14 novembre 2016

PROGETTO CNDCEC-FNC “CONOSCERE PER GESTIRE”: AL TEATRO GHIONE, LA GIORNATA CONCLUSIVA

Autore: Ester Annetta

Tra gli ultimi atti compiuti dal Consiglio Nazionale uscente, il Convegno “Conoscere per gestire” rappresenta senza dubbio un finale eccellente, attestato tanto dall’utilità dei contributi che ne sono emersi ma, ancor più, dall’entusiasmo e dagli univoci consensi che ha riscosso non solo nella platea ma tra gli stessi ospiti ed attori.
Tre giorni di lavori vissuti con una partecipazione ed una passione che raramente accompagnano incontri e confronti tecnici e che, in questa sede, sono stati invece la straordinaria costante: segno che la valenza di alcuni temi investe spesso la coscienza oltre che il dovere.
Ed è anche questo aspetto che ha tenuto a sottolineare il Consigliere Nazionale Maria Luisa Campise, delegata alle funzioni giudiziarie, che, insieme a Luca D’Amore - ricercatore della Fondazione Nazionale dei Commercialisti - ha ideato l’iniziativa. Difatti, oltre che la riconosciuta enorme portata dei risultati scaturiti dalla ricerca condotta, “il grande valore dell’evento” – ha dichiarato il Consigliere Campise – “è stato quello di riunire un incredibile numero di magistrati, amministratori giudiziari, funzionari dell’ANBSC e professionisti di tutta Italia, offrendo loro l’occasione di confrontarsi sulle prassi adottate nei diversi territori in materia di gestione dei beni sequestrati o confiscati alla criminalità organizzata - ambito, peraltro, al quale prima d’ora non era mai stata data una tale specifica rilevanza – ma ancor più, come essi stessi hanno tenuto a riferirmi, di ricompattarsi, abbattendo confini geografici e performativi e ritrovando un’armonia ed un’unità d’intenti che, mai come in questo campo può risultare la formula vincente per svolgere un’opera efficiente.”
L’incontro tenutosi nella giornata di sabato al Teatro Ghione di Roma (anch’esso bene confiscato alla mafia) è stato la fase conclusiva dei workshop sviluppati nei due giorni precedenti nell’ambito del programma del convegno, durante i quali sono state esaminate e discusse le prassi negative e positive registrate nei territori tra i soggetti coinvolti nel processo gestorio dei beni sequestrati e confiscati, come ricavate dalle risultanze di un questionario appositamente somministrato ed illustrate nel relativo report dal Consigliere Campise.
Premesso un breve excursus storico-normativo degli interventi legislativi (dalla Legge 646 del 1982, nota come Rognoni- La Torre, che introdusse l’art. 416 bis, alla legge 356 del 1992 sulla c.d. confisca allargata, al Codice antimafia del 2011) che hanno reso possibile sequestri e confische di beni alle consorterie criminali, il report illustrato fornisce anzitutto dei dati generali: ad oggi, il numero dei detti beni è pari a circa 150 mila unità – tra immobili, aziende, mobili registrati, titoli - cui vanno aggiunte risorse finanziarie in denaro per un importo di € 3.486.998.037,00; i relativi procedimenti – al netto, peraltro, di quelli non computati nella banca dati del Ministero della Giustizia - sono in prevalenza (73%) pendenti presso i Tribunali delle Regioni del Sud (il restante 23% è distribuito tra quelli del centro-nord).
Nel suddividere l’attività gestoria in due fasi – giudiziaria ed amministrativa – le 44 domande oggetto del questionario somministrato (che ha riguardato tutti i 143 Ordini territoriali, dei quali 22 hanno fatto pervenire il maggior numero di riscontri) hanno interessato: la procedura (esecuzione del sequestro, modalità di attuazione, adempimenti, interventi dell'autorità giudiziaria, tempistiche, statistiche percentuali su revoche della misura patrimoniale); la gestione (modus operandi, principali attività da svolgere, modalità di nomina del coadiutore) e le sue criticità; i rapporti con la pubblica amministrazione (ANBSC, Equitalia Giustizia, Agenzia delle Entrate, Ispettorati, Aziende Sanitarie locali, Enti Statali e territoriali, Avvocatura dello Stato, etc); i compensi del custode/amministratore giudiziario; la tutela dei diritti dei terzi (modalità applicative e statistiche sull'accertamento della buona fede).
Soprattutto con riguardo alla prima voce - gli aspetti procedurali – le maggiori carenze riscontrate, come si evince dal report, si collocano in difetti formali (erronea redazione, notificazione e trascrizione dei provvedimenti di sequestro); in diseconomie gestionali connesse all'esecuzione del sequestro; nell’adozione immediata del provvedimento di confisca spesso senza passare attraverso la fase giudiziaria vera e propria e, dunque, la nomina dell'amministratore giudiziario; nell’adozione di provvedimenti di sequestro parziali; nella mancata adozione di provvedimenti di sgombero per immobili occupati sine titulo dal proposto o da suoi familiari; nel tardivo riscontro ad istanze presentate dal custode/amministratore giudiziario anche con riferimento alla gestione di beni aziendali; nella scarsa collaborazione tra uffici giudiziari (es. tra Misure di Prevenzione e giudici fallimentari o dell’esecuzione) e nel contrasto tra interpretazioni giurisprudenziali anche all'interno della medesima sezione dello stesso Tribunale; nella mancata attuazione dell'Albo degli amministratori giudiziari.
