27 aprile 2026
ZES UNICA
27 aprile 2026

ZES, dai commercialisti una guida operativa per investimenti, crediti e certificazioni

CNDCEC e FNC aggiornano la guida ZES 2026: focus su credito d’imposta, adempimenti e controlli

Autore: Redazione Fiscal Focus

Le Zone Economiche Speciali tornano al centro della programmazione degli investimenti con una disciplina 2026 più ampia, più strutturata e destinata a incidere sulle scelte delle imprese che operano nelle aree agevolate. Il Consiglio nazionale dei commercialisti e la Fondazione nazionale di ricerca della categoria hanno pubblicato il documento “Le Zone Economiche Speciali. Quadro di sintesi degli adempimenti per investimenti 2026 e delle opportunità future”, pensato come strumento operativo per professionisti, imprese e revisori. 

Come evidenziato anche nel comunicato stampa dal CNDCEC del 24 aprile 2026, il nuovo lavoro aggiorna le pubblicazioni del 2024 e raccoglie in un unico testo sia il quadro degli adempimenti legati agli investimenti sia le indicazioni utili per l’attività di certificazione delle spese. L’obiettivo è fornire una guida allineata alle nuove regole su massimali, categorie di investimento, tracciabilità e attestazione. 

ZES 2026, perimetro più ampio e nuova scansione temporale 

La disciplina 2026 conferma l’impianto del credito d’imposta per gli investimenti nella ZES Unica, ma introduce modifiche rilevanti rispetto al 2025. Tra le principali novità vi sono l’estensione dell’orizzonte dell’agevolazione agli anni 2026, 2027 e 2028, l’inclusione delle zone assistite di Marche e Umbria e una dotazione finanziaria pari a 2,3 miliardi di euro per il 2026, 1 miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028. 

Per gli investimenti 2026, la finestra agevolabile copre l’intero anno solare, dal 1° gennaio al 31 dicembre. Resta confermata la doppia comunicazione all’Agenzia delle Entrate: quella “prenotativa”, da trasmettere dal 31 marzo al 30 maggio 2026, e quella integrativa, da inviare dal 3 al 17 gennaio 2027, a pena di decadenza dal beneficio. 

Il credito, inoltre, continua a essere legato al meccanismo di riparto delle risorse disponibili. La percentuale effettivamente fruibile sarà determinata dell’Agenzia delle Entrate in base al rapporto tra il limite di spesa e l’ammontare complessivo dei crediti richiesti. 

Investimenti ammissibili, limiti e intensità del credito 

Il documento chiarisce che l’agevolazione riguarda gli investimenti inseriti in un progetto di investimento iniziale, secondo le definizioni europee richiamate dalla disciplina sugli aiuti di Stato. Sono agevolabili, in particolare, l’acquisto anche tramite leasing di nuovi macchinari, impianti e attrezzature destinati a strutture produttive esistenti o da impiantare nella ZES. 

Rientrano tra le spese simili anche l’acquisto di terreni e l’acquisizione, realizzazione e ampliamento di immobili strumentali, purché effettivamente utilizzati nell’attività produttiva. La componente immobiliare, tuttavia, non può superare il 50% del valore complessivo dell’investimento agevolato. Restano esclusi i progetti con costo inferiore a 200.000 euro, mentre il tetto massimo per ciascun progetto è pari a 100 milioni di euro. 

Quanto all’intensità del credito, le percentuali variano in base alla dimensione dell’impresa e alla localizzazione dell’investimento. Per le grandi imprese, il beneficio può arrivare al 40% in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, al 30% in Basilicata, Molise, Sardegna e al 15% nelle aree agevolate di Abruzzo, Marche e Umbria. Per piccole e medie imprese sono previsti incrementi, entro i limiti stabiliti dalla Carta degli aiuti a finalità regionale. 

Certificazione, tracciabilità e ruolo centrale dei professionisti

Uno degli aspetti più rilevanti della guida riguarda la certificazione delle spese sostenute. Il CNDCEC sottolinea che la corretta attestazione resta un requisito essenziale per accedere alle agevolazioni, poiché consente di verificare che gli investimenti siano effettivi, ammissibili e conformi alla normativa vigente. 

Il documento insiste anche sulla necessità di predisporre un fascicolo documentale completo, comprensivo di preventivi, contratti, fatture, documentazione bancaria, eventuali contratti di appalto e documentazione tecnica relativa ai beni. Questo approccio permette di ridurre il rischio di errori formali e sostanziali e di affrontare in modo più ordinato eventuali controlli dell’Amministrazione finanziaria. 

L’aggiornamento pubblicato da Consiglio e Fondazione nazionali dei commercialisti assume quindi una funzione non solo ricognitiva, ma pienamente operativa. La ZES 2026 richiede infatti una gestione integrata di requisiti soggettivi, localizzazione dell’investimento, corretta classificazione ATECO, rispetto dei limiti europei, contabilizzazione del credito e tracciabilità delle spese. In questo quadro, il professionista diventa una figura decisiva per accompagnare l’impresa della pianificazione dell’investimento fino alla comunicazione integrativa e alla certificazione finale. 

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