14 marzo 2013

Telematizzazione sì, ma a quale costo?

Focus dell’Anc sul nuovo canale telematico Inps
Autore: Redazione Fiscal Focus

Novità telematiche - Servirà davvero tutta questa telematizzazione? Probabilmente servirebbe e rappresenterebbe davvero una svolta per l’apparato burocratico italiano se il contesto sociale fosse pronto ad accoglierla, ma non è così e lo sottolinea anche l’Anc in riferimento al nuovo canale telematico per la trasmissione del Cud, soprattutto per quel che concerne le novità relative ai pensionati.

Il nuovo canale - L’Inps ha infatti precisato che i pensionati e i lavoratori dipendenti riceveranno i rispettivi Cud non più per posta, bensì tramite il canale telematico. Pertanto i cittadini dovranno limitarsi a seguire la procedura guidata sul portale online dell’istituto di previdenza e munirsi di apposito PIN. Niente di più semplice, quindi! Si consideri, inoltre, che “sono stati previsti canali alternativi per ricevere la certificazione: l’utilizzo della casella di posta certificata, sportelli e postazioni self service presso gli uffici territoriali, il ricorso ai centri di assistenza fiscale, gli uffici postali dietro il corrispettivo di euro 2,70 + iva, lo sportello mobile riservato alle categorie più disagiate. Solamente in caso di dichiarata impossibilità di accesso alla certificazione mediante uno dei canali previsti, il cittadino potrà richiedere l’invio della stessa, nel formato cartaceo, presso il proprio domicilio”, spiega l’Anc.

I contributi di esercenti e artigiani – Analogo sistema improntato all’insegna della sburocratizzazione è quello inerente il pagamento dei contributi per l’anno 2013 per le imprese artigiane e commerciali. Tali soggetti, secondo quanto espresso con la circolare n. 24 dello scorso 8 febbraio, per avere le suddette informazioni dovranno utilizzare il canale telematico del cassetto previdenziale.

Il focus Anc – La posizione dell’Anc è bel lungi dal voler screditare gli intenti di sburocratizzazione e contenimento dei costi portati avanti dall’Inps, tuttavia non può non tener conto del contesto sociale nel quale questi provvedimenti devono prender forma. Come dimostrano le statistiche, la verità è che ancora l’Italia non è pronta ad abbandonare la via tradizionale sostituendola con quella telematica. “Il contenimento dei costi e la maggiore efficienza devono rappresentare benefici da conseguire a vantaggio della collettività e non certamente nell’esclusivo interesse dell’apparato amministrativo e delle sue esigenze di gestione – spiega la sigla di categoria - Non è secondario evidenziare che le difficoltà create ai cittadini, come avviene oggi per pensionati nonché imprese artigiane e commerciali, si traducono, di fatto, in nuove incombenze che ricadono sui professionisti, senza comunque che queste producano costi aggiuntivi per i contribuenti assistiti. Non è pensabile che il processo di cambiamento possa avvenire a spese dei cittadini e senza fare i conti con la reale condizione del Paese rispetto alle nuove tecnologie”. Solo lo scorso anno l’Istat sottolineava come appena il 59,3% delle famiglie italiane avesse un pc e il 43,3% era sprovvisto di una connessione internet. Sarà cambiato di molto il contesto sociale del nostro Paese? L’Anc è scettica su questo punto. “Probabilmente - conclude - l’Inps non ha considerato tutto questo quando ha deciso di puntare sul canale telematico per la gestione dei suoi servizi, avrebbe però dovuto farlo e ciò avrebbe comportato il doversi rapportare con il paese reale, per poter gestire correttamente i passi di un processo di ammodernamento che non può essere improvvisato”.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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