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Ok alla riforma - Come abbiamo visto, lo scorso sabato l’Assemblea dei Delegati della Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri ha approvato la riforma in maniera definitiva, dopo il nulla di fatto del 25 settembre. In sostanza, il testo al quale il consesso ha rilasciato il proprio nulla osta risponde alle direttive stabilite dal decreto Salva Italia. Per il momento si attende l’ok del Ministero del Lavoro entro questa settimana. Vediamo ora brevemente i punti salienti della riforma.
I punti caldi - A ben vedere, per i ragionieri commercialisti la situazione previdenziale post riforma risulterà rincarata, essi si troveranno infatti con un’età lavorativa maggiorata, così come anche i contributi, a fronte poi di un trattamento pensionistico inferiore a quello finora erogato dall’ente. Purtroppo però i delegati non hanno potuto evitare di approvare l’adozione di siffatte misure previste dal Salva Italia, in quanto l’alternativa sarebbe stato equivalente al commissariamento della Cassa.
L’età pensionabile – Dunque, i ragionieri commercialisti lavoreranno di più, ciò significa che la loro età pensionabile sarà posta a 68 anni, con a monte 40 anni di contribuzione e iscrizione al sistema previdenziale. In questo caso, comunque, è altresì prevista una fascia di iscritti, quelli nati prima del 1962, per i quali l’incasso della pensione potrà avvenire avvalendosi di requisiti ridotti. Il trattamento di anzianità viene inoltre sostituito dalla pensione anticipata, istituto al quale è consentito l’accesso ai professionisti con almeno 62 anni di età e 20 di anzianità d’iscrizione.
I contributi – In merito ai versamenti previdenziali che i ragionieri dovranno affrontare, s’è detto che anche in questo caso si è verificato un aumento. In sostanza, la riforma approvata prevede un incremento graduale dell’aliquota del contributo soggettivo. Questo significa che l'attuale 8% arriverà al 10% nel prossimo anno, per poi giungere al 15% nel 2018, in quest’ultimo caso il ragioniere avrà facoltà volontaria di versare fino al 25 per cento. Inoltre, sempre a partire dal prossimo anno, il contributo integrativo subirà una contrazione da 1.776 a 758 euro e quello contributo soggettivo supplementare aumenterà a un minimo di 444 euro, con un'aliquota dello 0,75 per cento. Le novità riscontrate in questo testo, rispetto a quello che a settembre non aveva ottenuto l’approvazione, risiedono nella rimodulazione delle fasce di rivalutazione delle quote reddituali di pensione in base all'inflazione. La riforma varata infatti indica un passaggio dal 100% fino a 6.246,89 euro allo zero per chi supera gli 82mila.
Il riequilibrio – Ciò detto, va comunque considerato che il testo approvato prevede un sistema volto a riequilibrare la quota pensionistica calcolata con il sistema retributivo e maturata al momento della decorrenza della pensione. Tale meccanismo coincide con la rinuncia, da parte dei pensionati, a una quota del trattamento, somma che corrisponderà a un quarto della differenza tra la prestazione spettante e i contributi versati e capitalizzati, compreso l'integrativo. Il parere del presidente Saltarelli è che un siffatto sistema permetterà “una riduzione media dell'assegno tra il 4 e il 10%, con la prospettiva per chi ha ancora diversi anni di lavoro davanti, di arrivare ad annullare tale riduzione”.
Il contributo di solidarietà – Per concludere, un ulteriore punto indicato dalla riforma è quello inerente il contributo di solidarietà. Infatti, per il 2012 e il 2013 si dovrà applicare in tal senso un prelievo dell'1% dell'importo della pensione al lordo delle ritenute fiscali. Poi dal 2014 al 2016 il contributo verrà calcolato per fasce di reddito, a partire da un minimo dello zero a un massimo del 5%. L’intento è quello di conseguire, per il 2061, un patrimonio di 2,786 miliardi di euro.