27 settembre 2013

Senza equipollenza, giovani svantaggiati

Il commercialista non è revisore legale? Le associazioni di categoria insorgono.
Autore: Redazione Fiscal Focus

La questione dell’equipollenza - Alla luce di quanto emerso nei giorni scorsi, non vi è alcuna chiarezza per quel che concerne l’equipollenza dell’esame di abilitazione per diventare dottore commercialista e quello per diventare revisore legale. Secondo delle recenti indiscrezioni, ci si potrebbe avviare verso il recepimento del parere formulato da Ugo Bassi, Direttore della Commissione europea “Capitali e imprese”. Questo è infatti il succo della circolare inviata dal Ministero della Giustizia a quello dell’Economia e delle Finanze. Il parere sottolinea un presunto contrasto tra l’equipollenza tra commercialisti e revisori e le disposizioni della direttiva comunitaria 2006/43/CE. Il nocciolo di questo scontro riguarda le finalità; infatti se da una parte il commercialista opera a favore dei propri clienti, dall’altra il revisore dovrebbe essere una professione super partes. A questo punto, pur non essendovi comunicazioni ufficiali, si respira già nell’aria la possibilità che venga introdotto un esame integrativo.

La perplessità delle sigle sindacali - Intanto sul fronte della categoria interessata, ossia quella dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, si sta diffondendo un’evidente perplessità, espressa dal fronte unitario delle associazioni sindacali. ADC, AIDC, ANC, UNAGRACO, UNGDCEC e UNICO, tramite i rispettivi presidenti, hanno manifestato tutto il proprio sconcerto al cospetto di quella che ritengono essere una situazione iniqua e preoccupante. Sono perplessi non solo dalla presunta impossibilità di riconoscere l’equipollenza tra ‘dottori commercialisti’ e ‘revisori legali’, quanto soprattutto dal fatto che sia il Ministero della Giustizia che la Ragioneria Generale dello Stato sembrano condividerle.

Le logiche di parte - Dunque, l’equipollenza dei titoli non potrebbe sussistere in quanto non potrebbe garantire la necessaria terzietà della funzione di revisore rispetto all’attività professionale del commercialista, tale è la sintesi delle motivazioni addotte. Motivazioni che Vilma Iaria (ADC), Roberta Dell’Apa (AIDC), Marco Cuchel (ANC), Raffaele Marcello (UNAGRACO), Eleonora Di Vona (UNGDCEC) e Domenico Posca (UNICO) non possono accettare e sulle quali pretendono ulteriori chiarimenti. I leader delle associazioni di categoria ritengono infatti che si sia giunti a un simile punto a causa di logiche di parte che chiudono gli occhi su quella che è la realtà professionale. Logiche discriminatorie contro le quali le sigle si sono più volte esposte in prima linea.

L’interrogazione parlamentare – Proprio oggi, 27 settembre, la categoria potrà comunque avere delle delucidazioni da parte degli organi istituzionali, in quanto verrà data risposta all’interrogazione parlamentare presentata dal vicepresidente della Commissione Finanze della Camera, Enrico Zanetti. In proposito, “ADC, AIDC, ANC, UNAGRACO, UNGDCEC e UNICO intendono pertanto sostenere totalmente le istanze richiamate in tale interrogazione, principalmente nella parte in cui si richiede ‘l’applicazione della “vecchia” disciplina fino all’emanazione di tutti i regolamenti attuativi del DLgs 39/2010, come per altro risulta chiaramente rinvenibile dal disposto dell’articolo 43 del Decreto medesimo; in subordine, se non ritenga opportuno quanto meno procedere senza indugio all’emanazione del regolamento attuativo dell’art. 4 del D. Lgs. 39/2010, disciplinando l’esame richiesto per l’accesso al registro e disponendo adeguate e ragionevoli equipollenze con l’esame di Stato per l’accesso alla professione di dottore commercialista e di esperto contabile, eliminando in tal modo l’incresciosa situazione generatasi, tale per cui un pubblico registro risulta oggi di fatto trasformato in una casta chiusa a scandaloso svantaggio, una volta di più in Italia, dei giovani professionisti’”.

I giovani commercialisti – In effetti ad avere la peggio da una tale situazione di stallo e dal possibile disconoscimento dell’equipollenza sarebbero proprio i giovani commercialisti. Non solo per questi professionisti si potrebbe prospettare l’impossibilità di vedersi riconosciuta l’equipollenza del titolo conseguito con l’esame di accesso all’ordine professionale, ma si troverebbero altresì al cospetto di uno scenario bloccato. Al momento non vi è nessun riferimento normativo per gli aspiranti revisori legali che hanno concluso il tirocinio di 36 mesi, pertanto a questi soggetti è preclusa l’iscrizione al registro. E proprio al fine di tutelare i giovani iscritti, le associazioni di categoria hanno annunciato delle possibili class action al cospetto dei Tribunali Amministrativi. “Al contempo, le Associazioni ADC, AIDC, ANC, UNAGRACO, UNGDCEC e UNICO, si faranno promotrici di azioni volte a garantire nell’immediato futuro il riconoscimento dell’equipollenza dei due titoli, che nel caso di specie dovrebbe essere del tutto automatica anche in considerazione del recente parere del Consiglio Universitario Nazionale (CUN) che, nell’aprile del 2012, si è già espresso per la sostanziale equivalenza delle materie di esame”, concludono le sigle.

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