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L’approvazione - Il 18 novembre scorso il Consiglio dei ministri ha dato il proprio nulla osta a un decreto legge di completamento della disciplina di accesso ai finanziamenti per il pagamento di tributi e contributi sospesi in occasione del sisma che ha colpito Emilia, Veneto e Lombardia tra maggio e giugno del corrente anno. In virtù di un siffatto provvedimento l’accesso ai finanziamenti per il pagamento di tasse e contributi sarà esteso anche ai professionisti danneggiati dai suddetti eventi tellurici.
Provvedimento, integrazioni e proroghe – La norma originaria, vale a dire il D.L. n. 174 del 2012 cosiddetto decreto “Enti Locali”, aveva preliminarmente stabilito misure volte all’accesso ai finanziamenti agevolati per riprendere il versamento di contributi e imposte sospeso a causa del terremoto. In prima battuta i professionisti erano stati esclusi dai soggetti beneficiari e ciò aveva suscitato non poco scontento tra le diverse categorie, sentimento espresso soprattutto dai consulenti del lavoro emiliani. Tuttavia, in occasione delle discussioni preliminari alla conversione in legge del provvedimento d’urgenza, la Camera ha deciso di aggiungervi degli emendamenti a mo’ di integrazione delle disposizioni ivi contenute. Purtroppo però v’è anche il rischio che nessuno dei beneficiari possa effettivamente accedere alle agevolazioni, in quanto il limite per la conversione in legge è posto al 9 dicembre prossimo. Pertanto, all’inclusione dei professionisti tra i soggetti aventi diritto, l’approvazione di lunedì ha altresì introdotto la possibilità di un’estensione dei termini, peraltro avvalorata proprio da un comunicato governativo secondo il quale risulta opportuno “anticipare l’effettività delle disposizioni emerse dal dibattito parlamentare”.
Le precedenti polemiche – Le polemiche innescate dall’originaria esclusione dei professionisti erano legate all’interpretazione del concetto di “datore di lavoro”. Secondo quanto previsto dalla precedente stesura del decreto, solo i datori di lavoro, quindi gli imprenditori, potevano godere delle agevolazioni. Si trattava quindi di una preoccupante discriminazione, soprattutto perché, come le imprese, anche gli studi professionali avevano subito gravi danni e i titolari erano comunque tenuti a fronteggiare i medesimi oneri contributivi e tributari degli imprenditori. L’ampliamento richiesto dai professionisti, in primis dai consulenti del lavoro, intendeva includere nella categoria dei datori di lavoro anche i titolari di studi professionali.