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Roma. 15 marzo 2016 – L’universo dei beni confiscati e sequestrati alle organizzazioni criminali comprende non soltanto consistenze mobiliari ed immobiliari ma anche strutture imprenditoriali ed aziende che, a loro volta, contemplano le sorti delle risorse umane impiegate.
I dati ufficiali disponibili per tali ambiti si presentano però incompleti o asincroni e, dunque, per avere un quadro più ordinato ed esaustivo delle effettive realtà aziendali ed ancorpiù lavorative coinvolte nelle dinamiche dei provvedimenti restrittivi contro le organizzazioni criminali, la Fondazione Nazionale Commercialisti ha condotto uno studio finalizzato, anzitutto, ad illustrare gli aspetti giuslavoristici che - combinati alla normativa antimafia - interessano i lavoratori impiegati nelle aziende ancora attive sottoposte ai suddetti provvedimenti (in particolare quando, con la confisca definitiva, l’azienda passa al patrimonio dello Stato); ed una contestuale indagine estimatoria che – associando ai dati del sistema informativo del Ministero della Giustizia (riferiti alle misure di prevenzione) quelli estrapolati dal database dell’ANBSC (riferiti ai sequestri penali e, tra questi, alle confische effettuate in via definitiva) - è in grado di offrire una proiezione anche delle realtà sequestrate e confiscate in via non definitiva e dunque della entità numerica totale sia delle aziende che dei lavoratori coinvolti nelle dette procedure.
Ne è risultato che, al 31 dicembre 2015, il numero delle aziende sequestrate e confiscate risulta pari a 23.049 unità, di cui 795 attive con dipendenti. Le risorse umane stimate ammontano a 8.349.
“I dati del presente studio” – dichiara il Presidente della Fondazione Nazionale Commercialisti, Giorgio SGANGA – “fanno emergere una situazione preoccupante: soltanto un esiguo numero di aziende confiscate è in grado di rimanere sul mercato e quindi di mantenere l'occupazione. Ciò richiede un impegno serio di tutti, del Legislatore e degli attori del procedimento (Polizia Giudiziaria, Magistratura, Amministratori Giudiziari, ANBSC, Associazionismo, etc) per una più efficace ed efficiente gestione delle aziende sequestrate e confiscate.
Per la Fondazione Nazionale dei Commercialisti, la tematica dell'aggressione ai patrimoni illeciti è di prioritaria importanza nell'attività di ricerca. Abbiamo la consapevolezza che la diffusione della “cultura della legalità” sia il primo strumento per combattere il crimine organizzato, che oramai ha assunto una dimensione transnazionale.
Da qui la ferma volontà di divulgare, tramite i canali istituzionali, i contributi scientifici elaborati dai nostri Ricercatori supportando gli operatori del settore nello svolgimento della delicata attività di contrasto al crimine organizzato.”