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“Prima dell’estate”, è questa la scadenza entro cui approvare la delega per la riforma fiscale. A comunicarla è lo stesso Premier Silvio Berlusconi al termine del Consiglio dei ministri. Il Governo, inoltre, intende varare entro l'estate l'intervento sui conti pubblici per portare l'Italia vicina al pareggio di bilancio entro il 2014, come concordato con l'Ue. Berlusconi precisa che “la manutenzione dei conti pubblici per il prossimo anno sarà di un valore intorno a 3 miliardi (e non di 8-9 miliardi come sostengono alcuni analisti). Per l'obiettivo del pareggio, sappiamo già dove andare a trovare i risparmi necessari”. Smentita, dunque, l’ipotesi di una manovra settembrina da 33 miliardi di euro.
Il Fisco sembra diventare realmente uno dei maggiori obiettivi del Governo, ma non passano inosservate le frizioni tra il premier e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. I due si sono incontrati prima dell’inizio del consiglio dei ministri e si sono fermati a chiacchierare in disparte, in una delle sale di palazzo Chigi. Il faccia a faccia non avrebbe, però, avuto un esito positivo. Il confronto si sarebbe concentrato sempre sulla necessità della riforma fiscale.
Tema caro anche ai commercialisti italiani che - come già detto dal Presedente del Consiglio Nazionale, Claudio Siciliotti durante l’assemblea nazionale a Roma - vogliono partecipare alla discussione “condividendo riflessioni con il resto del Paese, partendo sempre quell’approccio di utilità che ha caratterizzato in questi anni la Categoria”. Ma sempre in quell’occasione Siciliotti aveva apertamente mostrato le proprie perplessità nei confronti del Governo e dei suoi obiettivi. In effetti, per Siciliotti, il pareggio di bilancio è subito apparso una “mission impossible”. La manovra – secondo i commercialisti – dovrebbe essere intorno ai 40 miliardi se si vuole arrivare al pareggio. Bisogna lavorare sul dimagrimento della spesa pubblica e, ovviamente sulla crescita economica. Aumentare la pressione fiscale (già intorno al 51%) sarebbe una mossa sbagliata.
I commercialisti chiedono di rinunciare a ricette “repressivo-bulimiche” di gettito o “permissivo-anoressiche” a seconda della vicinanza o lontananza alle scadenze elettorali oppure dell’elettorato di riferimento.
L’evasione fiscale è una condotta antisociale e su questo non devono esserci dubbi.
Proprio a seguito di tali considerazioni il Consiglio Nazionale avanza la richiesta di un riequilibrio della tassazione tra redditi patrimoniali e da lavoro. Propone poi di rimodulare, ad invarianza di gettito, gli effetti distorsivi per le imprese prodotti dall’Irap. I commercialisti chiedono inoltre una riduzione della giungla di detrazioni, deduzioni, regimi impositivi speciali e sostitutivi e l’utilizzo di redditometro e spesometro che preveda, però, un mediatore terzo nel contraddittorio tra Entrate e contribuente. C’è anche l’idea di costruire una piattaforma informatica che consenta ai contribuenti di non avere altri adempimenti oltre a quelli “minimi”. È necessario, infine, incentivare il ricorso a mezzi di pagamento tracciabili anche per le transazioni al di sotto della soglia per cui l’utilizzo del denaro contante è escluso per legge.
Anche Confindustria ribadisce l’importanza della riforma fiscale per aiutare il Paese a riprendere la crescita economica. Emma Marcegaglia chiede un calo delle tasse per imprese e lavoratori ma a parità di pressione fiscale perché per l'Italia è cruciale tenere in ordine i conti pubblici.
Infine l’opposizione, seppur scettica a credere alle parole del Premier si dice pronta a sfidare il Governo nel caso si aprisse un discorso serio: “si può distribuire diversamente il carico fiscale se si vuole maggiore equità e un pò di crescita. E distribuire equamente - spiega Bersani - vuol dire caricare di più sull'evasione e sulle rendite finanziarie e da patrimonio, e cominciare ad alleggerire il carico su impresa e lavoro”.