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Depositata il 1° febbraio, l’ordinanza del tribunale civile di Cosenza, con cui vengono avanzate questioni di illegittimità costituzionale in merito all’abolizione delle tariffe professionali, attuata dal decreto “Cresci Italia”, il dl n. 1 del 2012 sulla liberalizzazione.
Tribunale cosentino - Il tribunale calabrese è il primo che solleva la questione di fronte alla Consulta, accontentando in un certo senso i malumori espressi dalle categorie di rappresentanza dei professionisti, preoccupate dal fatto che la scomparsa del tariffario minimo e massimo, pregiudicherebbe la professionalità delle prestazioni stesse.
Decreto cresci Italia - L’articolo 9 del dl n. 1 del 2012, che compone quella che è stata definita la fase due del Governo Monti, prevede ai commi 1 e 2 che le tariffe non saranno prese in considerazione nemmeno in sede di liquidazione giudiziale del compenso, ma sarà un decreto del Ministero vigilante a definire i parametri da seguire. Ma nell’attesa di questo decreto come si deve procedere?
Ricorso Consulta - Il ricorso alla Corte costituzionale è qualificato come un “estremo ricorso all’equità giudiziale”, che ha come effetti la sospensione della decisione sulla determinazione delle spese processuali, rimettendo la questione alla Consulta.
Ragionevolezza - Le norme del decreto cresci Italia sono considerate in contrasto con il canone costituzionale della ragionevolezza, poiché non prevedono alcuna disciplina transitoria fra l’abolizione delle tariffe e l’entrata in vigore dei parametri di competenza del Ministero. Entrata in vigore che non si sa quando arriverà.
Rinvio - Si attende allora la decisione della Corte che darà una definizione concreta ai termini della questione. Nell’attesa sono sospese le decisioni sulle spese.