17 novembre 2014

Pro-rata con limiti. Plauso della Cnpr

Pagliuca: "Le nuove generazioni non possono farsi carico di mantenere i privilegi di quelle precedenti”
Autore: Redazione Fiscal Focus

La sentenza - Secondo quanto emerso dalla sentenza 13 novembre 2014 n. 24221 della Corte di Cassazione, devono considerarsi legittimi gli atti delle Casse previdenziali dei professionisti che, nel corrispondere i trattamenti pensionistici, tutelano l’equilibrio economico di lungo periodo. In sostanza, il ricorso proposto da un ragioniere è stato respinto dalla Sezione Lavoro che ha legittimato l’operato dell’intimata Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali. In riferimento alle pensioni liquidate fino al 31 dicembre 2006, il parere degli Ermellini è che la garanzia costituita dal principio del pro rata deve incontrare un’applicazione rigorosa. Tuttavia, a partire dal primo gennaio del 2007, a siffatti enti di previdenza è stata riconosciuta la possibilità di emettere dei provvedimenti con l’esclusivo obiettivo di tutelare l’equilibrio finanziario di lungo termine: tali provvedimenti possono essere predisposti non più con il rigore preteso in precedenza, bensì soltanto “avendo presente” il citato principio del pro rata circa le anzianità già maturate rispetto all’introduzione delle modifiche introdotte da atti e delibere in materia previdenziale e comunque tenendo conto dei criteri di gradualità e di equità fra generazioni.

Il punto del presidente - Sul punto è quindi intervenuto il numero uno del suddetto ente di previdenza professionale, Luigi Pagliuca, il quale si è sempre detto fiducioso nei confronti dell’operato della Suprema Corte, confidando nel fatto che le ragioni di diritto e quelle del comune buon senso avrebbero certamente prevalso. E questo è dunque avvenuto, in quanto la Corte di Cassazione, come abbiamo accennato, ha dato ragione alla Cassa per quel che concerne la questione del pro rata. Tale principio, secondo quanto esposto dalla Finanziaria 2007, può essere attenuato qualora siano presenti delle motivazioni di interesse generale costituzionalmente rilevanti, quali appunto le esigenze del medesimo istituto previdenziale di garantire l'equilibrio finanziario nel lungo periodo. "Sono passati venti anni da quando la legge Dini riformò il sistema pensionistico ma il paese da allora è profondamente cambiato e se si vogliono garantire le aspettative pensionistiche di ogni singolo individuo, maturate in un periodo particolarmente generoso, bisogna fare i conti con risorse economiche che non sono illimitate", ha sottolineato Pagliuca.

Tutele generazionali – La posizione della Cassa, sintetizzata dal suo presidente, risulta dunque in linea con la convinzione che sia quanto mai opportuno innalzare delle tutele e delle garanzie per le generazioni più giovani, che effettivamente non godranno di tutte quelle che sono state riconosciute alle generazioni più anziane. "Le nuove generazioni non possono farsi carico di mantenere i privilegi di quelle precedenti, e questo il legislatore lo aveva già intuito nel 2006, quando ebbe modo di chiarire come il principio del pro rata non poteva prescindere dalla necessità di mantenere in equilibrio il fondo e quindi garantire le pensioni future. Questo è quanto nella sostanza hanno riconosciuto i giudici di Cassazione e questo è quanto abbiamo più volte sottolineato in questi mesi in ogni occasione e in tutte le sedi istituzionali. C'è ancora molto da fare ma questa sentenza dà forza e solidità alle riforme che noi e altre Casse abbiamo dovuto varare in tempi recenti per garantire l'equilibrio finanziario nel lungo periodo. Rimangono ancora inalterati privilegi e garanzie ingiustificabili relative ad alcune pensioni erogate che, mediamente consumano in cinque anni, la contribuzione di tutta la vita lavorativa scaricando il costo per i successivi 15 anni sui giovani", ha quindi concluso il presidente Pagliuca.

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