7 febbraio 2013

Previdenza professionale: vecchi contro giovani

Ungdcec indignata per la sent. 2750/13 che permette la restituzione del contributo di solidarietà al commercialista pensionato.
Autore: Redazione Fiscal Focus

La sentenza e l’Ungdcec - La sentenza n. 2750/13 pronunciata dalla Cassazione lo scorso 5 febbraio ha accolto in maniera definitiva la richiesta di restituzione del contributo di solidarietà sulla pensione in godimento avanzata da un commercialista. A restituire il versamento sarà tenuta ovviamente la Cnpadc. Il caso ha costituito un precedente, in quanto ha consolidato l’orientamento in base al quale a un ente privato di previdenza non è data possibilità di applicare il contributo di solidarietà alle pensioni in godimento (si veda Commercialisti: no contributo solidarietà del 6/02/13). La ragione di tale divieto è che un simile prelievo andrebbe a incidere negativamente su un importo calcolato con criteri differenti. In merito a siffatta decisione si è espressa l’Unione nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, che ha assunto una posizione di contrarietà nei confronti delle conclusioni della Suprema Corte.

Equità intergenerazionale – Se la classe politica non capisce, ancor meno lo fa la giurisprudenza. È questo, in sintesi, il fulcro dell’intervento della sigla di categoria. “I giudici – scrive la giunta dell’Unione - dimostrando, nella migliore delle ipotesi, di non avere la più pallida idea delle tematiche oggetto della sentenza, motivano il proprio convincimento contrario alla legittimità del contributo di solidarietà (anche dopo le modifiche normative risalenti al 2007, introdotte dal legislatore apposta per sanare i vizi giuridici ritenuti esistenti relativamente alla precedente ‘edizione’ del medesimo contributo) argomentando l'idoneità del contributo medesimo a incidere negativamente sul diritto soggettivo di ciascun pensionato di percepire una pensione commisurata ai contributi effettivamente versati”.

Lo scandalo – Il parere dell’Unione, quindi, è che si sia al cospetto di un vero e proprio ‘scandalo’ perpetrato ai danni delle giovani generazioni di professionisti che vengono così beffati dai propri colleghi più anziani, avallati dalle conclusioni della Cassazione. Un’offesa ai giovani commercialisti che è seconda solo a quella di “di chi, pur consapevole di vedere almeno in parte tutelato un diritto che altri finanziano e non potranno a loro volta acquisire, presenta il ricorso per la restituzione del contributo”.

A cosa serve il contributo di solidarietà - “Il contributo di solidarietà esiste proprio perché, mentre per le giovani generazioni la pensione e' integralmente commisurata ai contributi effettivamente versati, per quelle meno giovani non è così e ciò consente, a parità di condizioni, trattamenti pensionistici più favorevoli”, spiega la sigla sindacale guidata da Eleonora Di Vona. “Se i Colleghi che soggiacciono al contributo di solidarietà lo trovano indigesto, provino a calcolare cosa percepirebbero di pensione se anche per essi fosse applicato per intero il calcolo contributivo che si applica ai più giovani: vi è di che essere certi che, nonostante i timori della Cassazione, preferiranno mille volte di rimanere nella situazione in cui si trovano, contributo di solidarietà compreso”. Per queste ragioni l’Unione avanza ai vertici degli enti previdenziali di categoria una forte richiesta, che ha il sapore di una definitiva presa di posizione a favore dei giovani. L’Unione chiede che i dirigenti delle Casse si attivino “in tutte le competenti sedi per studiare accorgimenti normativi che siano una volta per tutte risolutivi e a prova di questa Suprema Corte di (in)Giustizia”. Dal canto suo, la sigla sindacale non lascerà soli i protagonisti di queste necessarie operazioni di protesta.

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