16 ottobre 2012

Riforma delle professioni: tra liberalizzazioni e competenze

I Cdl chiedono attenzione alle specificità ordinistiche, intanto cambia la vigilanza per nove professioni.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Le polemiche sulla riforma delle professioni - Il discusso D.P.R. Severino, a qualche mese dall’approvazione, non smette di destare sonore polemiche soprattutto per quel che concerne le presunte liberalizzazioni. V’è infatti chi, dal versante delle libere professioni regolamentate, auspica un cambiamento di rotta onde evitare un appiattimento dell’attività professionale che, mascherato da una necessaria liberalizzazione, diventerebbe una mera inclusione di soggetti che lavorano in questo ambito pur non essendo regolamentati. In sostanza, è bene snellire e liberalizzare, ma risulta altrettanto opportuno porre un occhio di riguardo alle specificità che solo il sistema ordinistico può garantire sia dal punto di vista della qualità delle prestazioni sia per quel che concerne le tutele ai clienti.

Il parere dei consulenti del lavoro – La scorsa settimana, a far sentire la propria voce in merito al D.P.R. Severino è stato proprio il presidente della Fondazione studi dei Consulenti del lavoro. Secondo Rosario De Luca, la riforma degli ordinamenti delle professioni regolamentate non ha posto il suggello a quella che ormai potrebbe ben definirsi l’epopea delle professioni ordinistiche. A trovare, infatti, spazio tra le schiere di coloro che possono essere indicati quali effettivi nemici del comparto professionale italiano vi sono i cosiddetti “amanti del libero mercato”, per questi soggetti è molto difficile accettare il fatto che per accedere e esercitare una professione vi sia l’inderogabile prerogativa d’esser iscritti a un Ordine. Questa è, in sintesi, la posizione recentemente espressa da De Luca. “Chi predica la liberalizzazione del mercato dei liberi professionisti – spiega il presidente della Fondazione studi – lo fa esclusivamente perché vuole acquisire fette del mercato (se non tutto)”. Ora, il parere è che non tutte le norme presenti nel D.P.R. siano condivisibili, ciò detto è da escludere che possano essere contestate, poiché rappresentano una vera e propria tutela per le professioni. Si tratta, a ben vedere, di un chiaro appello ai “fautori ed estensori del famigerato emendamento all’articolo 39-bis della Manovra finanziaria di luglio 2011”. Gli Ordini non necessitano di uno svecchiamento o, peggio ancora, di uno smembramento, perché non è di questo che ha bisogno il mondo professionale per essere finalmente liberalizzato. “Gli Ordini sono moderni e aperti al mercato – conclude De Luca – ma con le dovute garanzie da offrire al cittadino. Chi vuole svolgere una libera attività è benvenuto. Basta acquisire il titolo di studio, svolgere il praticantato, superare l’esame di Stato e iscriversi all’Ordine…”.

I Ministeri e la vigilanza – Intanto a disporre in materia di professioni è anche il disegno di legge sulla Stabilità per il 2013. Secondo il provvedimento, infatti sarebbero nove le professioni regolamentate la cui vigilanza passerà a un nuovo dicastero, provvedendo così ad alleggerire le competenze del Ministero della Giustizia. In definitiva, passeranno al Ministero della Salute i biologi, i chimici e i tecnologi alimentari. La vigilanza verrà affidata al Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali per quel che concerne gli agrotecnici e gli agrotecnici laureati, i dottori agronomi e i dottori forestali, i periti agrari e i periti agrari laureati. Risponderanno al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali i consulenti del lavoro e gli assistenti sociali. Infine, la competenza passerà al Ministero dell’Economia per quel che concerne i dottori commercialisti e gli esperti contabili.

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