22 maggio 2014

Professione commercialista e problemi sul tappeto

Autore: Stefano Sfrappa

Quale Sindacato italiano Commercialisti abbiamo da tempo denunciato l’ingiusto incremento dell’aliquota del 26% anche sui rendimenti delle Casse di previdenza professionali. Ciò principalmente perché non si può confondere (ed assimilare) l’investimento finanziario e speculativo con quello previdenziale. D’altro canto negli altri Paesi europei tali tipi di rendimenti non sono tassati e anche in Italia quello relativo alla previdenza complementare lo è all’11% costituendo in tal modo un ‘ingiustificata differenza’ di trattamento tra questa e la previdenza obbligatoria. Senza poi contare gli effetti sugli investimenti delle Casse e sull’economia reale che verrebbero in tal modo significativamente contenuti. Il Governo, anche in seguito alle nostre sollecitazioni, si era ravveduto prevedendo la riduzione dell’aliquota dall’attuale 20 al 12% in sede di modifica all’articolo 2 del D.L. 66/2014, ma successivamente apprendiamo dai giornali la clamorosa marcia indietro. E cioè aumento dell’aliquota al 26% da Luglio ma solo per il 2014, salvo poi provvedere alla revisione di tutto il sistema di tassazione delle Casse (se, forse e quando ci saranno le condizioni...). Si capisce l’importanza delle coperture finanziarie, ma tale misura è ingiusta, non aiuterà l’equilibrio di lungo periodo tanto a cuore ai ministeri vigilanti e renderà ancora più magre le future pensioni già ridotte in seguito all’introduzione del sistema contributivo anche nel mondo delle casse professionali.

Anche da questo tema importante si avverte l’assenza del Consiglio Nazionale.
E’ stato fatto un patto tra gentiluomini tra Ministero e Categoria al fine di formare una lista unica per le prossime elezioni del 16 Luglio 2014 e scongiurare potenziali futuri contenziosi legati all’attuale opacità della nuova geografia professionale. Parrebbe invece che la strada della lista unica è tutta in salita e l’ipotesi della formazione di due o più liste è più che concreta. Facciamo allora un appello a tutti colleghi : la Categoria ha già pagato un prezzo altissimo con il commissariamento. Vogliamo una lista unica evitando sul nascere ulteriori contenziosi ( anche solo in ipotesi), al fine di presidiare costantemente la Categoria, rappresentarla in tutti i luoghi deputati e riformare il D.Lgs. 139/2005 che presenta a nostro avviso numerose criticità.

Altro tema caldo di questi giorni è l’applicazione della Tasi, abbinata all’IMU, con delibere che non arrivano, proroghe formalizzate con comunicati e ipotesi di moltiplicazione di casistiche che ledono il principio dell’economicità nella riscossione dell’imposta e quello della certezza del diritto sistematicamente calpestato a prescindere da chi sia al governo del paese. Gli stessi Comuni, da un lato reclamano gettito tributario immediato e dall’altro tergiversano nel deliberare per paura che gli aumenti delle aliquote (ormai certi) possano avere ripercussioni negative nella cabina elettorale!

Risultato: a tre settimane dall’adempimento non sappiamo ancora chi e quanto si dovrà pagare, esponendoci ad un rischio di errore molto alto connesso all’applicazione di normative e delibere molto articolate ed in poco tempo. Ci domandiamo: ma è ancora possibile lavorare così? Facciamo un appello a tutti i colleghi del parlamento per cambiare registro. La crisi che sta devastando il nostro paese deriva anche dall’isteria burocratica e da questo modo di esercitare il potere.

Semplificare, ridurre gli adempimenti, la pressione tributaria e previdenziale potrebbero soltanto facilitare la ripresa ed aumentare in tal modo il gettito tributario. È possibile che non si sia ancora accorto nessuno?

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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