18 luglio 2012

Professionisti con le forbici in mano

Ancora tagli negli studi professionali investiti dalla crisi
Autore: Redazione Fiscal Focus

La crisi economica e i professionisti - Per i professionisti al tempo della crisi risulta quanto mai urgente correre ai ripari, soprattutto per limitare i danni economici che la recessione che ha investito l’Italia potrebbe procurare ai loro affari. Diverse sono le strategie adottate dai singoli studi professionali, soprattutto dalle realtà medie e piccole che hanno risentito in misura maggiore la contrazione del mercato, quindi anche delle possibilità economiche. Vediamo quali sono le scelte obbligate alle quali i professionisti, seppur contro voglia, spesso non possono fare altro che assoggettarsi.

Il taglio del personale - In genere a farne le spese risultano essere soprattutto i dipendenti. A ben vedere, la spending review dello studio porta a recidere in maniera netta il personale che è divenuto superfluo per due motivi: da un lato, il lavoro diminuisce perché non ci sono più molte commesse o se ci sono il titolare preferisce organizzare il proprio tempo e fronteggiarle da solo, in seconda battuta, risulta sempre più difficile garantire la giusta retribuzione ai dipendenti a causa dei ritardi del saldo sia da parte della Pubblica Amministrazione che dalle imprese private. “La prima leva per ridurre i costi, purtroppo, è risparmiare sul personale”. A farlo presente è il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. “Dalle attività tecniche a quelle economico-legali fino alle sanitarie, tutte le categorie fanno i conti con la crisi e gli studi sono costretti a privarsi di competenze sulle quali hanno investito per anni”. Così finisce che i dipendenti, in attesa di tempi migliori, vengono messi a riposo con la cassa integrazione in deroga. A ben vedere, sono circa 3.150 i lavoratori dipendenti presso studi professionali di piccole e medie dimensioni che nel corso dell’ultimo anno stanno beneficiando della cassa integrazione in deroga. Il problema ulteriore è che il mondo professionale non ha dimestichezza con la questione degli ammortizzatori sociali, quindi il taglio risulta ancora più netto. Sarebbe bene, infatti, prima di giungere al licenziamento o alla cassa integrazione, tentare con misure soft quali il lavoro part time.

La formazione – Connessa alla sforbiciata sul personale organico v’è quella sulla formazione. Il titolare di un piccolo e medio studio inizia a non potersi più permettere determinati standard sul piano formativo dei propri dipendenti, pertanto sceglie sempre più spesso di limitare le attività. Ciò però finisce con l’incidere sulla qualità e la competenza degli operatori.

La tecnologia che fa risparmiare – Abbiamo visto nei giorni scorsi che gli studi professionali stanno diventando sempre più tecnologici. Questo fenomeno è giustificato sia dalla volontà di essere al passo coi tempi, sia dal fatto che avvalersi di supporti informatici e digitali consente un conseguente risparmio in termini economici e di tempo. L’utilizzo di strumenti digitali che consentono la trasmissione di dati e informazioni, l’archivio di documenti ma anche la creazione di una rete collaborativa tra colleghi, permette al professionista di ammortizzare gli sprechi, convogliando le risorse economiche verso altre ferite da sanare. Inoltre, sempre per quel che concerne le piccole e medie realtà professionali, un trend che sta diffondendosi è quello della cooperazione tra gli studi, nel senso che diviene ogni giorno più concreta l’idea di associarsi soprattutto al fine di condividere tutte quelle spese standard di mantenimento dello studio.

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