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La legge e il Sindaco unico - La questione del sindaco unico non va giù ai commercialisti italiani, soprattutto ai più giovani che in questa disposizione legislativa vedono un ulteriore ostacolo all’incremento della carriera professionale. Nello specifico, il provvedimento introdotto dalla legge di stabilità, ovvero la n. 183/2011, stabilisce che le Spa con ricavi o patrimonio netto al di sotto di un milione di euro possono inserire in statuto la presenza di un Sindaco unico, a patto che i suddetti sindaci siano professionisti revisori legali iscritti al Registro specifico. Una situazione analoga si prospetta per le Srl con capitale sociale superiore ai 120.000 euro, per le quali verrà parallelamente soppresso il Collegio sindacale e la revisione dei conti verrà posta nelle mani di un solo Sindaco al quale verrà affidato l’esclusivo compito di monitorare l’effettiva legalità contabile; in questo caso però i soci saranno chiamati a nominare il revisore qualora si verifichino le condizioni indicate dall’articolo 2477 c.c. menzionato nel testo della Finanziaria per il 2012. Questo, in sintesi, quanto ha provveduto a notificare la legge n. 183/2011, ultimo atto del Governo Berlusconi.
Una barriera per i commercialisti - Dove sta il problema, soprattutto per i commercialisti under 35? Ebbene, la questione pungente risiede nel fatto che il singolo revisore contabile nominato a controllare la contabilità societaria dovrà essere iscritto all’apposito Registro, iscrizione che generalmente avviene solo dopo molti anni di attività professionale. A ben vedere, tale normativa, ormai varata in seguito all’approvazione del 12 novembre, limita il campo d’azione dei commercialisti che incontrano una sorta di barriera invalicabile in una sfera operativa nella quale fino a una settimana fa risultavano aver un ampio raggio d’azione. Ritornando ancora una volta ai giovani che si approcciano alla professione, con questo genere di disposizioni è chiaro che andrebbe contraendosi la gamma di opportunità di crescita all’interno della categoria. A parte tale malcontento che la disposizione ha generato in seno alle diverse associazioni professionali, uno dei limiti che emerge in capo alla legge sulla base di un’analisi lungimirante, è che nel tempo una scelta di siffatta natura potrebbe far lievitare i costi, nonostante sia stata applicata al fine di contenerli. In virtù di quale fenomeno ciò potrebbe accadere? Ecco, è indubbio che se si opta per lo snellimento di un Collegio sindacale che da tre o cinque membri passerebbe a uno, l’onere e il peso lavorativo per quell’unico sindaco aumenterebbero in quanto, pur contraendo i controllori dei conti, questi ultimi rimangono gli stessi. A questo punto, è da ingenui credere che il solo Sindaco rimasto non avanzi pretese di una parallela maggiorazione dei compensi. In definitiva, cosa guadagnerebbe l’impresa? Probabilmente un rallentamento dei controlli contabili e l’aumento della contribuzione del revisore. A risentirne sarebbe anche il sistema economico nazionale, in quanto controlli più lenti potrebbero essere sintomi di un maggiormente incerto apparato contabile dell’azienda, che entrerebbe nel mercato con una marcia in meno rispetto al passato.
Il no dell’Unagraco - In questa visione tutt’altro che positiva s’inserisce il parere dell’Unagraco, l’Unione nazionale commercialisti ed esperti contabili, il quale esprime in pieno lo scontento che le ultime scelte dell’Esecutivo ormai deposto hanno generato all’interno della categoria. “Si tratta di provvedimenti che di fatto azzerano la nostra professione, riducendo i fatturati e probabilmente causando anche una perdita di posti di lavoro”, ha commentato il presidente dell’unione, Raffaele Marcello. A partire dalle problematiche emerse dalla legge n. 183/2011, approvata in fretta e senza troppi riguardi, l’Unione ha portato avanti un’indagine conoscitiva tra i propri iscritti al fine di stilare un rendiconto in merito agli effetti che si prospettano nell’applicazione del provvedimento. “E’ importante la partecipazione di tutti i professionisti – è l’auspicio del presidente dell’Unagraco - per contrastare ‘quei poteri forti’ che vogliono di fatto abolire gli Ordini”. Il presidente Marcello si è anche interrogato in merito all’eventuale risparmio dei costi per le imprese, giungendo alla ben nota conclusione che tali presunti rientri potrebbero essere un vero e proprio miraggio poiché è possibile che siano soppiantati da ulteriori e necessarie uscite. “Inoltre – conclude Raffaele Marcello - non è certa la diminuzione del costo delle imprese obbligate alla nomina del collegio sindacale, infatti al sindaco unico spetterà probabilmente un incremento del compenso in quanto avrà una maggiore responsabilità e dovrà effettuare da solo la stessa attività che ora svolge collegialmente”. In definitiva, su questi punti è ben noto che l’Unagraco non si trova sola sul fronte del no, anzi si è al cospetto di una posizione largamente condivisa dalla maggior parte delle associazioni di categoria che denunciano le medesime criticità portate a galla dal presidente dell’Unione nazionale commercialisti ed esperti contabili.