10 aprile 2012

Riforma del lavoro: parola ai Consulenti

Così Marina Calderone commenta il ddl redatto dal Governo
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il parere - Il mondo del lavoro sta subendo una profonda modifica che andrà a incidere anche sui contratti di avvio del rapporto lavorativo. Su questo argomento si è chiaramente espresso il presidente dei Consulenti del lavoro, Marina Calderone, secondo la quale la riforma può essere sintetizzata in un aggravio di oneri burocratici a fronte di una ancora scarsa efficienza, esprimendo pertanto un giudizio puramente negativo. In particolare, la Calderone sottolinea d’aver gradito il dispiegamento di forze prodotto dal Governo, ma avverte in merito agli inevitabili fallimenti ai quali si andrà in contro per aver voluto procedere congiuntamente su tre versanti che avrebbero dovuto rimanere su riflessioni separate. In sostanza, mettere la questione dell’articolo 18, quella dei contratti e quella degli ammortizzatori sociali in un’unica padella non ha prodotto quei risultati che da più parte erano auspicati. “Se l'intento, condiviso, era razionalizzare e semplificare – spiega il leader dei Consulenti del lavoro - l'esito è una nuova e più potente burocratizzazione degli adempimenti, una rincorsa al formalismo e perciò alle sanzioni, che poi sono tutt'altro che formali. Pensi che se nel lavoro intermittente o a chiamata il datore non comunica in anticipo alla direzione territoriale l'avvio del rapporto, rischia fino a 6mila euro. E chi ha a che fare con la Pa sa cosa vuol dire, in termini di fattibilità, comunicare qualcosa alla Pa. Non ci siamo”.

I contratti -Ciò detto, Marina Calderone dimostra di non avere un grande apprezzamento per il proposito esecutivo di porre al centro della riforma il contratto a tempo indeterminato. L’opinione del presidente dei Consulenti è che in un mondo del lavoro permeato dall’esigenza di una sempre maggiore flessibilità, costruire un ideale quasi irraggiungibile di stabilità sarebbe pressoché controcorrente. Traendo insegnamento dalla vita reale, sarebbe necessario incrementare i “veri” contratti a tempo determinato, vale a dire quelli che sono motivati da necessità aziendali di tipo tecnico e produttivo e che garantiscono l’arricchimento del bagaglio professionale e culturale del lavoratore senza illuderlo, bensì formandolo per un mercato ormai denso di competitività. Pertanto, un ennesimo errore riscontrato dalla Calderone nella riforma redatta dal Governo è il “causalone” dei primi sei mesi che caratterizzerà i nuovi contratti a termine. La conseguenza inevitabile sarà che le aziende preferiranno non rinnovare i contratti al fine di non trovarsi ingabbiate in un rapporto “indeterminato”.

Art. 18 e partite IVA – L’intervento del leader dei Consulenti del lavoro si è soffermato anche su altri due temi caldi della riforma in atto, vale a dire la questione dell’articolo 18 sui licenziamenti e quella inerente le partite IVA considerate fittizie. In linea con la propria posizione, che poi si riscontra nella peculiarità dell’attuale mercato del lavoro, ossia quella in merito alle necessaria flessibilità della nuova era, Marina Calderone si dichiara convinta che la discussione sull’articolo 18 dello Statuto del lavoro sia un non problema, nel senso che al giorno d’oggi quasi tutte le realtà imprenditoriali non ragionano su rapporti duraturi, pertanto difendere a spada tratta tale argomento significa non leggere fra le righe del nuovo circuito del lavoro. “Si è insistito su una cosa che non ha più ragion d'essere. Nessuna azienda ragiona più oltre il brevissimo periodo, invece qui si parla ancora di matrimonio”, ha sottolineato la Calderone. Per quel che concerne le partite IVA, poi, il presidente sostiene che si è al cospetto di un tema critico sul quale il Governo non ha agito in maniera esaustiva. “Con questo approccio rischiano di diventare dipendenti anche gli agenti di commercio. E anch'io, se facessi un'importante consulenza ad ampio spettro, che travalica il mio ambito ordinistico, per conto di uno studio, potrei rischiare paradossalmente di trovarmi dipendente del committente”, spiega la Calderone in merito al fatto che, secondo la riforma, se la retribuzione del collaboratore tramite partita IVA risulta pari al 75% del totale delle sue entrate ed è erogata da un unico soggetto, quest’ultimo è tenuto ad assumerlo a tempo indeterminato.

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