22 aprile 2011

Radiografia di uno scontrino

Il provvedimento è migliorare la funzione dello speso metro, ma c’è il rischio dell’effetto boomerang. I commercianti non accolgono con favore la nuova prassi

Scatterà il 1° luglio l’obbligo per i commercianti di registrare i dati dei clienti: l’Agenzia dell’Entrate sforna l’ennesima procedura a carico dei commercialisti
Autore: Susanna Lemma

La proroga - Slitta di due mesi l’entrata in vigore del provvedimento dell’Agenzia delle entrate n. 2011/59327 sulla raccolta dei dati, da parte dei commercianti, dei propri clienti: dal 1° luglio chi spende oltre 3.600 euro (Iva inclusa) deve essere “registrato” dall’operatore economico.
Ora, se l’acquirente è un privato cittadino italiano deve essere acquisito solo il codice fiscale. Anche se assumere anche le informazioni anagrafiche può agevolare una ricostruzione corretta in caso di anomalie, oltre che per verificare i dati forniti. Se, invece, l’acquirente è una società commerciale che non richiede fattura, in quanto non obbligata a farlo, va segnalata unicamente la partita Iva. Anche in questo caso è consigliabile la richiesta delle informazioni anagrafiche.

Cliente straniero - C’è poi la possibilità che l’acquirente sia straniero. In questo caso la procedura si complica ancora di più: se non c’è il dato di sintesi del codice fiscale, è necessaria l’indicazione del nome, cognome, luogo e data di nascita, sesso e domicilio fiscale. Infine, va considerata l’ipotesi in cui l’acquirente straniero è una società: oltre ai dati sopra citati, si deve chiedere la ragione sociale e il domicilio fiscale.

La complessità dell’adempimento - Procedura tutt’altro che snella. L’applicazione era prevista per il primo maggio, ma era evidentemente troppo presto per pretendere che tutto fosse pronto. I commercianti, i commercialisti che dovranno in concreto provvedere alla verifica dei dati, hanno da subito espresso le loro perplessità. L’Agenzia delle entrate spesso lavora in autonomia, senza considerare in concreto il territorio, il contesto in cui i suoi provvedimenti vanno ad operare.
L’obiettivo è monitorare i dati da trasmettere all’amministrazione finanziaria su cui si fonderà il funzionamento dello spesometro. E fin qui nulla in contrario. Ma se lo scopo può essere condiviso, il metodo no. Non si possono prevedere adempimenti amministrativi che, con molta probabilità, ingolferanno i rapporti commerciali. Faranno sentire l’Agenzia “lontana” dai destinatari del provvedimento. Ancora una volta, invece di essere incentivati alla partecipazione vengono gravati di ulteriori oneri.

Un commerciante a contatto con decine di clienti al giorno non ricorderà mai con esattezza le singole persone che hanno acquistato nel suo negozio. Se un dato è mal registrato difficilmente il titolare dell’esercizio potrà fornire chiarimenti al proprio commercialista con il risultato di essere inadempienti (pena amministrativa massima di 2.065 euro). Inoltre quel che vuol essere un ulteriore controllo potrà trasformarsi in un boomerang: due scontrini da 1.800 euro invece che uno di 3.600 non fa incorrere nell’obbligo di raccolta dati. Per non parlare dell’opzione “non fare lo scontrino”.
L’agenzia delle entrate dovrebbe considerare i commercianti, e i loro commercialisti, collaboratori alla lotta all’evasione. Provvedimenti positivi, che credano in un reciproco aiuto potrebbe portare a risultati migliori e più facilmente applicabili.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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