29 giugno 2016

STUDI CNDCEC: L’INTERNAZIONALIZZAZIONE E LA LEGISLAZIONE APPLICABILE AI LAVORATORI

Autore: E.A.

È stato pubblicato, a cura del “Gruppo Rapporti di Lavoro Autonomo, Arbitrato e Certificazione dei Contratti di Lavoro – Area Commercialista del Lavoro” del CNDCEC, rientrante nell’area di Delega del Consigliere Nazionale Vito Jacono e Presieduto da Lorenzo Pace, il documento: “L’internazionalizzazione e la legislazione applicabile ai lavoratori” (Memorandum n.8/2016).
Lo studio si presenta come uno strumento d’ausilio destinato specialmente al commercialista del lavoro, che, chiamato in veste di consulente nella gestione delle vicende normative e fiscali inerenti i rapporti di lavoro svolgentisi all’Estero, deve districarsi in un insieme di regole e vincoli particolarmente complesso.
Adeguate conoscenze della materia risultano pertanto imprescindibili in un contesto economico e sociale dove, pilotati dalla globalizzazione, i mercati tendono sempre più a valicare il territorio nazionale, coinvolgendo la circolazione non solo di merci e servizi ma anche di lavoro, con ogni nesso di natura giuridica, fiscale, assicurativa e previdenziale che ne consegue.
Ulteriore esigenza è poi quella di tendere all’uniformità della disciplina dei rapporti di lavoro, tanto in ambito comunitario che oltre, rinvenendo modalità di trattamento che impediscano quanto più possibile i fenomeni di abuso del diritto dei lavoratori.

Si parte, quindi, da un inquadramento dei rapporti di lavoro nella dimensione transnazionale, ove vengono distinte tre macroaree geografiche (I 28 paesi dell’Unione Europea e aderenti all’accordo SEE – Spazio Economico Europeo; i Paesi extra UE con i quali esiste una convenzione; ed i Paesi extra UE privi di convenzione), per evidenziare come la normativa applicabile vari a seconda che rilevi soltanto il luogo di esecuzione del rapporto di lavoro (principio della territorialità, valido per gli Stati UE) o piuttosto le eventuali relazioni (e dunque le Convenzioni) che disciplinano i rapporti tra i diversi Stati (non comunitari). Lo studio passa quindi ad esaminare la specifica normativa, soffermandosi, in particolare, sulle direttive comunitarie relative all’ istituto del distacco transnazionale nell’ambito di una prestazione dei servizi: la Direttiva n. 96/71/CE (recepita dalla normativa italiana con il D.Lgs. n. 72 del 25 febbraio 2000), che individua le diverse ipotesi di mobilità temporanea di lavoratori alle quali è applicabile la disciplina del distacco comunitario, stabilendo altresì criteri di salvaguardia da applicare per tutelare i diritti dei lavoratori distaccati (in particolare l’art. 3, comma 1, D.Lgs. n. 72/2000 sancisce che nei confronti dei lavoratori “inviati” nel nostro Paese da un’azienda situata in un diverso Stato membro trovino applicazione, durante il periodo del distacco, “le medesime condizioni di lavoro” previste da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, nonché dai contratti collettivi nazionali di lavoro, per i lavoratori italiani che effettuino prestazioni lavorative subordinate analoghe); nonché la successiva Direttiva 2014/67/UE, che – prefiggendosi l’obiettivo di “garantire il rispetto di un appropriato livello di protezione dei lavoratori distaccati per una prestazione transfrontaliera di servizi” e “di facilitare l’esercizio della libertà di prestazione di servizi per creare condizioni di concorrenza leale tra i prestatori di servizi, sostenendo in tal modo il funzionamento del mercato interno” – contribuisce ad impedire quelle ricorrenti strategie elusive consistenti nel ricorso alla creazione di società di comodo (cui cioè non corrispondono attività economiche reali nel paese d’origine) che utilizzano “distacchi” fittizi per aggirare i vincoli delle leggi nazionali in materia di sicurezza sociale e condizioni di lavoro.
Il documento prosegue poi con una esposizione relativa alla disciplina della libera circolazione e del soggiorno dei cittadini comunitari per affrontare poi gli aspetti fiscali inerenti i redditi prodotti all’estero e gli aspetti previdenziali nella mobilità transnazionale.

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