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Editoriali

18 settembre 2021

Il Fisco fai da te non è la soluzione

Autore: Paolo Iaccarino
editoriale morina
Tutt’altro che semplificazione, l’attuazione dell’articolo 4 del Decreto Legislativo n. 127 del 2015 in materia di predisposizione delle bozze precompilate dei registri Iva, delle liquidazioni periodiche e della dichiarazione annuale ai fini dell’imposta sul valore aggiunto si presenta ai contribuenti ed ai loro professionisti quale l’ennesima provocazione. Le bozze dei documenti Iva, alimentate dall’ingente flusso di informazioni desumibili dal sistema di gestione telematica di fatture e corrispettivi, imporranno ulteriori attività di verifica e controllo.

Secondo le indicazioni del Provvedimento dell’8 luglio 2021, avente ad oggetto le modalità di attuazione della disposizione in commento, il contribuente è chiamato, direttamente o tramite un intermediario abilitato, a convalidare ovvero integrare le informazioni ricomprese nelle bozze elaborate. In particolare, qualora il documento messo a disposizione risulti non corrispondente alle esigenze contabili del contribuente, quest’ultimo sarà chiamato a fornire nel dettaglio tutti gli elementi richiesti dagli articoli 23 e 25 del DPR n. 633 del 1972. Solo in caso di convalida o di integrazione, l’Agenzia delle Entrate elaborerà la comunicazione periodica della liquidazione IVA e predisporrà la bozza del modello F24 per il pagamento delle somme risultanti dalla predetta liquidazione. Se la convalida e l’integrazione interesseranno l’intero periodo di imposta, anche la relativa dichiarazione annuale Iva verrà messa a disposizione al termine dell’esercizio.

Analisi, verifica, controllo. Tre parole che descrivono in maniera soddisfacente un sistema che graverà inevitabilmente sugli intermediari. L’intero sistema di predizione precompilata dei registri e della dichiarazione Iva si fonda, infatti, su un compromesso insostenibile per gli operatori del settore. Affinché si ottengano i risultati connessi alla corretta e costante applicazione del sistema precompilato, ovvero l’esonero dalla tenuta dei registri Iva di cui agli articoli 23 e 25 del DPR n. 633 del 1972 e la predisposizione automatica delle dichiarazioni periodiche e di quella annuale, il professionista è chiamato costantemente ad analizzare, per poi verificare e, eventualmente, correggere, l’operato dell’Amministrazione Finanziaria. Soprattutto in presenza di un alto numero di operazioni ciò determinerà la necessità di avere uno strumento di confronto. In questo, allora, lo stesso professionista, pur volendo godere di quando tanto generosamente l’Amministrazione Finanziaria stia offrendo, dovrà comunque redigere i registri iva per verificare eventuali scostamenti.

Ma c’è di più. Nell’ideazione del sistema di predisposizione dei dati, il Legislatore ha completamente ignorato come gli obblighi contabili del contribuente non si fermino alle soglie dell’Imposta sul valore aggiunto, ma vadano ben oltre. Se da un lato il sistema in commento, solo qualora correttamente utilizzato, esonererà i contribuenti dalla tenuta dei registri Iva, dall’altro restano fermi tutti gli adempimenti connessi e conseguenti agli obblighi di tenuta contabile di cui al DPR n. 600 del 1973.

Ancora una volta non siamo di fronte ad una semplificazione. Nel mondo degli adempimenti tributari, per essere tale, questa dovrebbe determinare economie di tempo per coloro i quali siano chiamati all’adempimento. Al contrario, i registri e la dichiarazione Iva precompilata, non facendo risparmiare nemmeno un minuto rispetto al tempo normalmente necessario per predisporre le ordinarie procedure di tenuta contabile comunque necessarie ai fini dell’imposta sui redditi, aggrava il lavoro del professionista contabile.

Questa, come se non fossero state sufficienti le precedenti disavventure in tema di semplificazione, è l’adeguata rappresentazione di quanto sia errato il focus del Legislatore, mal consigliato dall’Amministrazione Finanziaria. Affinché il sistema tributario possa davvero redimersi, e presentarsi sotto nuove vesti ai contribuenti, l’obiettivo non dovrebbe essere quello di osteggiare gli operatori del settore tributario, nel tentativo di annientarli con adempimenti, sempre nuovi e mutevoli.

Gli intermediari, a differenza di quanto si voglia far credere, sono parte stessa ed essenziale dell’infrastruttura fiscale. Per questo motivo essi devono essere coinvolti rispetto ai tentativi di semplificazione fiscale. Non sarà con il fisco fai da te a risolvere i nostri problemi.
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