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La professione di commercialista è alla prova del cambiamento. La società di professionisti, l’abolizione dei minimi tariffari, la riduzione del periodo di tirocinio sono tutti elementi che stanno mutando gli scenari di riferimento per la professione. A questi si accompagnano sollecitazioni del mercato sempre più orientate alla concorrenzialità, alla velocità di accesso agli strumenti di informazione settoriale specifica, grazie alle potenzialità del web. Il cambiamento va gestito in un’ottica di opportunità.
Il cambiamento deve essere affrontato a partire dalla riorganizzazione degli studi professionali: la spinta alla specializzazione, per districarsi con opportuna competenza in ambiti professionali assai diversi e variegati, che spaziano dalla fiscalità e dal contenzioso tributario alla gestione della crisi d’impresa, alla redazione dei bilanci ordinari, alle operazioni societarie straordinarie, alla finanza d’impresa, al controllo e all’assistenza della Pubblica Amministrazione e così via, deve fare i conti con le esigenze di multidisciplinarietà richiesta dalla clientela.
L’unione fa la forza per esigenze di alleanze professionali, di riduzioni di costi, per rendere i servizi sempre più accattivanti e al passo con le necessità dei clienti.
Specializzazione sì, dunque, ma anche servizi offerti a 360 gradi: la risposta è optare per forme aggregative tra professionisti. Lo studio professionale individuale rischia di rimanere prigioniero della propria dimensione, ancorato a un passato che non torna più.
L’atteggiamento corretto è cavalcare l’onda del cambiamento ed esserne anche gli artefici. E in questo caso aggregarsi significa strutturarsi con altri colleghi e professionisti secondo tre possibili linee di sviluppo:
in primo luogo, le associazioni professionali di scopo, che hanno l’obiettivo di condividere la struttura per conseguire una riduzione dei costi; ci sono poi le associazioni professionali culturali, l’unione di professionisti al mero scopo di mutuare competenze professionali complementari e tutte necessarie al completo svolgimento dell’attività professionale; a queste poi si affiancano le società tra professionisti mono e multidisciplinari, che lasciano aperti molti interrogativi, per esempio, in ambito di governance, di distribuzione del controllo tra soci di capitale e soci professionisti, di ripartizioni reddituali ai fini del calcolo della previdenza integrativa.
Siamo, dunque, chiamati a pianificare la professione, cogliendo, da un lato, le spinte e gli stimoli esterni, siano essi normativi, ambientali e tecnologici; dall’altro, occorre dribblare tutti gli adempimenti burocratici, di cui sono ancora e sempre di più oberati gli studi professionali: invii telematici, comunicazioni periodiche e altri adempimenti richiesti direttamente alle imprese e ai contribuenti e indirettamente ai professionisti che li assistono in tutte le necessità fiscali e contabili.
Non vi sono dubbi che i professionisti siano sovraccarichi di oneri operativi a cui si accompagna l’incertezza normativa che trova soluzione solo in prossimità delle scadenze.
Anche in questo caso la risposta dei professionisti è fare di necessità virtù: spingersi verso aggregazioni professionali, che consentano di sgravare di costi operativi gli studi mono professionali. E in tale prospettiva non va trascurato il ruolo degli ordini e del Consiglio nazionale, chiamati a proporre agli enti competenti soluzioni per evitare la stagionalità degli adempimenti fiscali. Esperienze europee, in tal senso, hanno elaborato di concordare con i professionisti gli invii delle comunicazioni periodiche durante tutto l’arco dell’anno, così da evitare “ubriacature da adempimenti” a ridosso delle scadenze estive e del primo periodo autunnale. Questa soluzione, a dire il vero, potrebbe agevolare anche i controlli dell’Agenzia delle Entrate, che potrebbe procedere più agevolmente alle fasi di controllo, riducendo i carichi stagionali, privilegiando la periodicità, così da evitare lo stress da scadenza e da alta mole di lavoro.
Il futuro della professione è nelle mani dei professionisti: il cambiamento rappresenta un’incognita, certo, ma anche una grande sfida, di cui siamo e saremo protagonisti consapevoli.
Tutti questi argomenti verranno affrontati nel convegno che è in programma oggi a Milano.
Gerardo Longobardi e Davide Di Russo