25 maggio 2015

Questo Pos… inutile e costoso!

Indagine Ancl: obbligo del Pos per i professionisti assolto solo da un cdl su 10
Autore: Redazione Fiscal Focus

L’obbligo - “Il Pos per gli studi professionali, soprattutto di medie e piccole dimensioni, è uno strumento inutile che rappresenta solo un costo”, lo afferma Francesco Longobardi, presidente nazionale dell'Ancl, il sindacato unitario dei consulenti del lavoro, esaminando i risultati di un recente studio condotto dall’associazione in base al quale, a quasi un anno dall'obbligo, solo un consulente del lavoro su 10 ha installato un Pos nel proprio studio. A un tale clamoroso risultato se ne aggiunge un altro, che sottolinea come più della metà di quanti si sono adeguati alla norma ha usato il Pos all’incirca per una quindicina di transazioni tramite bancomat o carte di credito.

L’indagine –
Dunque, l’Ancl lo scorso aprile ha condotto questo sondaggio tra i propri iscritti e nei giorni scorsi ne ha presentato i risultati al Consiglio nazionale del sindacato. Dall’indagine, realizzata da centro studi della sigla di categoria, è emerso che su 7mila iscritti all'associazione, hanno risposto al sondaggio in 1670, sicuramente un buon campione. Il questionario somministrato era composto da sei domande a scelta multipla e una a risposta aperta con l’obiettivo di verificare se e come la categoria si fosse adeguata alla normativa e cosa ne pensasse. “Anche se i consulenti del lavoro sono perfettamente a conoscenza dell'obbligo di legge, solo il 10% ha scelto di dotarsi di un Pos, affrontando i costi di gestione con la banca sia per la dotazione della strumentazione che per le transazioni economiche: i canoni mensili, riportano gli iscritti, variano da 6 a 36 euro mentre la percentuale su ogni operazione da 0,60 a 2,50%. L'indagine rileva anche come il territorio non risulta adeguatamente coperto da specifiche convenzioni banche-professionisti: solo il 12,86 % dei partecipanti all'indagine afferma infatti di conoscere opportunità di questo tipo. Ma è il numero delle transazioni effettuate nell'arco dell'anno che dà il parametro dello scarsissimo utilizzo del Pos negli studi dei consulenti del lavoro: di quel 10% che lo ha installato, il 3,4% ha effettuato al massimo 15 transazioni, lo 0,64% da 15 a 50 e solo l'1,29% oltre 50. Vi sono, quindi, consulenti del lavoro che pur avendo deciso di adeguarsi alla legge, di fatto non lo usano perché gli accordi con i clienti, tipicamente le aziende, sono principalmente regolati con bonifici”, spiega l’associazione sindacale in una nota.

Le conclusioni – A tirare le somme di questi singolari risultati, che certamente pongono in evidenza non solo l’inutilità dell’obbligo, quanto la percezione che ne hanno avuto i professionisti, è intervenuto nuovamente Francesco Longobardi. “Questa indagine è l'occasione per ribadire che il sistema delineato dal ddl è sproporzionato rispetto alle esigenze di tracciabilità dei pagamenti, che possono essere soddisfatte tramite gli altri sistemi abitualmente usati dai professionisti (bonifici, assegni non trasferibili, etc.). Se, come ipotizzato poco tempo fa, la legge venisse integrata con delle sanzioni, la necessaria diffusione del Pos negli studi professionali, proprio per evitare le sanzioni, si tradurrebbe in un vantaggio economico solo per le banche e in un danno per le aziende sulle quali verrebbero scaricati i costi aggiuntivi che i professionisti devono sostenere”.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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