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Centinaia di migliaia di leggi. Circolari che arrivano spesso all’ultimo minuto. Contribuenti che sfogano la propria frustrazione sul professionista. Sono queste alcune delle cause dello stress da «delirio fiscale». Cause emerse anche nel corso del convegno promosso dall’Associazione Bresciana Commercialisti in collaborazione con la corrispettiva nazionale, ospitato sabato mattina dall’hotel Vittoria di Brescia.
Un convegno che ha individuato tra le possibili cure di questo stress la necessità di ricostruire un rapporto di fiducia reciproca tra il contribuente e il Fisco, consentendo anche ai commercialisti di poter adempiere al proprio lavoro consulenziale con maggiore serenità.
Nel corso dei saluti introduttivi il presidente dell’associazione bresciana commercialisti, Ennio Marchetti, ha ribadito che: «L’implemento della componente tecnologica ha provocato spesso un atteggiamento onnivoro da parte delle amministrazioni finanziarie, perdendo di vista il fattore tempo che consente ai professionisti di svolgere il proprio lavoro di valutazione e consiglio nei confronti dei propri clienti. Un fattore che spesso sminuisce al ruolo di semplici passacarte. Occorre cambiare questa situazione».
Un punto di vista condiviso anche dal presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Brescia Antonio Passantino: «Pressione, giustizia e delirio. Sono queste le parole spesso affiancate all’aggettivo fiscale. Se la prima è forse più nota la seconda è spesso utilizzata insieme ad evasione che stime danno attorno al 18% del Pil nazionale. Tuttavia in queste cifre sono contemplati anche tutti i proventi dell’attività criminale. L’evasione che può esercitare una massaia che fa i lavori domestici per una vicina è presenta anche in tutti gli altri stati e viene definita fisologica. Tuttavia in questi anni la si è demonizzata come il peggiore dei mali. Il male da combattere è però la giungla di norme, spesso definite deliranti, che è necessario sfoltire».
Il giornalista Gianluca Nicoletti ha invece affrontato anche in maniera provocatoria il tema dell’ansia da prestazione, invitando il pubblico in sala a non dimenticare mai la preparazione e confrontarsi con i propri limiti, prima di rivolgersi all’esterno, punzecchiano l’uditorio riconoscendo però nel corso del dialogo le oggettive difficoltà operative.
Nella tavola rotonda moderata dalla giornalista di Radio 24 Debora Rosciani, il presidente dell’Associazione nazionale Commercialisti Marco Cuchel ha rimarcato che:«Come professioni ci dobbiamo confrontare con «provvedimenti spesso ripetitivi e inutili. Come associazione nazionale di categoria abbiamo voluto affrontare le questioni in maniera propositiva e raccolto in un documento le idee di semplificazione non tanto per agevolare il nostro lavoro ma per una questione di rispetto della nostra figura professionale, con norme e loro tempi di applicazione adeguati».
Marco Bonometti ha rimarcato nel corso del suo intervanto come le imprese anche in materia fiscale debbano confrontarsi con lo scoglio burocratico: «Anche per le imprese il commercialista spesso è pressato dalla burocrazia e non aiuta lo sviluppo dell’imprese stessa. Per capire la dimensione del problema basti pensare che ogni attività è sottoposta mediamente a 97 consigli di controlli fatti da 16 enti diversi, con un costo complessivo su base nazionale da 30 miliardi di euro. Si devono invece creare le condizioni perché le aziende possano lavorare in un clima di serenità attirando quindi anche investitori esteri. Speriamo di risolvere il problema ventennale dell’integrazione armonica tra la politica fiscale ed economica».
«Perche il sistema economico fatica a complicare e spesso invece complica?» a questa domanda ha provato a dare risposta il presidente della Commissione industria commercio e turismo al Senato Massimo Mucchetti. «In Italia abbiamo circa 200 mila leggi di cui un terzo di natura fiscale. Per capire se sono tante o poche basta confrontarle con le 6 mila della Germania e le 7 mila della Francia. La spiegazione di questa entità è rappresentata dall’incapacità di dire dei no alle sollecitazioni della Politica italiana di tutti gli schieramenti. È ovvio che in un numero così elevato di leggi spesso ve ne siano alcune contraddittorie. Per uscire da quest’empasse non basta però ricorrere solo alla semplificazione ma serve invece ricostruire una fiducia tra i contribuenti e l’amministrazione finanziaria. Per farlo occorre partire dalla base ed avere un sistema politico in grado di selezionare le persone migliori e non solo quelle più fedeli. Anche lo Stato è come un’impresa e funziona se l’Ad è capace, se il Cda non è rappresentato dai soli parenti dell’Ad e se il collegio sindacale fa il proprio lavoro. A questo nel caso della Politica è necessario che si ritorni anche a dire la verità e non le cose che fanno più comodo».
Il direttore di Fiscal Focus Antonio Gigliotti ha invece evidenziato la necessità di avere una certezza normativa: «Spesso da una settimana con l’altra arriva una circolare che rimette in discussione le interpretazioni delle norme ponendo in difficoltà il professionista. Noi invece chiediamo certezza e per farlo credo che sia necessario che chi deve gestire le norme sia una persona di indubbia competenza e conoscenza della materia senza lo zampino della politica. Per capire in che clima operiamo basti pensare che dovremo raccogliere e controllare tutte le delibere dei comuni in materia di Tasi in soli 10 giorni alla scadenza attuale. Serve che il Fisco smetta di essere visto come una risorsa per tappare i buchi o non ci sarà mai una vera politica fiscale».
Infine il caporedattore centrale del Sole 24 Ore Jean Marie Del Bo ha affrontato la questione delle controversie legata ai poteri di riscossione di Equitalia: «Prima ci si lamentava delle difficoltà di riscossione di fronte ad una grande mole di accertamenti. Deliberati i nuovi poteri di riscossione ora si dice che sono troppi e quindi bisogna ri-limitarli. Anche in questo caso manca la chiarezza».
Per tutti i relatori però la via del dialogo per la soluzione dei problemi è vista come l’unica e prioritaria.