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Editoriali

1 aprile 2021

La pandemia, colpo al cuore per il reddito delle famiglie dei lavoratori autonomi

Autore: Direttore Antonio Gigliotti
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Secondo la relazione pubblicata sul sito della Banca d’Italia "Principali risultati della terza edizione dell’indagine straordinaria sulle famiglie italiane nel 2020", la pandemia Covid-19 avrebbe eroso il reddito di più della metà delle famiglie degli autonomi nell’anno 2020. Un quarto delle stesse si aspetta un’ulteriore erosione del reddito nel 2021. Oltre un lavoratore autonomo su dieci ritiene che la sua probabilità di perdere il lavoro nei prossimi dodici mesi sia superiore al 50%.

Il rapporto è impietoso.

Secondo la rilevazione della Banca d’Italia, infatti, più di un terzo delle famiglie si aspetta un netto peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro nei prossimi 12 mesi. Tra gli affittuari, quasi il 40 per cento ha dichiarato di avere difficoltà nel sostenere il pagamento dell’affitto mentre oltre il 30 per cento delle famiglie indebitate sostiene di non riuscire a sostenere il pagamento delle rate del debito.

Numeri da disastro sociale a cui si aggiunge che «oltre la metà della popolazione vive in famiglie che dichiarano di non disporre di risorse finanziarie sufficienti a mantenere uno standard minimo di vita per almeno tre mesi in assenza di entrate, in linea con quanto rilevato in primavera; più di un quinto degli individui si trova in questa condizione e ha contemporaneamente subito un calo del reddito familiare nel 2020».

Nel frattempo, per i lavoratori autonomi il DL Sostegni rappresenta un brevissimo respiro prima di immergersi in un mare in cui li attende una lunga apnea fiscale.

Infatti, mentre non si ha ancora accortezza di quale possa essere un calendario progressivo delle riaperture, il prossimo 30 di aprile scade la tregua sulla riscossione, pronta a ripartire il giorno seguente, 1 maggio.

Non solo.

Oltre alla ripartenza delle notifiche e delle procedure cautelari, fa sapere l’Agenzia delle Entrate, dovranno essere corrisposti entro lo stesso mese (in una o più soluzioni) tutti gli importi sospesi durante il periodo emergenziale nel periodo intercorso tra l'8 marzo 2020 e il 30 aprile 2021.

Sono altresì sospesi solo fino al 30 aprile gli obblighi derivanti dai pignoramenti presso terzi effettuati, prima della data di entrata in vigore del Decreto Rilancio (19/5/2020) su stipendi, salari, altre indennità relative al rapporto di lavoro o impiego, nonché a titolo di pensioni e trattamenti assimilati.

Sempre il 30 giugno terminerà l'ultima proroga della norma che ha consentito, dall'inizio della pandemia da Covid, di congelare le rate dei finanziamenti di 1,3 milioni di aziende per 198 miliardi e di 1,4 milioni di cittadini per 95 miliardi: oltre 293 miliardi di rate sospese in totale. Una proroga che fu proprio introdotta con la legge di bilancio del 2021.

Senza alcuna proroga, 2, 7 milioni di imprese e famiglie dovrebbero trovare la liquidità necessaria per corrispondere il dovuto e che, con l’avvento della terza ondata e nuove misure restrittive, potrebbero ritrovarsi con importanti e reiterati problemi o ammanchi di liquidità che li renderebbero incapaci di ottemperare a quanto previsto nel loro fido.

Un bagno di sangue che potrebbe investire famiglie intere di autonomi, piccolo imprenditori e lavoratori se non verranno rimodulati i vincoli imposti dall’Autorità Bancaria Europea ed entrati in vigore proprio nel gennaio 2021.
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