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Editoriali

31 dicembre 2020

E, allora, coraggio: 5….4….3….2…1…

Autore: Direttore Antonio Gigliotti
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E’ un giorno d’attesa, un 31 dicembre di cui, in ogni angolo della terra, ciascuno davvero conta le ultime ore.

In ogni casa, davanti ad una finestra aperta sul sole o sulla pioggia, questo mattino sarà stato accolto come un giorno di speranza, un finale d’anno che segni realmente la fine d’un tempo ingrato, il tirante d’un sacco dentro cui poter finalmente richiudere giorni di paura, rabbia e dolore.

E’ un giorno di bilanci, ma non di quelli generali, fatti di numeri, grafici e percentuali che, in questi mesi, hanno quotidianamente abbigliato, come un abito double face, il lato umano e quello economico della pandemia; si tratta invece di una diversa pesa, di una misura più intima e personale con cui ciascuno, individualmente, rende conto a se stesso di ciò che ha avuto, di ciò che avrebbe voluto, di ciò che ha perso.

Ci ha tolto tanto questo 2020: ha imposto all’umanità intera la logica matematica del sottrarre senza mai consentire l’inversa operazione dell’aggiungere. Ha privato le città di vita, di suoni e di colori esaltandone, si, la bellezza ma in una cornice di assoluta solitudine. Ha tramutato i contatti fisici in contatti elettronici, affidati a connessioni, pixel e microfoni attraverso cui sono giunti volti e voci, ma mai il tocco d’una carezza né il calore d’un abbraccio. Ha chiuso un pesante sipario sul palco dei teatri, spento gli schermi dei cinema, svuotato treni ed aeroporti, trasformandoli in luoghi deserti e spettrali ai cui botteghini sono rimasti in vendita solo biglietti per destinazioni chiamate ricordi, desiderio, nostalgia. Ha imposto una nuova grammatica, dominata da verbi coniugati al futuro e forse, prima ancora, al condizionale…

Eppure qualcosa, quest’anno, ci ha anche donato, impegnandoci a resistere, insegnandoci a convivere con i limiti, fortificandoci. In un’Italia divenuta più che mai “metà giardino e metà galera” abbiamo imparato ad apprezzare la fatica ed il lavoro, anche quando non rispondente alle nostre aspettative, perché divenuto quasi un privilegio; abbiamo sviluppato l’empatia, provando sentimenti di solidarietà e di vicinanza che prima c’erano alquanto estranei; abbiamo riconsiderato il valore di ciò che avevamo, comprendendo il vantaggio di sapersi accontentare rispetto all’insoddisfazione di voler ad ogni costo ottenere. Su tutto, abbiamo imparato che le divisioni danneggiano e devastano e che solo la solidarietà e la comunione d’intenti porta a risultati validi e a rivincite insperate.

E’ quanto è bastato a ridarci fiducia, a fornirci il carburante necessario a continuare un cammino ancora in salita ma di cui ora, finalmente, si intravede la fine. Patendo insieme la stessa paura e la stessa sofferenza ci siamo riconosciuti gli uni con gli altri, riscoprendoci simili, membri della stessa genia e di un’unica umanità, senza colori, senza bandiere, senza etichette.

Ora è tempo di ripartire, di sostituire al rosso che ci ha tenuti distanti il ventaglio di colori di una vita condivisa, facendo tesoro di quanto abbiamo imparato e riempiendoci gli occhi ed il cuore della bellezza dei luoghi riscoperti: quelli del nostro meraviglioso Paese e, prima ancora, quelli della nostra anima.

E, allora, coraggio: 5….4….3….2…1…
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