Un aspetto particolarmente delicato è apparso quello relativo ai compensi: il 90% degli intervistati ha dichiarato che essi attualmente vengono liquidati in base alle previsioni di cui al D.P.R. 7 ottobre 2015, n. 177, cui però vengono attribuiti due difetti (che, peraltro, hanno determinato da parte del CNDCEC la proposizione di un ricorso nelle sedi competenti, ad oggi in attesa di definizione): l'assenza di un parametro temporale per determinare il compenso dell'amministratore giudiziario; le modalità di commisurazione dei compensi per la gestione dei beni aziendali, che, in base alla previsione dell’art. 3 del suddetto decreto, è stabilito che debbano essere calcolati in percentuale sul valore del complesso aziendale. A riguardo, infatti, si registrano due distinte prassi: una, che fa riferimento al valore dei beni costituenti l'attivo patrimoniale per aziende e società stimati al valore di mercato, senza tener conto dei debiti; l’altra, che, ricorrendo al metodo di valutazione aziendale c.d. misto, tiene conto, tra l'altro, del patrimonio netto rettificato e, pertanto, anche dei debiti.
In relazione alla tematica della tutela dei diritti dei terzi, in specie con riferimento all'accertamento della buona fede, è emerso che la prassi prevalente dei Tribunali è quella di avviare la procedura per l'accertamento dei crediti soltanto dopo la confisca definitiva anziché dopo quella di primo grado e che, nell’80% dei casi, soltanto il 25% dei creditori riesce a farsi accertare la buona fede, mentre, nel restante 20% dei casi, la percentuale sale al 50%.
Fuori questionario sono state, poi, formulate ulteriori domande: in materia di mappatura informatica dei beni, è risultato un difetto di certezza e di aggiornamento della consistenza e del valore dei patrimoni affidati in gestione a causa del mancato funzionamento della Banca dati centrale del Ministero della Giustizia, cui si aggiunge altresì una carenza significativa di risorse umane e strumentali; limiti sono stati riscontrati pure nel regime di trasparenza circa l'utilizzazione dei beni confiscati da parte degli Enti Territoriali, poiché in diversi Comuni d’Italia l'elenco dei detti beni, destinati ai patrimoni delle singole amministrazioni civiche, non viene pubblicato o non risulta aggiornato. Di conseguenza, in alcuni casi i cittadini o le associazioni interessate hanno presentato istanza di accesso civico all’amministrazione comunale ai sensi dell’art. 5 D. Lgs n. 33/2013.
Preziosi anche i dettagli emersi dagli interventi che sono seguiti all’illustrazione del report: dai saluti del Presidente del CNDCEC, Gerardo Longobardi, che ha ricordato il notevole contributo dato dal Consiglio alla materia in oggetto: con l’istituzione di una Commissione permanente presso il Consiglio; con le diverse audizioni parlamentari, tra cui quelle recenti finalizzate a proposte di modifica al codice antimafia; con l’elaborazione delle linee guida a supporto del Commercialista investito del ruolo di amministratore giudiziario, rivelatesi un prezioso strumento anche per tutti gli altri operatori del settore. Longobardi ha anche ribadito la necessità di un intervento in tema di compensi, definendo “un atto di forte insensibilità” l’equiparazione dell’amministratore giudiziario al curatore fallimentare compiuto dal D.M. 177/2015 ai fini della determinazione degli stessi, soluzione non condivisa dal Consiglio che - come si accennava sopra - ha, dunque, proposto ricorso; dai saluti del Presidente dell’ODCEC di Roma, Mario Civetta, che ha puntato sull’opportunità di una maggior apertura ai giovani professionisti nell’ambito dell’amministrazione giudiziaria, con l’elaborazione di appositi protocolli d’intesa e corsi formativi, e di un maggior impegno a favore della trasparenza della detta attività;
dai saluti del Presidente della FNC, Giorgio Sganga, che ha sottolineato il grande contributo con cui la Fondazione ha risposto alla ricerca promossa dal Consigliere Campise, grazie anche all’impegno del suo ricercatore, Luca D’Amore, volendo dimostrare come pure il lavoro di ricerca possa essere un utile veicolo della custodia della legalità. Con l’occasione ha dichiarato l’intenzione della Fondazione di partecipare ad un bando europeo grazie al quale il proprio contributo di ricerca confluirà in un bacino d’impiego destinato ai Paesi Europei;
dai saluti di Stefano Screpanti, Capo Reparto Operazioni Comando Generale della GdF di Roma, che, evidenziando come, nella pratica, la polizia giudiziaria (che ha un ruolo fondamentale in tutte le operazioni preliminari) intervenga più efficacemente dell’ufficiale giudiziario nella fase di esecuzione del sequestro, ha auspicato che detta prassi si traduca in previsione normativa in sede di riforma del codice antimafia.
