30 maggio 2013

Professioni: Ue chiede altre liberalizzazioni, il Cup dice no

Cup: non ci sono problemi di accesso. La riforma è stato un passo verso al modernità.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il suggerimento dell’Ue - L’Unione europea si è espressa anche sui professionisti italiani, indicando al governo nuove strade sulla via delle liberalizzazioni. Alla squadra esecutiva guidata da Enrico Letta, l’Unione ha infatti indicato l’opportunità di andare “oltre la riforma delle professioni regolamentate per superare le restrizioni sussistenti, così come è necessario salvaguardare i principi fondamentali della riforma difendendoli da eventuali battute d'arresto, risultanti in particolare dalla riforma delle professioni legali”.

La contrarietà dei professionisti italiani
– A tuonare contro il suggerimento avanzato dall’Unione europea è il presidente del Comitato unitario delle professioni, Marina Calderone, già presidente del consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro. La Calderone non vede di buon grado la proposta comunitaria, anche perché sostiene che le professioni italiane hanno già subito e adottato riforme mirate alla liberalizzazione delle attività professionali. “È particolare – ha dichiarato il presidente del Cup - che si continui a pensare agli ordini professionali come un settore in cui ci siano problemi di accesso. È un dato pubblico casomai che ci siano problemi di eccesso particolarmente per alcune professioni”.

La riforma delle professioni – Le categorie ordinistiche italiane hanno già un piano per le liberalizzazioni e si trova proprio nella riforma varata ormai da quasi due anni. Ulteriori interventi minerebbero i capisaldi di quel testo largamente condiviso da tutti gli Ordini. “Dispiace - conclude Marina Calderone - che non si sia colta l'essenza della riforma delle professioni che ha fatto compiere un deciso passo verso la modernità di tutti gli ordinamenti. Risulta estremamente difficile ritrovare la realtà esistente nel mondo ordinistico italiano che, invece, è caratterizzato da una grande apertura verso i giovani. Basti pensare che negli ultimi dieci anni il numero degli iscritti, attualmente 2,3 milioni, si è raddoppiato. Definire chiuso un settore che presenta questi numeri non corrisponde alla realtà”.

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