Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
Le proteste e la riforma - La nuova geografia tributaria non la vogliono né gli avvocati né tantomeno i dipendenti, anche se questi verrebbero poi accorpati alle altre sedi senza la perdita di alcun posto di lavoro. Pertanto nelle varie sedi ‘soppresse’ della Penisola sono in atto o si verificheranno delle situazioni di protesta che vedranno in prima fila i professionisti, accompagnati da uno stuolo di funzionari, non senza l’appoggio trasversale dei parlamentari che stanno lavorando affinché il Guardasigilli cambi idea sull’accorpamento delle piccole sedi. La riforma infatti andrà in vigore al termine della stagione estiva e i parlamentari si stanno attivando con confronti e incontri, al fine di impedire che ciò accada. A tal proposito, proprio in questi ultimi giorni, il ministro Anna Maria Cancellieri ha incontrato i capigruppo delle commissioni Giustizia di Camera e Senato, dando però loro conferma della propria intenzione di proseguire per la strada precedentemente tracciata e che prevede l’operatività dei tagli entro il 13 settembre prossimo.
L’idea dei parlamentari – I parlamentari, pur non essendo contrari a questa politica del ‘taglio’, ritengono opportuna una rivisitazione della riforma. L’intenzione è quella di far approvare dal ministro Cancellieri un via alternativa che, al posto di sopprimere i piccoli tribunali, li trasformi in sedi distaccate di quelli più grandi ai quali altrimenti verrebbero accorpati. Una formula indolore che, pur non venendo meno ai dettami di spending review, andrebbe comunque incontro alle richieste e alle esigenze degli avvocati e dei dipendenti. Si tratterebbe di un percorso alternativo che ha trovato l’accordo di quasi tutte le anime del Parlamento, mettendo insieme fasce generalmente opposte. Nonostante ciò, il Guardasigilli non sembrerebbe intenzionato ad accettale un simile compromesso, tutt’al più si potrebbe prospettare l’ipotesi di un rinvio.
Forse una proroga – È probabile quindi che il ministro possa intervenire con una proroga di un anno. Questa è una possibilità che hanno palesato i capigruppo dopo essersi confrontati col ministro Cancellieri. Il punto è che rimandando l’attuazione della riforma, si conterrebbero i costi, in quanto al momento l’accorpamento risulterebbe estremamente dispendioso per il Paese. Ciò a parere dei parlamentari che si incontreranno nuovamente col Guardasigilli la prossima settimana.