5 aprile 2013

Professionisti in difficoltà

I disagi dei professionisti sardi rispecchiano il quadro nazionale.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Lo scenario professionale - L’Italia non è un Paese per professionisti, o almeno si accinge a non esserlo più. La situazione diviene ogni giorno più critica lungo tutta la Penisola a causa soprattutto della grave congiuntura economico-finanziaria che attanaglia famiglie e imprese. Così, mentre ai vertici politici regna l’indecisione, alla base, tra la gente, la sfiducia è il sentimento più diffuso. E, come s’è accennato, una grossa fetta di sfiducia raccoglie proprio i liberi professionisti iscritti alle categorie ordinistiche. Una fotografia illustrativa di quanto sta avvenendo può essere estrapolata dallo scenario professionale della Sardegna, rappresentativo di quello nazionale. In questa regione il mercato è sostanzialmente fermo, i professionisti lavorano ma vengono pagati nel giro di due o tre anni, intanto però sono braccati da innumerevoli adempimenti fiscali e contributivi che finiscono per soffocarli. Spesso a farne le spese sono soprattutto i giovani, gettati nel circuito gli uni contro gli altri per accaparrarsi la ‘consulenza’ migliore.

Consulenti e commercialisti - Che fine fa il professionista? Ebbene, se è un consulente del lavoro o un commercialista, è molto probabile che finisca all’ultimo posto tra le priorità dei propri clienti. Hanno la peggio soprattutto coloro che assistono le piccole e medie aziende. Nel caso dei consulenti, ad esempio, quando l’impresa riesce a non chiudere i battenti, deve comunque darsi delle priorità tra le quali non fa neanche capolino il saldo del compenso del professionista che ha svolto la prestazione relativa al rilascio delle buste paga dei dipendenti, oltre ad aver tenuto i rapporti con le compagnie assicurative e con gli enti previdenziali, ad aver analizzato i costi e preparato le denunce dei redditi e gli adempimenti per cassa integrazione e licenziamenti. Come reagire? Molti professionisti, soprattutto i più giovani, hanno abbandonato il campo cancellandosi dall’Albo. Si consideri infatti che a fronte di un siffatto immane carico di lavoro, non v’è il guadagno consono e, con i compensi ottenuti, a parte il sostentamento quotidiano, non si riesce neanche a pagare la quota d’iscrizione all’Ordine. Essere professionisti, quindi, è diventato un costo e un lusso che non sempre ci si può permettere. Medesima situazione è quella vissuta dai dottori commercialisti, dai ragionieri e dai periti commerciali, che stentano a vedersi recapitare in tempi accettabili il giusto compenso per la prestazione erogata. In questo caso, oltre ad essere pagati in ritardo, i professionisti hanno riscontrato una crescente perdita di lavoro. A questo punto verrebbe da chiedere perché questi professionisti non fanno causa ai clienti morosi. Ecco, bisogna tener presente che il saldo non avviene a causa della crisi, per via di una mancanza di liquidità che sta a monte. Nella maggior parte delle situazioni, i commercialisti assistono piccole e medie imprese sull’orlo del fallimento o della chiusura, portarle in tribunale significherebbe affossarle ancora di più. Altra difficoltà incontrata dai commercialisti riguarda le attività loro proprie che però spesso vengono svolte da soggetti non abilitati o non iscritti agli ordini. Questi sono i veri nemici che concorrono ad aggravare le già precarie condizioni dei professionisti, in particolare dei giovani che stentano a tracciare un proprio cammino professionale.

Le altre professioni – Non navigano nell’agiatezza neanche le altre categorie, come gli avvocati, i geometri e gli architetti. Anche in questi casi il problema maggiore è il ritardo nei pagamenti. Per gli avvocati, al saldo della parcelle con tempistiche dilatate, si aggiunge una giustizia lenta e che fa acqua da tutte le parti. Sintomo della crisi è, oltre alla cancellazione dagli Albi, anche l’esiguità del numero di candidati all’esame di Stato.

Capitolo previdenziale
– E se vivere della propria professione è diventato davvero arduo, in Sardegna come nel resto d’Italia lo è anche riuscire a ottenere la pensione dopo anni di duro lavoro. Il sistema previdenziale è infatti divenuto troppo oneroso per soggetti che, come abbiamo visto, non riescono a recuperare in tempi brevi il giusto compenso per le prestazioni erogate. La riforma Fornero, inoltre, ha messo il carico da undici su una situazione che neanche prima era rosea. Come abbiamo visto, la decisione di cancellarsi dagli Albi è senz’altro dovuta all’incapacità di sostenere la quota d’iscrizione, debolezza che emerge anche per quel che concerne l’iscrizione alle Casse di previdenza. Il sistema andrebbe ulteriormente riformato, magari prevedendo maggiori agevolazioni per i giovani e possibilità di rateizzare le quote. In definitiva, si continua a cercare un compromesso, ma intanto chi non paga viene raggiunto da cartelle esattoriali.

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