Gli insigni magistrati che, nel corso dei workshop precedenti, si erano confrontati sulle modalità operative dei rispettivi Tribunali, hanno, in questa sede, specificato ciascuno singoli aspetti sui quali sarà opportuno ragionare, nell’ottica di dare seguito e continuità ai positivi segnali emersi da queste giornate.
Antonio Balsamo, sostituto Procuratore Generale della Corte di Cassazione, ha evidenziato la necessità di strutturare interventi che consentano di eseguire sequestri anche all’estero, rilevato che la criminalità organizzata agisce ormai come agente economico rilevante anche a livello europeo.
Bruno D’Urso, magistrato della Sezione GIP del Tribunale di Napoli, ha illustrato un singolare caso di sequestro di quote di fondo patrimoniale e la soluzione adottata dal proprio Tribunale nel sollevare il conflitto di competenza gestoria tra SGR, amministratore giudiziario e amministratore del fondo.
Giovanni Francolini, magistrato della Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, si è soffermato sulle criticità emergenti dai rapporti tra misure di prevenzione e fallimento, rilevando la necessità che, ove l’amministratore giudiziario rilevi che l’azienda gestita sia sana e solvibile, nell’ottica di un proseguimento della sua attività, egli deve poter intervenire presso il giudice fallimentare per scongiurare il fallimento.
Un interessante intervento è stato quello di Graziella Luparello, magistrato del Tribunale di Caltanissetta, riguardo alla tutela dei terzi che abbiano rapporti (es. di lavoro dipendente o fornitura) con l’azienda sequestrata, in particolare sulla qualificazione della “data certa” al fine di stabilire se si tratti di rapporti contratti in buona fede.
Giovambattista Toma, magistrato consulente della Commissione parlamentare antimafia, si è voluto soffermare sulla valenza della ricerca condotta da CNDCEC-FNC, ritenuta un utile indicatore di metodo (poiché basata su ampia casistica e non su casi singoli che possono rischiare di falsare il dibattito) ed anche un effettivo parametro statistico, di quelli cioè che riferiscono non solo il dato rilevante, “suggestivo”, ma anche su quello nascosto, “il racconto” sottostante, che è ciò che rende la ricerca davvero aderente alla realtà.
Sulla tutela dei diritti dei terzi, in relazione alla rilevata prassi prevalente dei Tribunali di avviare la procedura per l'accertamento dei crediti soltanto dopo la confisca definitiva, è intervenuto Piero Grillo, Presidente della Sezione Misure Preventive del Tribunale di Trapani, illustrando come il suo Tribunale rappresenti invece la variante minoritaria ove detto accertamento viene anticipato alla fase successiva alla confisca di primo grado.
Francesca La Malfa, Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari, è tornata sul tema dell’esecuzione del sequestro, concordando col Generale Screpanti sulla necessità di riconoscere normativamente il ruolo che in detta fase viene di fatto svolto dalla polizia giudiziaria.
Sull’importanza della sinergia tra commercialisti e magistrati come co-attori di una rete di legalità si è soffermato Francesco Menditto, Procuratore Capo presso il Tribunale di Tivoli, mentre Giuliana Merola, magistrato consulente della Commissione parlamentare antimafia ha illustrato gli emendamenti attualmente al vaglio della commissione per la riforma del codice antimafia (in materia di coordinamento con la Procura Distrettuale, di pagamento dei crediti indifferibili per il prosieguo dell’attività dell’azienda sequestrata, di prevalenza del giudice delle misure preventive su quello fallimentare in tema di verifica dei crediti, di cumulo degli incarichi degli amministratori giudiziari). Guglielmo Muntoni, Presidente della Sezione Misure preventive del Tribunale di Roma ha illustrato l’iniziativa del suo Tribunale di un protocollo firmato con i sindacati Confcommercio, Confindustria, Libera ed altre sigle, finalizzato alla proficua gestione dei beni delle aziende sequestrate, soprattutto quelle di grandi dimensioni; e Ornella Pastore, Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, soffermandosi sui rapporti con l’ANBSC, ha rilevato la necessità di efficientare il processo post amministrazione, rilevando le carenze della gestione una volta esaurita la confisca di primo grado col passaggio dei beni all’Agenzia a seguito della confisca definitiva.
Tema, quello del bisogno di migliorare l’attività dell’Agenzia rimarcato, in chiusura, anche da Umberto Postiglione, Direttore dell’ANBSC, che ha esortato a riguardo l’intervento del legislatore, oltre alla necessità dell’incremento delle risorse umane impiegabili.
Gli atti del Convegno, in aggiunta al report elaborato dal CNDCEC e dalla FNC, saranno a breve oggetto di un’apposita pubblicazione edita dalla stessa Fondazione, a suggellare - con un documento che possa risultare un valido strumento di ausilio agli operatori impiegati nel settore dell’amministrazione giudiziaria - il successo di un’iniziativa che merita senz’altro d’essere replicata.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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