23 aprile 2016

RAFFORZARE LA QUALIFICAZIONE PROFESSIONALE DEI COMPONENTI DELLE COMMISSIONI TRIBUTARIE

Così Longobardi a Torino, al convegno sulla riforma del processo tributario

Autore: ESTER ANNETTA

Si è svolto nella giornata di ieri, a Torino, il Convegno Nazionale sulla riforma del processo tributario, promosso dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili insieme al Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria, sulla base del protocollo d'intesa tra essi siglato nel segno della reciproca e fattiva collaborazione per il miglioramento della Giustizia Tributaria a favore del cittadino, dei Commercialisti e di tutti gli operatori.

Ampio spazio è dunque stato dato – grazie agli interventi di autorevoli esponenti della categoria, della magistratura e del mondo accademico – alla trattazione delle principali novità introdotte dal DL n. 156/2015 di riforma del processo tributario, che ha trovato applicazione per i giudizi pendenti alla data del 1° gennaio 2016.
In particolare sono stati esaminati i pro ed i contro dell’estensione della mediazione tributaria anche alle controversie con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e con altri enti; la nuova formulazione dell’abuso di diritto; l’estensione della conciliazione alle controversie pendenti in secondo grado; la riforma del sistema sanzionatorio tributario; le modifiche alla disciplina della sospensione cautelare nel processo tributario. Sono pure state fornite indicazioni relative all’avvio del processo tributario telematico ed è stata altresì affrontata la delicata ed attuale questione del rapporto tra deontologia e giudici tributari.

Gerardo Longobardi, Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, con il suo intervento reso in apertura dei lavori, ha evidenziato – a nome della categoria rappresentata – le positività delle novità introdotte dalla riforma, individuandole, in primis, nel principio dell’immediata esecutività delle sentenze a favore del contribuente, con il solo appunto mosso alla previsione di sottoporre a prestazione di una garanzia l’esecutività delle sentenze di condanna al pagamento di somme superiori a 10mila euro, in considerazione dell’evidente contraddizione di attribuire allo stesso giudice che abbia già riconosciuto al contribuente il rimborso, il potere di disporre pure la garanzia preventiva.
Giudizio positivo anche per la previsione normativa di estensione della tutela cautelare a tutte le fasi del processo, come pure all’ammissibilità della conciliazione giudiziale pure nel giudizio di secondo grado.
Assolutamente bocciata, invece, la previsione della condanna alle spese per il giudizio cautelare, per i suoi evidenti profili di incostituzionalità anche a confronto della procedura civile, per la quale è ammesso che il giudice debba statuire sulle spese soltanto laddove il provvedimento finale del procedimento cautelare sia destinato a rimanere tale ovvero a non essere seguito dal giudizio di merito: circostanza quest’ultima che non può verificarsi nel giudizio tributario.
Neppure condivisa è l’estensione del reclamo e della mediazione agli atti impositivi emessi da altri enti diversi dall’Agenzia delle Entrate, in considerazione delle sicure complessità legate a carenze sia di natura operativa che finanziaria che si troverebbero ad affrontare, per esempio, gli enti locali nella gestione di dette procedure.

Il punto centrale dell’intervento di Longobardi è stato tuttavia quello relativo al futuro possibile assetto da dare agli organi di Giustizia Tributaria.
La proposta suggerita dalla categoria – in armonia peraltro con quella che pare essere ormai un’opinione ampiamente condivisa – è quella di introdurre, per le controversie tributarie, “un giudice a tempo pieno, professionale, in grado di assicurare autonomia, terzietà e indipendenza della funzione giudicante”. La soluzione più accreditabile, senza perciò creare eccessivi sconvolgimenti, parrebbe essere quella – sono parole del Presidente – di “rendere le attuali Commissioni Tributarie sempre più indipendenti assicurandone ancor meglio qualità, dedizione, equidistanza dalle parti, il che dovrebbe indurre il legislatore a spezzare definitivamente il cordone ombelicale che lega le Commissioni Tributarie e i relativi Uffici di segreteria al MEF”.”
Ed in tale direzione, ha proseguito Longobardi, è condivisibile l’opinione di quanti affermano che “la giurisdizione dovrebbe forse ancor più aprirsi all’apporto delle categorie professionali, mantenendo l’attuale sistema plurale, formato da giudici togati e giudici “laici”, che consente un approccio multidisciplinare e un apprezzabile livello di competenze specifiche”. Con ciò, quindi, il Presidente ha inteso sottolineare, da un lato, l’opportunità di rafforzare la qualificazione professionale dei componenti delle Commissioni Tributarie prevedendovene la partecipazione di esperti con competenze specifiche in tutti i settori del diritto interessati; dall’altro, l’inopportunità – poiché ancora troppo prematura – di introdurre il giudice monocratico.
E, nell’ottica della necessità di apporti competenti, Longobardi ha pure espresso apprezzamento per la scelta contenuta nel progetto di legge approdato in Parlamento qualche giorno fa di circoscrivere solo ad avvocati e commercialisti la difesa tecnica nel secondo grado di giudizio.
In chiusura del proprio intervento, il Presidente ha infine voluto esprimere soddisfazione per l’accordo tra Giustizia Tributaria e CNDCEC finalizzato alla raccolta ragionata delle sentenze tributarie: “una raccolta che permetterà di poter disporre di un faro indipendente, diretto ad evitare contenziosi inutili e perdenti, rivolto a tutte le parti del processo”.

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