili”. Tale necessità è apparsa indispensabile e non più rimandabile soprattutto alla luce del fatto che “la platea assicurata, contraddistinta dall'appartenenza di categoria e quindi per questo numericamente circoscritta, reperisce esclusivamente al proprio interno le risorse (contributive) a copertura delle prestazioni previdenziali ed è esposta alle negative congiunture economiche e alla fluttuante domanda del mercato”. Il ministro Fornero ha altresì chiarito che era nelle intenzioni del governo raccogliere tali esigenze, al fine soprattutto di “rafforzare la fiducia degli iscritti nelle rispettive forme di tutela, attraverso la certezza sulla solvibilità diretta delle gestioni”. L’adozione di misure di risanamento e di consolidamento delle gestioni è stata quindi totalmente ancorata a dei parametri e a dei criteri che i Ministeri vigilanti hanno trasmesso agli enti per consentire loro la stesura dei bilanci tecnici.
Le misure – In genere, al fine di raggiungere la sostenibilità a cinquant’anni, gli istituti privati di previdenza hanno adottato misure quali “l'innalzamento dei requisiti di accesso al pensionamento, l'elevazione delle aliquote contributive, la rimodulazione delle aliquote di rendimento della pensione, l'adozione del sistema contributivo, ovvero del retributivo sostenibile (ovvero contributivo indiretto) con l'ampliamento della base pensionabile all'intera vita lavorativa, e la rideterminazione delle soglie di perequazione dei trattamenti pensionistici”. L’acquisizione di questi nuovi metodi di calcolo e di erogazione ha comunque permesso di prestare una ulteriore attenzione anche alle nuove generazioni. “In alcuni casi – spiega la Fornero - le iniziative si pongono in linea di continuità con percorsi di riforma già avviati, rafforzandone i contenuti e gli interventi, in altri casi, invece, rappresentano vere e proprie riforme di sistema, non solo in funzione della tenuta delle gestioni, ma anche in una prospettiva più ampia e complessiva di riconsiderazione del regime previdenziale della categoria”.