11 giugno 2012

Rispetto e chiarezza: le richieste dell’Anc

La sigla sindacale esprime il malcontento della categoria in merito alla poca trasparenza nelle comunicazioni dell’Agenzia delle Entrate
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il disagio della categoria - La misura è colma. I commercialisti sono esausti dei continui adempimenti richiesti dall’Amministrazione finanziaria che dal canto suo non tiene conto né della professionalità della categoria né del lavoro che i dottori commercialisti ed esperti contabili compiono quotidianamente. L’ultimo motivo di malcontento è l’avanzare della data di scadenza dei versamenti delle imposte relative a IMU e modello Unico, incombenze per le quali non si hanno ancora chiarimenti. Anzi non ultima è la dichiarazione esecutiva, in base alla quale non vi saranno proroghe per la prima rata IMU. Apri fila in questo emergere giornaliero di disagio da parte della categoria è l’Anc, che in una nota sottolinea che “i Dottori Commercialisti chiedono semplicemente di poter svolgere il proprio lavoro e chiedono di poterlo fare in modo sereno, efficiente e professionale”, richiesta che nel contesto attuale non pare possa essere accolta.

Le richieste dell’Anc - Alla luce di quanto riscontrato, l’Associazione nazionale dei dottori commercialisti ha deciso di fare da portavoce al malcontento della categoria, segnalando una forte incongruenza nelle assidue richieste da parte dell’Agenzia e la mancanza dei relativi chiarimenti. Pertanto, è stata avanzata la richiesta di certezza e chiarezza normative oggi quasi assenti e il connesso rispetto dello Statuto dei diritti del contribuente. Anche in caso di posizioni irregolari nei confronti del Fisco, i commercialisti dell’Anc chiedono la possibilità di avvisare i clienti in tempo utile per poter rimediare e riportare in regola la propria posizione.

Le indicazioni oscure - In definitiva, l’Associazione nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili lamenta la poca chiarezza e trasparenza nelle comunicazione dell’Agenzia delle Entrate. Evidenziando che il lavoro del commercialisti si basa su quanto emesso dall’Amministrazione finanziaria, la sigla sindacale sostiene che quello stesso lavoro è reso sempre più di difficile dal fatto che la stessa Agenzia non si esprime in maniera dettagliata. “Solo per fare alcuni esempi – scrive l’Anc in una nota - ricordiamo che a tutt’oggi non è disponibile la versione definitiva né delle istruzioni per i modelli degli Studi di Settore – Modello Unico 2012 né, ancor peggio, del programma Gerico 2012 per il calcolo della congruità. Così come riporta il sito dell’Agenzia delle Entrate ‘il prodotto software GERICO 2012 versione beta del 5 giugno 2012 (soli 13 giorni alla scadenza!) consente il calcolo della congruità, tenuto conto della normalità, e della coerenza economica per i 206 studi di settore applicabili per il periodo d'imposta 2011’. Ma due righe dopo la stessa Agenzia precisa che ‘le risultanze in termini di stima dei ricavi/compensi (comprensivi della normalità) e di coerenza dell’applicazione pubblicata non hanno il carattere di ufficialità e non possono essere utilizzate per la predisposizione della dichiarazione annuale relativa al periodo di imposta 2011’”. Ma i problemi, com’era da immaginare, non finiscono qui. La sigla sindacale mette in risalto vi sono ancora altri adempimenti sui quali non è stata ancora definita una certa strada da percorrere. Per esempio è ancora aperta la questione IVIE e IVAFE. “Il legislatore ha stabilito che ‘per gli immobili situati in Paesi appartenenti all'Unione europea o in Paesi aderenti allo Spazio economico europeo che garantiscono un adeguato scambio di informazioni, il valore è quello catastale come determinato e rivalutato nel Paese in cui l'immobile è situato ai fini dell'assolvimento di imposte di natura patrimoniale o reddituale o, in mancanza, quello di cui al periodo precedente’ – continua l’Anc nella nota - Tale valore è quindi da ricercare tra le normative fiscali di 27 stati della UE oltre ai 3 appartenenti allo SEE”. Il fatto è che l’associazione segnala la mancanza di un qualsiasi documento di prassi che indichi la giusta maniera di condurre la pratica. “A essere sinceri un documento esiste, il Provvedimento n. 2012/72442 del 5 giugno 2012, ma nulla aggiunge a quanto scritto nella norma. Per fare un esempio banale e senza allontanarsi troppo, un contribuente che detiene un immobile in Francia non ha ancora la certezza del valore da prendere quale base imponibile per l’IVIE e tantomeno conosce gli importi da versare entro il prossimo 18 giugno. Da non dimenticare che il codice tributo per effettuare il versamento dell’IVIE e dell’IVAFE è stato istituito con la Risoluzione 54/E del 7 giugno 2012 (11 giorni dalla scadenza!)”. Insomma, le scartoffie ci sono, a mancare sono le soluzioni celeri ed efficaci.

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