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Futuro, ma quale? I giovani commercialisti si interrogano su qullo che verrà. A due passi da Piazza di Spagna, in una Roma alle prese con il nuovo governo Monti, il terzo forum dei giovani dottori commercialisti. Un meeting di professionisti, affiancati da politici, imprenditori, sindacalisti.
Le parole chiave del forum sono le stesse che troviamo da qualche settimana su tutte le prime pagine dei giornali, ma sopratutto quelle che si sentono nelle piazze, quando l’orecchio segue lo sguardo diretto verso i volti preoccupati della gente, che a capannelli si interroga sul destino dell’Italia. Futuro, illegalità, fisco, diritti acquisiti. Concetti che fanno da sfondo a tutti gli interventi.
“Siamo ripiombati nella stessa situazione del 1993, cavalchiamo una crisi economica profonda, che è crisi del Paese e innesca un pericoloso conflitto generazionale”, dice Enrico Zanetti, vicepresidente della giunta nazionale. Zanetti si interroga sul ruolo e sul contributo che possono e devono offrire i commercialisti. “Non ci limitiamo a critiche e suggerimenti, abbiamo presentato un fascicolo di diciotto proposte concrete, per uscire vivi dalla crisi economica, senza che le nuove generazioni si debbano fare carico da sole dei problemi dell’Italia. La nostra è una lotta contro il diritto acquisito, di chi ha portato il Paese a un passo dal fallimento e non accetta alcun taglio ai propri benefici”. Il riferimento alla classe politica è evidente e loro, i politici in prima fila, messi alle strette non possono che annuire. Nei loro inteventi, durante la mattinata, onorevoli e senatori della Repubblica si diranno disposti a tagli, a rivedere le indennità, ma puntando sempre il dito contro la “vecchia” classse politica, quella della prima Repubblica, a loro dire “la principale responsabile della crisi italiana”. I problemi però sono oggi e l’Italia sembra senza anticorpi per scacciare la malattia della recessione. Ricorda Zanetti: “siamo al 69° posto al mondo per evasione fiscale e corruzione, posizione isidiata…dal Ruanda”. In chiusura d’intervento un concreto “leggetevi le nostre diciotto proposte alla classe politica”.
Un breve saluto al Forum dei giovani l’ha portato Claudio Sciliotti, presidente del Consiglio Nazionale Dottori Comercialisti ed Esperti Contabili. “E’ necessario dare un significato ad un malumore diffuso. C’è un disorientamento anche nei leader nazionali ed internazionali che dovrebbero dare risposte. L’Italia rischia di tornare un Paese povero. In passato siamo passati dalla fame alla dieta, ora rischiamo di passare dalla dieta alla fame. La soluzione? Di sicuro non è quella di tassare i patrimoni”. Mormorii e qualche applauso dalla paletea, con gli occhi che corrono ai politici, alle prese con la manovra economica salva-Italia.
Proprio loro, i politici, hanno tenuto molti degli interventi della mattina, fra i quali quelli dell’onorevole Francesco Boccia, della V Commissione Bilancio, che ricorda come l’obiettivo da non perdere di vista è “una redistribuzione economica fra generazioni”. Sui privilegi della casta politica, la chiama proprio così, aggiunge: “Ho rinunciato al vitalizio, trovo assolutamente immorale che ci siano parlamentari che in passato hanno versato dieci per avere in cambio dallo Stato mille”.
Per Paolo Saltarelli, presidente della Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri, serve “uno sforzo per il Paese, siamo secondi al mondo per avanzo primario, ma le risorse se ne vanno con il debito pubblico. E’ necessario ripensare gran parte dei diritti acquisiti, chi ha creato questa situazione deve farsi carico dei problemi come tutti gli altri”. Interviente Walter Anedda, il presidente della cassa nazionale dottori commercialisti, che guardando in faccia i politici in prima fila, stentoreo dice: “sulle pensioni prendete esempio da noi. Più ci guardaiamo attorno più ci rendiamo conto di essere… formiche circondate da cicale. La nostra cassa ha saputo raccogliere, ma soprattutto ben gestire il denaro”. I realtori si susseguono, si parla di previdenza e di sistema pensionistico, con i commercialisti che non si smarcano, e voglionoi farsi carico dei problemi del paese. Chiedono al legislatore di metterli in condizione di incidere ancora di più sui diritti acquisiti, ma nello stesso tempo di valorizzare un lavoro di eccellenza portato avanti in silezio negli anni. Onorevoli e senatori prendono appunti.
Gli interventi sono brevi, la mattinata del Forum dei Giovani Professionisti corre veloce. Massimo dieci minuti a testa, poi sotto un altro. Ognuno cerca di fotografare con realismo la situazione del Paese, con al centro le problematiche delle nuove generazioni, schiacciate fra debito pubblico e i diritti acquisiti di chi ha navigato come pirata, e riempito i forzieri, nei mari calmi della prima Repubblica. Ora c’è tempesta e il conflitto fra generazioni rischia realmente di diventare qualcosa di più di qualche vetrina rotta e alcune auto bruciate.
Sono le tredici e trenta, tutti a pranzo aspettando il pomeriggio.
Alle quindici inizia la seconda sessione di lavori, con la presentazione del documento “Analisi comparata delle professioni contabili in Italia, Regno Unito, USA, Francia, Germania”. Fabio Battaglia, l’autore, ha usato un approccio a 360° per fare le pulci alle criticità del sistema italiano, con strumenti che a volte potrebbero sembrare più legati ad un ambito commerciale… che centra il mercato del biologico alimentare con una professione come quella del commercialista? Si scopre che il denominatore è sempre quello, il cliente, la sua soddisfazione, l’etica di una professione che non deve fermarsi alla deontologia.
Poi la tavola rotonda, moderata da Ignazio Marino. Fra commercialisti e politici c’è spazio anche per Davide Imola, Responsabile Professioni della CGIL, che dice: “oggi il sindacato si occupa anche di questo. Studiamo l’andamento del lavoro anche all’interno degli ordini professionali. Seve più spazio per i giovani, fate largo alle nuove generazioni”. Un assist per Elonora Di Vona, neo eletta presidente dei giovani commercialisti, al suo primo appuntamento pubblico dopo la nomina. “Il mercato non offre più le stesse possibilità di qualche anno fa, per chi si affaccia alla professione è dura, le liberalizzazioni sarebbero solo un palliativo. Invece…”, prosegue la prima presidente donna dei giovani commercialisti, “togliamo tutti quegli ostacoli che ci tagliano le gambe, penso solo alle norme dei tribunali che chiedono anni e anni di anzianità per accedere alle consulenze...”. Appalusi dall’assemblea.
Il forum termina alle diciotto. Preparati, con la voglia di mettersi in gioco, i giovani commercialisti guardano già al domani. Un futuro imminente: non si può più temporeggiare, servono decisioni, e servono ora.